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L’assemblea di lavoratori e sindacati dopo l’incontro con l’azienda

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Nessun passo avanti nella vertenza della Brsi (Business Remote Solutions Italia) di Bitritto. I 92 lavoratori della sede barese dell’azienda del settore informatico e tecnologico rischiano di rinfoltire le fila dei disoccupati almeno che non accettino il trasferimento in Sicilia, a Misterbianco, in provincia di Catania, il prossimo 13 dicembre. Ieri l’incontro via web tra i rappresentanti sindacali e i dirigenti dell’azienda che non hanno voluto aprire ad alcuna alternativa allo spostamento.

Una decisione che dipenderebbe dalla fusione con la società Rsh (Remote Service Holding) e dalla razionalizzazione del lavoro, che non convince i rappresentanti di Fiom Cgil e Uilm. I sindacati ricordano come già i lavoratori abbiano dovuto ridurre i propri salari con gli accordi dei mesi scorsi e la cassa integrazione ordinaria e come le proposte sulla continuazione delle mansioni da svolgere a casa non sia stata presa in considerazione, nonostante si lavori da più di un anno con queste modalità. Non solo. Gli stessi sindacati sottolineano come l’azienda abbia già degli arretrati nel pagamento dei fitti della sede di Bitritto e nel frattempo decida lo spostamento delle attività in un’altra struttura.

«Il 29 novembre – spiega Riccardo Falcetta, segretario Uilm – avremo un altro incontro con i rappresentanti dell’azienda per chiedere il ritiro della procedura di trasferimento, voluto poi in una sede dove lavorano già 40 persone e ci sono tre commesse, a differenza di qui dove se ne contano diverse e importanti. Il sospetto che questa sia solo una manovra per licenziare ce lo dà anche il fatto che col trasferimento l’azienda non avrà più accesso alla cassa integrazione. La multinazionale e colosso dell’informatica Dxc technology ha deciso – sottolinea Falcetta – di far gestire il ridimensionamento del personale da aziende fittizie per portarlo a zero. Non si spiegano altrimenti i soli 10 mila euro di capitale della nuova azienda e i 13 milioni di euro di contratto di servizio». Le cessioni, ricordano i sindacati, in questi anni sono state diverse: Eds, HP, Dxc technology, Es srl e Solutions 30 srl.

Quest’ultima ha creato l’azienda ad hoc Brsi, con capitale sociale di soli 10 mila euro e un’operazione, secondo i rappresentanti dei lavoratori, costata oltre 13 milioni di euro alla cedente. Un’operazione che lascia incertezze e sa di poca trasparenza.
«L’azienda – aggiunge Falcetta – è venuta anche meno ai patti siglati in estate con la Regione, che nel frattempo si è attivata. Il 10 dicembre ci sarà l’incontro con la task force per il lavoro e vedremo quali soluzioni trovare».

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