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La Corte dei Conti in Appello ha assolto con formula piena tre ex manager del San Carlo, azzerando le condanne risarcitorie.
L’ex direttore generale del San Carlo, Massimo Barresi, il dirigente Pier Paolo Galli e l’ex direttore amministrativo Maddalena Berardi sono stati assolti dall’accusa di sperpero del denaro dei contribuenti. A mettere la parola fine sulla vicenda sono stati i magistrati della terza sezione giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei conti, riformando la decisione di primo grado che, nel novembre del 2022, aveva scosso la sanità lucana. Una sentenza che assolve con formula piena i tre manager della sanità, escludendo la colpa grave per gli ex vertici aziendali e addebitando al nosocomio di Potenza le spese legali.
Una vicenda cominciata nel 2019 in seguito ad una delibera riguardante la gestione del servizio di prevenzione e protezione dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza. Il primo verdetto aveva inquadrato come danno erariale il ricorso ad appalti esterni per la gestione integrata della salute e della sicurezza sul lavoro. La sentenza d’appello ha invece completamente ribaltato l’impianto accusatorio e giuridico precedente: i giudici di secondo grado hanno accolto i ricorsi dei tre ex vertici aziendali, azzerando le condanne risarcitorie.
CORTE DEI CONTI SUI VERTICI DEL SAN CARLO: LE CIFRE DEL PRIMO GRADO E LE VALUTAZIONI DEL COLLEGIO
Inizialmente il sostituto procuratore regionale Giulio Stolfi aveva avanzato una richiesta di condanna al pagamento di 419.570 euro, ridotta in primo grado a 97mila euro, così ripartita: 49mila addebitati a Barresi, 34mila a Galli e 15mila a Berardi. Il Collegio, presieduto dal magistrato Giuseppina Maio, relatrice Carola Corrado, ha escluso che la condotta di Barresi, Galli e Berardi fosse connotata da colpa grave. La magistratura d’appello ha ridato centralità alle condizioni operative concrete in cui i dirigenti si trovarono ad agire nel maggio 2019. Infatti, è stato accertato che la struttura interna era segnata da pesanti criticità organizzative, omissioni ereditate dal passato, una grave carenza di personale abilitato e l’inderogabile necessità di assicurare, senza alcuna soluzione di continuità temporale, gli standard di tutela per la sicurezza dei lavoratori e dell’utenza ospedaliera.
I giudici contabili hanno sancito che la materia della salute nei luoghi di lavoro risponde a doveri urgenti e non può essere interpretata col senno di poi attraverso valutazioni meramente ragionieristiche. Pertanto, anche se l’amministrazione avrebbe potuto, in linea teorica, battere strade organizzative differenti, tale scenario non è stato ritenuto sufficiente a configurare una responsabilità amministrativa dei manager.
CORTE DEI CONTI SUI VERTICI DEL SAN CARLO: LA LEGITTIMITÀ DELL’AZIONE DIRIGENZIALE E LE REAZIONI DELLA DIFESA
Secondo la sentenza, per la condanna serve “la prova di una violazione evidente, macroscopica e del tutto inescusabile delle leggi vigenti”. Nel caso del San Carlo, come evidenziato in sentenza, non è ravvisabile alcuna inescusabilità, l’ufficio interno non era affatto stato smantellato, poiché la figura di vertice dell’RSPP era rimasta saldamente presidiata dall’ingegner Galli. L’affidamento di quote di servizi a un raggruppamento di imprese private tramite convenzione Consip si era rivelato un intervento strategico e urgente, indispensabile per colmare i deficit di un reparto sotto organico, specialmente dopo l’assorbimento dei presidi ospedalieri di Melfi, Lagonegro e Villa d’Agri. D’altra parte le condizioni di lavoro degli operatori della sanità lucana non sono di certo un’incognita.
Quella sanità che affonda ogni giorno la qualità della vita dell’intero territorio. Inoltre, la Corte ha rimarcato che l’azione dirigenziale si è mossa in un perimetro di piena legittimità, supportata anche dall’assenza di rilievi preventivi da parte del Collegio dei revisori dei conti. Dunque, la pronuncia riabilita la condotta dei manager, che agirono non per sperperare fondi pubblici, ma per sanare falle amministrative e scongiurare pesanti sanzioni penali. Grande soddisfazione per gli appellanti, con il dg Barresi difeso dagli avvocati Antonello Grassi e Raffaele Carroccia, l’ing. Galli difeso dall’avvocato Alessandro Biamonte e la manager Berardi dall’avvocato Gerardo Donnoli.
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