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Fondi distratti da Pugliapromozione: scatta un sequestro da 800mila euro. Nove indagati, tra cui ex dirigenti e funzionari.
Un sistema rodato, durato sei anni, che avrebbe trasformato conti pubblici in bancomat privati. È quanto emerge dall’inchiesta che questa mattina (18 novembre) ha portato la Guardia di Finanza di Bari a eseguire sequestri per oltre 800mila euro nelle province di Bari, Cremona, Taranto e Cagliari. Nel mirino, denaro, beni mobili e immobili riconducibili ai nove indagati, tra cui ex dirigenti e funzionari dell’Agenzia Regionale del Turismo della Puglia, Pugliapromozione.
L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Bari, ha interessato le province di Bari, Cremona, Taranto e Cagliari. Sigilli sono stati apposti a denaro, beni mobili e immobili, come disposto dal gip del Tribunale di Bari. Le persone coinvolte sono indagate, a vario titolo e in concorso, per peculato, riciclaggio e autoriciclaggio. L’indagine non è nuova a provvedimenti: già nel 2024 erano stati sequestrati beni per altri 400mila euro.
Sei anni di spese personali sui conti dell’Agenzia
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dal 2017 al 2022 alcuni dipendenti avrebbero utilizzato per fini privati le risorse dell’Agenzia regionale, approfittando della disponibilità materiale dei conti per ragioni d’ufficio. Al centro del meccanismo illecito ci sarebbe stato il dirigente generale ad interim dell’ente — poi deceduto — in accordo con l’allora responsabile dell’ufficio pagamenti. I fondi sarebbero stati drenati principalmente attraverso emolumenti indebiti, stipendi gonfiati e compensi “fuori busta” riconosciuti al responsabile dell’ufficio pagamenti e a un altro funzionario dell’ente. Una parte del denaro sarebbe poi finita ai familiari degli indagati principali, che – consapevoli dell’origine illecita delle somme – avrebbero contribuito a riciclarle.
Pagamenti non dovuti e vecchi conti riaperti
Secondo gli investigatori, tra il 2017 e il 2022 alcuni dipendenti dell’Agenzia avrebbero attinto indebitamente ai conti dell’ente, di cui avevano la disponibilità per ragioni d’ufficio, utilizzando oltre 800mila euro per esigenze personali. Al centro del presunto sistema ci sarebbe stato il dirigente generale ad interim dell’Agenzia — poi deceduto — che, insieme all’allora responsabile dell’ufficio pagamenti, avrebbe orchestrato l’illecito. Le risorse distratte riguarderebbero soprattutto emolumenti stipendiali gonfiati e compensi “fuori busta” destinati allo stesso responsabile dell’ufficio pagamenti e a un ulteriore funzionario dell’ente. Una parte significativa del denaro sarebbe stata trasferita anche ai familiari dei principali indagati, che avrebbero avuto piena consapevolezza dell’origine illecita delle somme, contribuendo così a un’operazione di “ripulitura”.
Una voragine nei conti pubblici
L’indagine avrebbe inoltre fatto emergere una serie di pagamenti non dovuti disposti dal conto di tesoreria dell’Azienda di Promozione Turistica della provincia di Foggia. Pagamenti confluiti in Pugliapromozione. Qui l’allora dirigente generale ricopriva dal 2009 il ruolo di liquidatore. Da quel conto sarebbero partite ulteriori erogazioni a favore di uno degli indagati e di un suo familiare, che non avrebbero avuto alcun rapporto professionale con l’ente.
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