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Il governatore della Campania Vincenzo De Luca

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Tutti tacciono. Come hanno fatto negli ultimi venti anni. Hanno sempre qualche emergenza di cui occuparsi. Spicciano pratiche. Hanno una conference call dietro l’altra (prima incontravano gente). Zitti e muti. I soldi loro vanno da un’altra parte, ma loro non se ne accorgono. Se glielo spieghi, ti guardano strano. Preferiscono il silenzio. Dopo diranno che non hanno capito. Si spartiranno le briciole – se ci sono – che i ricchi lasceranno cadere dai tavoli imbanditi con le pietanze rubate ai poveri. Che sono loro. Quelli che stanno zitti quando dovrebbero urlare e strepitano o piagnucolano quando non serve a nulla. Allora, prendiamone nel gruppo uno a caso. Ci rivolgiamo al Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e mettiamo tutto per iscritto a futura memoria. Non sappiamo con quale lanciafiamme sta facendo strage di virus contagiosi e non abbiamo alcuna difficoltà a riconoscerle che ha dimostrato polso e testa nel contrastare questo brutto mostro.

Ora, però, ci dobbiamo occupare dei morti di debiti e di fame non più di quelli da Coronavirus. Le facciamo presente che se avere chiuso un occhio con 60 e passa miliardi di spesa pubblica dovuti al Sud e regalati al Nord ogni anno negli ultimi dieci anni è stato grave, stare zitti oggi di fronte al nuovo scempio significa accettare in silenzio la sparizione del Mezzogiorno e di quel che resta della sua economia. La fervida mente dei burocrati del Tesoro ha approfittato della debolezza politica del ministro “politico” Gualtieri e ha fabbricato il più poderoso “decreto di illiquidità” concepito da un Paese occidentale alle prese con la Grande Depressione Mondiale. Se per avere 25 mila euro ti devi fermare davanti a 12 stazioni della morte e non vedi il becco di un quattrino, per i finanziamenti fino a 800 mila euro e poi fino a 5 milioni non ci sono neppure le istruzioni per chiederli. Il tasso di fragilità delle imprese meridionali è quattro volte superiore a quello delle imprese del Nord. Non hanno avuto nulla e quando arriverà qualcosina avranno già chiuso per sempre.

A fronte di tutto ciò si arriva a concepire lo scempio di una dote straordinaria di 50 miliardi alla Cassa Depositi e Prestiti – a sostegno dell’economia l’anno scorso ha mobilitato 36,4 miliardi di risorse – per prendere partecipazioni temporanee nel capitale di imprese private ovviamente in crisi ovviamente al Nord. Basta prendersi in giro. La Cassa Depositi e Prestiti tedesca (Kfw) è il braccio armato fuori bilancio della Cancelleria Merkel e ha inondato di liquidità le piccole e medie imprese del suo Paese con passaggi bancari velocissimi. Finanzia grandi infrastrutture e grandi eccellenze tecnologiche.

Noi alla nostra Cdp non chiediamo di inondare di liquidità le imprese italiane, a partire da quelle meridionali più vicine al default, ma la vogliamo azionista di Stato delle imprese decotte del Nord per la bellezza di 50 miliardi. Proprio quelli che servirebbero per l’unificazione infrastrutturale del Paese tra Nord e Sud a partire dai treni veloci.

Lo scippo della Spesa Storica che toglie al Sud e regala al Nord – è l’origine del declino italiano – lo si vuole replicare approfittando della Pandemia, nonostante il disastro della superforaggiata Lombardia. Mi raccomando Governatore De Luca – lo dico provocatoriamente a lei ma vale per tutti i suoi colleghi e per chiunque abbia un po’ di sale in zucca della classe dirigente meridionale – non disturbiamo il manovratore e occupiamoci di distanze in casa e al bar. Gli acquisti della Banca Centrale Europea consentono a lei e all’allegra brigata di distrarsi ma non così a lungo. Qui gli acquisti sono poderosi non illimitati come in America, in Giappone, in Inghilterra e, per di più, la Lagarde a differenza di Draghi non sa parlare ai mercati. Consiglierei a tutti da Roma in giù di svegliarsi e di farsi sentire. Se questo tempo in più che il governo si è preso servirà per fare meglio, allora questo tempo è benedetto. Se servirà, complice l’imperdonabile silenzio del Mezzogiorno, a partorire il solito topolino, che si preoccupa di tenere in vita (male) solo un pezzo di Paese, allora sarà la fine del mondo. Errare è umano. Perseverare nell’errore è diabolico. Produce effetti non più controllabili.

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