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Un'area verde sfregiata

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Non hanno le divise, il tesserino di riconoscimento, non hanno in dotazione le armi e non hanno manco qualifica e grado. Sono queste le condizioni in cui sono costretti ad operare, per quello che ovviamente possono fare, i 54 agenti che compongono il nucleo di vigilanza ambientale della Regione Puglia. Già il numero è esiguo per un territorio vasto come quello pugliese, ma a rendere la situazione ancora più complicata è la carenza di mezzi a disposizione.

Il Nucleo è nato sei anni, nel dicembre del 2015, istituito dalla legge regionale 37: a questi uomini e donne sono affidati compiti di controllo sulla caccia, ad esempio, ma anche di vigilanza ambientale. Ma a distanza di sei anni gli agenti sono persino privi dei prontuari di intervento, in sostanza non sono messi nelle condizioni di piena operatività. E’ quanto è emerso ieri durante l’audizione in V commissione consiliare chiesta dal vicepresidente del Consiglio regionale pugliese, Cristian Casili (M5s): sono stati ascoltati la dirigente regionale della Sezione vigilanza ambientale, i rappresentanti Csa di Brindisi e Lecce, i rappresentanti di Cgil, Cisl e degli Atc pugliesi.

I sindacati hanno denunciato «il mancato controllo regionale sulla caccia” e hanno evidenziato “la non attuazione di tutto ciò che è previsto dal regolamento». «Quando a dicembre del 2015 eravamo scettici sull’approvazione della legge regionale 37 avevamo ragione ad esserlo. Una legge fatta in fretta e furia, che avrebbe dovuto ricollocare agenti della polizia provinciale e, che oggi, a distanza di oltre sei anni, presenta tutta una serie di criticità», commenta il consigliere regionale di Fdi, Francesco Ventola.

«All’epoca – ricorda – l’obiettivo era aumentare le forze di vigilanza sul territorio, personale regionale che doveva affiancarsi a quello provinciale, ma di fatto tutto questo si doveva realizzare senza avere personale a sufficienza». La dirigente regionale ha assicurato che «è stato deliberato l’atto di ricognizione per la ristrutturazione della Sezione e delle attività attribuite alle guardie ambientali».

La volontà è quella «di ripristinare l’attività del Nucleo di vigilanza e mettere il personale nelle condizioni di lavorare». Dall’atto di ricognizione si prende atto della distinzione fra chi svolge ruoli di polizia giudiziaria e quelli di pubblica sicurezza. Il personale che rientra nell’atto di ricognizione sarà sottoposto a visita medica per poi passare all’emissione dei singoli decreti. La Commissione si aggiornerà sul punto convocando gli assessori regionali al Personale e all’Ambiente per poter affrontare la questione relativa alla carenza di agenti.

E’ stato Casili a sollevare il caso del Nucleo e a chiedere l’approfondimento in commissione: «Finalmente – commenta – si fanno passi avanti a distanza di sei anni dalla legge. Voglio ringraziare la dottoressa Ettorre, nuova dirigente di sezione, per gli impegni presi in Commissione e per avere illustrato le azioni che intende mettere in atto per garantire il ripristino delle attività del Nucleo.

La dirigente ha assicurato che entro qualche settimana saranno superate alcune delle principali criticità per permettere al Nucleo di svolgere nelle condizioni migliori le funzioni di tutela dell’ambiente e del territorio. Si provvederà a dotare il personale, fino ad ora costretto a lavorare a mani nude e senza alcun tipo di dispositivo, della dotazione tecnica necessaria per svolgere le funzioni di vigilanza: uniformi complete, strumentazioni per la difesa personale e per contrastare in sicurezza eventi criminosi, tessera di riconoscimento, la qualifica e il grado». Nei prossimi giorni ci sarà una verifica del rispetto delle tempistiche degli atti che dovranno dare operatività al Nucleo.

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