X
<
>

Share
1 minuto per la lettura

Cifre e nomi di chi intascava le mazzette, cantieri a cui erano destinate, e il mese di consegna della “busta”. Ogni tangente era appuntata su un notes scoperto dalla Squadra Mobile di Regio Calabria durate una perquisizione scattata all’alba del 28 settembre scorso. Ora quel documento viene considerato il libro mastro delle mazzette che l’azienda della famiglia Dimo distribuiva per non avere “fastidi” con gli operai, con i sindacalisti e con i mafiosi.
La “New Labor”, azienda del Consorzio Kalos, pagava il pizzo, e ciò è stato scoperto grazie alle intercettazioni. Nelle conversazioni era emerso che l’appalto per la pulizia dei treni era una fonte di guadagno per la ‘ndrangheta e quest’attività veniva certificata nero su bianco.
Il Pm Giuseppe Lombardo, prima che scattassero gli arresti dell’operazione Agathos, sapeva che Antonio Dimo versava 20 mila euro al mese al clan Tegano, sapeva anche che tra quelli che prendevano soldi c’era anche il sindacalista della Uil, Nino Barillà. Intanto le indagini per Agathos si sono chiuse nei giorni scorsi. L’inchiesta ruota pertanto attorno alle tangenti che venivano pagate dalla New Labor, relativamente all’appalto della pulizia dei treni nella stazione di Reggio Calabria.
L’avviso conclusioni indagini riguarda in particolare il boss Giovanni Tegano (in foto), Carmine Polimeni, Giancarlo Siciliano, Michele Crudo, Domenico Polimeni, Stefano Polimeni, Davide Carmelo Polimeni, Carmelo Ivano Fracapane, Giovanni Battista Fracapane, Francesco Santo Trimboli, Antonio Barillà e naturalmente lo stesso Roberto Moio, pentito della cosca e testimone chiave.
Alle posizioni dei soggetti in questione verranno accorpate anche quelle dei presunti favoreggiatori della latitanza di Giovanni Tegano. In questo senso finiranno nel troncone d’inchiesta anche Vincenzo Serafino, Antonio e Giuseppe Morabito e Carmelo Murina.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE