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Austacio Busto, il vicesindaco di Acquaviva delle Fonti scomparso a 56anni a causa di una malattia.

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Libero. Onesto Colto. Competente e coerente. È raccontato così da tanti e dai chi ha lavorato al suo fianco Austacio Busto, il vicesindaco di Acquaviva delle Fonti scomparso a 56anni a causa di una malattia. Archeologo, fautore della nascita del nuovo museo della cittadina, fu lui, nel 2017, a far scoppiare la cosiddetta «tangentopoli della Murgia», che portò a dodici arresti, tra cui quello dell’allora sindaco di Altamura Giacinto Forte (per un altro troncone distinto delle indagini). Austacio fu raggiunto da un tentativo di corruzione al quale reagì immediatamente denunciando il reato ai carabinieri, per i quali accettò di fare da esca, stando al gioco dei suoi corruttori.

Era già vicesindaco, due imprenditori gli offrirono una mazzetta da 5 mila euro a per truccare l’appalto per i lavori di ristrutturazione del teatro comunale. Altre due offerte da un altro imprenditore, una da 2 e l’altra da 15 mila euro. Lui denunciò tutto. Ricevette anche delle minacce, con un testo in greco antico che facevano riferimento al figlio dopo due sue denunce nel 2015.

Fece saltare un sistema di corruzione che non sopportava, come non sopportava le dinamiche di spartizione di ruoli e poltrone dei partiti. Vicino al Pc da giovane, poi Ds e Pd, aveva interessi per lettura, la storia e la musica, dal 2013 col sindaco Davide Carlucci assessore ai Lavori pubblici.

“Eri tu l’Acquaviva Bellissima. E te lo giuro, il tuo sogno non morirà mai. Ciao Austacio, ci hai insegnato a essere liberi e onesti” ha scritto il primo cittadino sui suoi canali social, affranto, per ricordarlo nel migliore dei modi.

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