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Pippo Baudo

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Pippo Baudo, forse l’ultimo grande della televisione italiana, è morto. Aveva 89 anni, per oltre 60 anni è stato punto di riferimento per gli italiani. Mercoledì 20 agosto i funerali


Pippo Baudo è morto. Era probabilmente l’ultimo “Grande” con la g maiuscola della televisione italiana. Aveva 89 anni. Nella sua vita artistica ha fatto tutto nella televisione. Presentatore, mattatore del Festival di Sanremo (guidato da conduttore per 13 edizioni), scopritore di talenti (tutti ricorderanno il celeberrimo “l’ho scoperto io”), direttore artistico, autore e inventore di format di successo. Per oltre 60 anni ha rappresentato una certezza per gli italiani che lo hanno seguito in Rai e Mediaset. Un rapporto basato sulla fiducia che si accorda ad un fratello perché Pippo era un volto considerato “di casa”.

L’ultimo saluto a Pippo Baudo inizia domani 17 agosto con la camera ardente in forma privata allestita presso il Policlinico Campus Biomedico di Roma Sud. La stessa struttura dove Baudo ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita. Dal 18 agosto, la camera ardente sarà allestita ed aperta al pubblico al Teatro delle Vittorie a Roma. L’orario delle visite sarà dalle 10 del mattino fino alle 20 e poi martedì dalle 9 fino alle 12. Per volontà della famiglia, i funerali saranno, invece, celebrati in Sicilia mercoledì 20 agosto. La cerimonia funebre si terrà nel paese d’origine di Pippo Baudo, a Militello in Val di Catania, presso il Santuario Madonna della Stella a partire dalle ore 16.

Pippo Baudo si è spento serenamente in ospedale, circondato dagli affetti delle persone più care e con il conforto dei sacramenti. L’ultima apparizione pubblica risale alla festa per i 90 anni di Pierfrancesco Pingitore alcuni mesi fa. In quell’occasione era parso sorridente anche se in sedia a rotelle.

Grande la commozione manifestata a tutti i livelli dagli italiani partendo proprio dal primo degli italiani, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è detto «addolorato dalla morte di Pippo Baudo, protagonista e innovatore della televisione» e ne ha ricordato «la professionalità, la cultura, il garbo e la straordinaria capacità di interpretare i gusti e le aspettative dei telespettatori italiani». E come Mattarella anche Giorgia Meloni, presidente del consiglio dei ministri, ha riservato un pensiero al grande conduttore televisivo: «Uno dei più grandi protagonisti della storia della televisione italiana. Il suo volto e la sua voce hanno accompagnato intere generazioni, regalando emozioni, sorrisi e momenti indimenticabili. Grazie di tutto».

Pippo Baudo era un pilastro della televisione italiana anche se il padre sognava per lui un futuro da avvocato. Baudo (nato a Militello il 7 giugno 1936) non lo contraddice. Ma tra un codice e un esame pensa sempre al mondo dello spettacolo. Il debutto risale al 1959, ossia 66 anni fa, nel concorso musicale “La Conchiglia d’oro” presentato da un signore del calibro di Enzo Tortora. Baudo era al pianoforte uno strumento che sarà per lui una sorta di compagno di vita. Mantenuta la promessa al padre con la laurea in legge Pippo Baudo decide però che la sua strada non sarà all’interno delle aule giudiziarie ma, piuttosto, nei teatri e sui palcoscenici. Ha tentato la strada come pianista, cantante, imitatore e presentatore. La quarta sarà quella giusta.

La prima vera svolta di una carriera che diventerà una marcia trionfale arriva nel 1966 quando un problema tecnico rese impossibile la messa in onda di Rin tin tin e a tappare il buco arrivò Settevoci, un programma proposto proprio da Baudo ma inizialmente accantonato. Il risultato è dirompente, Settevoci diventa un appuntamento fisso e apre le porte della grande televisione a Baudo. Dopo Settevoci arriveranno i Sanremo e poi Canzonissima, Domenica In, Fantastico, Serata d’onore e milioni di telespettatori incollati alla Tv.

Ma un successo enorme non vive solo di sorrisi. Alla fine degli anni 80 arriva una prima crisi di rapporti con la Rai. O meglio con la presidenza di Enrico Manca, e Baudo passa per la prima volta a quella che allora era Fininvest oggi Mediaset. Un esperienza breve come direttore artistico delle tre reti private di Silvio Berlusconi e poi il ritorno tra le braccia di Mamma Rai un anno dopo nel 1989 che apre all’epopea degli anni ’90 quando Super Pippo balza agli onori della cronaca per aver bloccato (1992) “Cavallo Pazzo” pronto a lanciarsi dalla galleria dell’Ariston.

Ma l’ultima decade del secolo ha un sapore dolce amaro per Baudo che vive la sua seconda crisi con la Rai della presidente Letizia Moratti e affronta anche un problema per una inchiesta sulle telepromozioni che si chiude con un patteggiamento di una condanna a 1 anno e 9 mesi e 200 milioni di risarcimenti.

Nuova esperienza a Mediaset che però non dà soddisfazioni a Pippo Baudo con alcuni programmi che non hanno proprio lasciato il segno, e ritorno a Rai Tre con Giorno dopo giorno, un programma storico che restituisce visibilità al presentatore siciliano che conquista anche la prima serata, sullo stesso tema, con Novecento.
Il nuovo secolo regala a Pippo Baudo ancora il palco dell’Ariston e la riscoperta di Domenica In guidata per l’ultima volta quando aveva già la veneranda età di 80 anni a dimostrazione che la sua forza propositiva non si era esaurita con l’avanzare dell’età.

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