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Operazione “Fake Check”, truffe bancarie tra Foggia e Napoli: svuotavano i conti correnti tramite falsi assegni e WhatsApp.


FOGGIA — Una vasta e capillare operazione della Polizia di Stato ha smantellato un’insidiosa associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio attiva su scala nazionale. Gli agenti della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Foggia, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica del capoluogo dauno, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale nei confronti di 20 persone. L’imponente blitz, denominato in codice ‘Fake Check’, ha visto l’impiego di oltre 80 poliziotti appartenenti al Servizio Polizia Postale di Roma, ai Centri Operativi di diverse regioni e ai Reparti Prevenzione Crimine.

TRUFFE BANCARIE: LE MISURE CAUTELARI E I SEQUESTRI TRA FOGGIA NAPOLI

Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto misure restrittive severe per arginare la fitta rete criminale, che aveva le sue basi operative strategiche nel foggiano e nel napoletano: 9 arresti in carcere, 9 arresti ai domiciliari, 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Durante le perquisizioni a carico degli indagati, le forze dell’ordine hanno rinvenuto e sequestrato un vero e proprio arsenale informatico e logistico: computer, smartphone, hard disk, carte di pagamento, ingenti somme di denaro e numerosi documenti d’identità contraffatti utilizzati per raggirare cittadini e compagnie assicurative.

IL RAGGIRO DI WHATSAPP: COSÌ SVUOTAVANO I CONTI

Il core business dell’organizzazione ruotava attorno a tecniche raffinate di ingegneria sociale. I membri della banda si spacciavano per falsi operatori di istituti di credito, contattando le vittime e paventando fittizi rischi per i loro depositi. Con il pretesto di “mettere in sicurezza” i risparmi, i malviventi convincevano i clienti a emettere degli assegni bancari. Per confermare l’avvenuta operazione, richiedevano poi l’invio della fotografia del titolo tramite WhatsApp.

Ottenuta l’immagine, i truffatori clonavano l’assegno o ne utilizzavano i dati per versarlo su conti correnti aperti in frode tramite documenti falsi. Una volta accreditata la somma, il denaro veniva immediatamente monetizzato e fatto sparire attraverso prelievi massivi presso sportelli bancari o sportelli Atm.

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