Il policlinico di Bari
3 minuti per la letturaArrivano i primi fondi del Pnrr per la sanità e Asl e ospedali si attrezzano per concretizzare i progetti. In particolare, sono pronti i 164 milioni della “missione 6” che riguardano gli investimenti «Verso un ospedale sicuro e sostenibile» che mirano a migliorare strutturalmente gli edifici sanitaria, rendendoli più sicuri, confortevoli e adeguandoli alle norme antisismiche.
Sono 28 i progetti pugliesi approvati, tra questi cinque riguardano il Policlinico di Bari che ha provveduto alla nomina del Rup, cioè il responsabile unico del procedimento.
Complessivamente, alla Puglia sono stati destinati per la sanità 650,8 milioni di euro, 20 in più rispetto alla bozza iniziale. E le Asl hanno trasmesso al dipartimento Salute i progetti per creare le case di comunità e gli ospedali di comunità, non tutti però potranno essere realizzati. Per quanto riguarda la provincia di Bari, l’azienda sanitaria ha ipotizzato la creazione di 37 case di comunità, quasi una in ogni comune, e 11 ospedali di comunità. Questi ultimi verrebbero realizzati a: Bari, Ruvo, Santeramo, Bitonto, Modugno, Grumo Appula, Valenzano, Rutigliano, Monopoli, Casamassima e Noci.
I tempi di realizzazione oscillano tra i 36 e 48 mesi, l’investimento stimato è pari a 7,5 milioni per un totale di 150 posti letto, di cui 40 concentrati solamente a Bari. Spostandoci nella Sesta provincia, le case di comunità candidate sono cinque da realizzare a Margherita di Savoia, Andria, Barletta, Canosa e Trani. Invece gli ospedali di comunità sono tre e verrebbero edificati a Spinazzola, Minervino Murge e Trani, per un totale di 60 posti, 20 per ogni struttura. Totale investimento stimato solo per gli ospedali di comunità circa 9,6 milioni.
La Regione conta di aprire in tutto 31 ospedali di comunità e attivare 500 nuovi posti letto. Per la prima volta rispetto alla tradizionale distribuzione del fondo sanitario nazionale, la Puglia ha ottenuto più soldi rispetto a Regioni delle stesse dimensioni o quasi, come ad esempio l’Emilia Romagna, che da 15 anni, invece, riescono sempre ad ottenere «fette» più grosse. In tutta Italia gli otto miliardi dovranno servire a creare almeno 1.350 Case di comunità (2 miliardi); a finanziare la telemedicina (204 milioni); a rafforzare l’assistenza sanitaria intermedia con almeno 400 ospedali di comunità (un miliardo); ad ammodernare il parco tecnologico e digitale ospedaliero (2,63 miliardi) attraverso l’acquisto di almeno 3100 grandi apparecchiature sanitarie operative; a completare 329 interventi antisismici (circa 2,1 miliardi).
Nel dettaglio, per la digitalizzazione e l’acquisto dei macchinari, alla Puglia vanno oltre 200 milioni; 160 milioni per gli interventi di messa in sicurezza e interventi antisismici; 157 milioni per le Case di comunità; 78 milioni per gli ospedali di comunità. Un primo segnale di inversione di rotta dopo anni di definanziamento della sanità pugliese e del Sud, più in generale. Basti pensare che nonostante sul fondo sanitario nazionale del 2021 siano stati immessi 2,7 miliardi in più rispetto al 2020, le Regioni del Sud, in proporzione, come già accaduto negli ultimi 20 anni, hanno continuato a incassare una fetta più piccola della torta.
Alla Puglia, 4,1 milioni di abitanti, dei 116,29 miliardi complessivi, sono stati riservati 7,64 miliardi, nel 2020 ne ricevette 7,49, quindi +240 milioni. L’Emilia Romagna, quasi a parità di popolazione (4,4 milioni di residenti), ha ricevuto 8,79 miliardi contro gli 8,44 del 2020: non solo 1,1 miliardi in più rispetto alla Puglia, ma ha potuto godere di un incremento rispetto all’anno scorso di 350 milioni. Prendendo in considerazione il Veneto (4,9 milioni di abitanti) la sproporzione resta, visto che la Regione di Zaia ha incassato 9,54 miliardi: 1,9 miliardi in più della Puglia e 280 milioni in più rispetto al 2020. Insomma, l’iniqua ripartizione non solo prosegue ma, in qualche modo, si amplifica.
La Campania, 5,8 milioni di residenti, ha ricevuto 10,8 miliardi contro i 10,6 del 2020, +200 milioni. E’ vero che il riparto del 2021 garantisce un incremento di finanziamento alle Regioni a statuto ordinario almeno pari al +1,7% rispetto al 2020, ma è anche vero che l’aumento avrebbe dovuto avvantaggiare le Regioni del Sud che, storicamente, ricevono meno. Il Mezzogiorno, invece, è stato ancora penalizzato. Le differenze si fanno ancora più palesi se prendiamo in considerazione la spesa pro capite pubblica: per la salute e le cure di un pugliese, lo Stato ha investito nel 2021 1.861 euro, contro i 1.982 riservati ad un emiliano.
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