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Un medico al lavoro

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Chiedono la «restituzione immediata delle somme prelevate dalle buste paga senza aver fornito alcuna motivazione nel merito» e l’accertamento delle «responsabilità» dell’errore e, nel frattempo, annunciano che in tutte le province saranno depositate denunce ed esposti contro le Asl.

Da Bari si allarga a tutta la Puglia la rivolta dei medici di famiglia che si sono visti decurtare le proprie buste paga e i casi salgono esponenzialmente: sono almeno 5mila i professionisti che denunciano di aver subito le trattenute da parte delle aziende sanitarie. La vicenda ruota attorno ad un errore probabilmente informatico o di trascrizione, di cui però i medici non hanno colpe: in sostanza, centinaia di pazienti sarebbero rimasti iscritti nelle liste dei medici di famiglia, ma in realtà, nel frattempo, sarebbero morti o si sarebbero trasferiti altrove.

La Regione Puglia avrebbe continuato a pagare i medici per questi pazienti, ma adesso le Asl battono cassa imponendo ai medici la restituzione dei soldi. Ieri i sindacati Fimmg, Smi e Snami hanno inviato un documento alle sei Asl e alla Regione Puglia, facendo diverse rivendicazioni e annunciando che si rivolgeranno alle Procure e al Tribunale del Lavoro. «Si chiede – si legge nella lettera – l’avvio da parte della Regione di una verifica di eventuali responsabilità anche perché se è vero che i medici saranno chiamati a restituire quanto irresponsabilmente erogato, risulta che le Asl, nell’avviare i processi di verifica e recupero, sostengono costi non dovuti, contratti per adeguamento dei sistemi informativi, e quindi un potenziale danno patrimoniale per la Pubblica amministrazione.

Nel contempo – aggiungono – rivendichiamo il diritto di ciascun medico ad avere certezza dei propri compensi». Le organizzazioni «denunciano il grave e scorretto comportamento tenuto da alcune Asl che hanno avviato il recupero senza il preliminare confronto» e, quindi, chiedono «la restituzione immediata delle somme prelevate».

Inoltre, annunciano «che informeranno le Autorità competenti rispetto all’operato delle Asl per verificare che quanto messo in essere sia conforme alle norme vigenti e in caso contrario individuarne le responsabilità in ogni sede». Alla Regione chiedono di intervenire sulle Asl per sospendere le procedure di recupero delle somme, almeno sino a quando ad ogni medico non verrà fornita documentazione dettagliata del motivo delle trattenute.

I sindacati, già ad agosto, avevano diffidato le Asl dall’effettuare le trattenute in busta paga, senza prima aver dimostrato gli errori. La settimana scorsa, Nicola Calabrese, segretario della Fimmg Bari, ha inviato una nota all’Asl Bari annunciando un esposto in Procura: «Devo purtroppo prendere atto – si legge – del fatto che l’azienda sanitaria, nonostante la diffida già inviata, ha proceduto a trattenere somme in danno dei singoli medici di medicina generale senza osservare le regole vigenti.

Oltre ad essere, questo, un colpo definitivo sulla credibilità dell’Asl Bari, nonché sul rispetto dei principi di imparzialità e di buon andamento che ogni amministrazione è tenuta per legge ad assicurare, quanto accaduto è certamente un fatto grave che sarà segnalato alla Procura della Repubblica perché verifichi se vi siano reati e, nel caso, proceda contro gli autori o comunque contro tutti coloro che hanno contribuito, omettendo o commettendo, all’accaduto. I medici si opporranno in tutte le sedi, in primis dinanzi al giudice del lavoro».

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