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Al Teatro Fusco di Taranto, nell’ambito delle Giornate Cataldiane della scuola, si è tenuto l’incontro “La mafia non è musica”. Protagonista dell’iniziativa Luisa Impastato.


TARANTO – Una voce che non cerca scorciatoie, ma responsabilità. Una sala piena di studenti, il silenzio che precede parole importanti, e una storia che continua a bruciare nella coscienza civile del Paese. Al Teatro Fusco di Taranto, nell’ambito delle Giornate Cataldiane della scuola, si è tenuto l’incontro “La mafia non è musica”. Un reading intenso che ha intrecciato memoria civile e musica dal vivo, con le sonorità di un quartetto d’archi a scandire il racconto della resistenza alla criminalità organizzata.

Taranto, Luisa Impastato agli studenti: «La mafia si combatte con la cultura»

Un teatro attento. E una frase che ha attraversato la platea come una scossa: «La mafia si combatte con la cultura, l’educazione e vincendo l’indifferenza». Così Luisa Impastato si è rivolta agli studenti delle scuole superiori di Taranto. Ospite centrale dell’incontro, la nipote di Peppino e Felicia Impastato ha riportato davanti ai ragazzi la vicenda del giornalista e attivista ucciso dalla mafia nel 1978 per la sua denuncia contro Cosa Nostra. Non una narrazione distante, ma un’eredità ancora aperta, fatta di scelte, conflitti, rotture. Una vera e propria lezione civile di coraggio e libertà.

«La storia di Peppino è la storia di una scelta. Ha dimostrato che si può vivere da uomini liberi nonostante i condizionamenti familiari: è questo il messaggio più importante per le nuove generazioni», ha affermato Luisa Impastato, scandendo parole che non cercano enfasi ma consapevolezza. Il suo intervento ha attraversato il ricordo e l’attualità senza soluzione di continuità. «Pur non avendolo conosciuto direttamente, dai racconti emerge un ragazzo di un’intelligenza straordinaria e con un amore per la propria terra tale da non accettare che venisse martoriata».

La mafia non è musica

A mettere in luce il valore dell’iniziativa, sostenuta dal Comune di Taranto, è stato monsignor Emanuele Ferro, parroco della chiesa di San Cataldo e portavoce della Diocesi, che ha richiamato il valore civile dell’iniziativa. «Abbiamo ascoltato una storia che ci ricorda l’impegno e la testimonianza di una vittima di mafia ancora attuale per i ragazzi», ha sottolineato. E poi l’affondo sul senso educativo dell’incontro: «La proposta che facciamo alla scuola è quella di disarmare le parole. L’annuncio di San Cataldo, del Vangelo nella nostra terra, non è innocuo, ma capace di cambiare il mondo intorno a sé e creare una cultura nuova».

Tra musica e parole, il filo conduttore è rimasto uno solo: la legalità come scelta quotidiana. Non uno slogan, ma un esercizio difficile e continuo. Una lezione che, a Taranto, ha provato a lasciare un segno.

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