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Il relitto sul fondo del mare al largo di Cetraro

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Navi dei veleni, sulle sorti del mercantile Cunsky esistono opposte “verità” ufficiali. I dubbi sollevati dal Comitato De Grazia. Morelli: la notizia della demolizione in India smentita nel 2013


AMANTEA – Dopo la riapertura del caso sulle “navi dei veleni” ad opera della commissione bicamerale sulle Ecomafie, interviene sull’annosa e delicata vicenda, il comitato civico Natale De Grazia, che ha sede ad Amantea. Comitato intitolato al capitano di fregata, morto improvvisamente proprio mentre, per conto della Procura di Reggio Calabria, stava indagando sulle cosiddette “navi a perdere”. Vale a dire, un elenco di imbarcazioni, che secondo una determinata pista investigativa, erano dedite all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi, di cui avrebbe fatto parte sia la Jolly Rosso, spiaggiatasi ad Amantea nel 1990, che la Cunsky, altra motonave del mistero, al centro di alcuni colpi di scena, a tutt’oggi non completamente chiariti.

I sospetti sulle “navi dei veleni” non sono mai stati supportati da riscontri e prove incontrovertibili. Purtuttavia, rimangono in piedi alcune controverse circostanze, che continuano ad alimentare l’enigma dei rifiuti radioattivi, che va avanti dai primi anni 90. Una di queste riguarda il summenzionato mercantile Cunsky (o Cunskj). Che fine ha fatto? Sul punto esistono due opposte “verità” ufficiali. L’una contrasta l’altra. Su tale elemento di ambiguità è ritornato Alfonso Lorelli, esponente di spicco del comitato De Grazia.

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NAVI DEI VELENI, IL CASO CUNSKY E LA SMENTITA DEL 2013

«Dissero che la nave dopo aver assunto il nome di Shainaz – spiega il professore Lorelli – era stata demolita in India prima della data dell’affondamento indicata da Fonti». Tale dato – riportato pure nella richiesta d’archiviazione del caso, firmata nel 2011 dalla magistratura inquirente – verrà, però «smentito nel 2013 – puntualizza l’esponente del Comitato De Grazia – quando, in risposta ad un quesito rivolto alle autorità indiane dal ministero degli Esteri per conto della Commissione bicamerale presieduta da Pecorelli, fu risposto che nessuna nave con quel nome fosse stata colà demolita».

«Che la commissione parlamentare sulle ecomafie voglia riprendere i bandoli della matassa è notizia buona – afferma Lorelli –. Ma ci chiediamo se si può ancora credere che vi siano un organismo parlamentare, un governo, una magistratura determinati a sfidare gli “arcana imperii” o la ragion di Stato ed a scoprire con coraggio quel vaso di Pandora che si chiama “navi dei veleni”».

La motonave Cunsky, nel 2009, sembrava individuata nei fondali a largo di Cetraro. Proprio dove il collaboratore di Giustizia Francesco Fonti aveva riferito di averla fatta affondare, con la complicità della ‘ndrangheta, mentre stava trasportando rifiuti nocivi. Successive indagini dimostrarono poi che il relitto avvistato, non fosse la Cunsky, bensì un piroscafo, colato a picco durante la Prima guerra mondiale. Il ministero dell’ambiente e la procura di Catanzaro arrivarono a tale conclusione al termine di una congiunta attività d’inchiesta.

L’ARCHIVIAZIONE DEL 2011 DA PARTE DELLA DDA DI CATANZARO

La Dda catanzarese, quindi, nel 2011, archiviò il caso. Tenendo conto, tra l’altro, di una notizia pervenuta dall’India. Notizia secondo cui il mercantile Cunsky, dopo aver cambiato denominazione, sarebbe stato demolito nel porto indiano di Alang, nel 1992. Ovvero l’anno precedente a quello indicato da Fonti, il quale aveva dichiarato che la nave in questione era stata fatta affondare nel 1993. Tale elemento, però, come accennato dal professor Lorelli, fu poi smentito dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti, tra fine 2012 e primi mesi 2013. La bicamerale, presieduta da Gaetano Pecorella, dopo indagini proprie in collaborazione con le autorità indiane, mise in dubbio l’avvenuta demolizione in India della Cunsky. Comunicando l’esito investigativo alla procura di Catanzaro, auspicando eventuali nuovi accertamenti giudiziari per chiarire l’anomala circostanza.

Nel dicembre 2012, il Quotidiano, intervistò, sul punto l’allora procuratore capo della Dda catanzarese, Vincenzo Lombardo. Questi ammetteva l’incongruenza segnalata dalla bicamerale d’inchiesta, sul fatto della demolizione della motonave. «Per noi non ci sono dubbi – riferiva nell’occasione il procuratore Lombardo – sul fatto che il relitto trovato nei fondali del mare di Cetraro e su cui ha indagato questo ufficio sia il Catania. Questo è un dato assodato. Adesso – aggiungeva il magistrato in relazione alla notizia giunta dalla commissione sulle Ecomafie – bisognerà capire come mai alcuni dati, che dovrebbero coincidere, non collimino. Per questo valuteremo se avviare accertamenti mirati esclusivamente a tal fine».

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13 ANNI CON IL DUBBIO SULLA DEMOLIZIONE

Sono passati più di 13 anni e ancora non sappiamo se quell’incongruenza sull’avvenuta demolizione della nave Cunsky, sia stata poi chiarita o meno.
«Al riguardo – metteva nero su bianco la bicamerale – si segnala che la Commissione, su attivazione del XII Comitato, ha svolto un approfondimento sulla presunta demolizione della nave Cunski nel porto di Alang, in India. Particolare questo che – come noto – è stato contrapposto alle ipotesi di affondamento nel mare Tirreno, come dichiarato dal Fonti».

«Il Ministero degli affari esteri, al riguardo, ha fatto conoscere che il Consolato Generale a Mumbai, ha rivolto una richiesta di informazioni alle Autorità marittime e portuali dello Stato del Gujarat. I suddetti interlocutori indiani hanno confermato, dopo una ricerca nei loro archivi resa complessa dall’esigenza di reperire dati risalenti a circa venti anni fa, che nessun natante con il nome di Shainaz o Shaihinaz (ex Cunski) è stato mai demolito presso i cantieri navali del porto di Alang».

LA NECESSITÀ DI ULTERIORI ACCERTAMENTI

«Tale notizia, nello spirito di collaborazione istituzionale è stata comunicata alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nonché all’Autorità Giudiziaria di Catanzaro e Reggio Calabria che avevano condotto indagini sul caso. È stata avanzata informale e non verificata ipotesi che il mancato riscontro di una demolizione della nave viceversa effettivamente avvenuta in territorio indiano potrebbe derivare dalla volontà delle relative Autorità di celare l’esecuzione di operazioni effettuate in violazione degli impegni sottoscritti con il trattato di Basilea, da ricondursi alla mancata bonifica della nave prima del suo smantellamento».

«E vi è tuttavia da aggiungere, sul punto, che il Comitato non ha, d’altra parte, acquisito alcuna incontrovertibile prova della detta demolizione. Sicché – fatte salve le conclusioni assunte dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che, come ricordato, ha svolto indagini assai più complesse – è da ritenere che la questione permanga suscettibile di ulteriori eventuali approfondimenti».

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