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Renato Mazzoncini

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Il Sud come Hub energetico di un mondo decarbonizzato, l’ad di A2A, Renato Mazzoncini, a tutto campo sui progetti della sua società: «Le previsioni ci dicono che il prezzo dell’energia elettrica al Sud sarà più basso. Le energie rinnovabili del Mezzogiorno costituiscono l’opportunità di un “reshoring” industriale guidato dal prezzo dell’energia»

Archeologia dei consumi. Questa intervista con Renato Mazzoncini, amministratore delegato dell’A2A, comincia da quello che potrebbe essere un mestiere del futuro, il modernarcheologo, l’archeologo del modernariato. Il tema della conversazione è il ruolo della multiutility nel Mezzogiorno, fra i progetti per l’acqua, le fonti rinnovabili d’energia, le prospettive dell’idrogeno e così via.

Ma la storia può nascere altrove, in uno dei luoghi dello scandalo dei rifiuti che negli anni ‘90 perseguitò Napoli, in quell’impianto di Caivano dove si accumularono le orrende “ecoballe” che la Campania non sapeva smaltire e dove oggi le ganasce del “ragno” dell’A2A aprono quelle stesse ecoballe e riportano alla luce, in senso non metaforico, i resti della società di allora. Dalle “ecoballe” sventrate emergono imballaggi consunti, si srotolano infiniti i nastri delle videocassette Vhs, si sgretolano i transformer e i tamagotchi con cui giocavano i bambini di allora, che oggi sono adulti.

Che cosa state facendo a Caivano, Mazzoncini?

«In Campania abbiamo vinto la gara per recuperare le “ecoballe” accumulate in questa Regione, un primo lotto per 1,2 milioni di tonnellate pari a 3 anni di attività di un grande termovalorizzatore. L’impianto apre le ecoballe, il contenuto ormai è privo di organico e ha completato la degradazione: separiamo i materiali riciclabili, che mandiamo a recuperare, e il resto viene selezionato per ottenere combustibile solido secondario, destinato come fonte energetica in sostituzione dei combustibili fossili».

Una premessa, un ritratto iniziale dell’A2A.

«Abbiamo una specificità, cioè possediamo due caratteristiche rispetto ad altre società attive nella transizione energetica. Noi lavoriamo sull’elettrone ma anche sulla molecola».

Cioè?

«Mi spiego. Non solamente produciamo corrente elettrica rinnovabile, cioè gli elettroni, ma anche molecole green: per esempio l’idrogeno e il biometano. L’obiettivo è arrivare al 2050 con un mondo decarbonizzato. Noi ci occupiamo di transizione energetica e al tempo stesso di economia circolare, come la gestione e il riciclo dei rifiuti e la gestione dell’acqua. Abbiamo piani di sviluppo in tutti i settori, nelle fonti rinnovabili di energia, ovviamente, ma anche nei termovalorizzatori per ottenere altra energia senza fare ricorso a combustibili fossili, e nel ciclo virtuoso dei rifiuti, nell’acqua».

Da anni, penso al caso di Acerra, l’A2A è presente al Sud. Dove siete attivi in particolare?

«Sembrerà strano ma, dopo Lombardia e Piemonte, per noi la terza regione come” capex, investimenti e valore degli asset è la Calabria. In Calabria abbiamo il sistema di 9 impianti idroelettrici, la grande centrale termoelettrica di Scandale, e a Crotone il polo dei rifiuti speciali con il termovalorizzatore. Abbiamo presentato la manifestazione di interesse per il termovalorizzatore di Gioia Tauro, per il quale la Regione vuole fare revamping e il completamento. Stiamo parlando con Sorical per capire se possiamo fornire un contributo concreto nella gestione dei diversi aspetti del servizio idrico. In Calabria abbiamo un progetto che incrocia il fabbisogno di energia con il fabbisogno agricolo di acqua irrigua: con alcune decine di milioni di euro di investimento potremmo migliorare e rendere più efficiente una delle centrali idroelettriche per consentirle di produrre più energia idroelettrica e al tempo stesso di essere una riserva per le acque potabili e agricole».

«Ma stiamo esaminando anche se dare flessibilità a una diga: stiamo studiando un progetto per integrare la produzione di energia idroelettrica con dei pompaggi, in parte già esistenti ma mai entrati in servizio, per garantire il loro funzionamento minimizzando l’impatto dal punto di vista ambientale».

Uno sguardo complessivo agli investimenti condotti nel Mezzogiorno?

«Al Sud tante imprese sono presenti con i moduli fotovoltaici o con le pale eoliche. Anche noi. Nel Mezzogiorno fra il 2021 e il 2022 abbiamo investito circa un miliardo in diversi progetti quali l’impianto di Matarocco nell’entroterra di Marsala, dove stiamo posando l’ottava e ultima delle otto pale eoliche, gli impianti eolici acquisiti da Ardian e gli impianti fotovoltaici da Octopus Renewables e rilevato la TecnoA di Crotone, attiva nel settore dei rifiuti speciali».

Perché molte imprese investono nell’energia rinnovabile al Sud?

«Semplice. Nel Mezzogiorno ci sono più sole e più vento».

Avrà conseguenze per l’economia meridionale?

«Le previsioni ci dicono che il prezzo dell’energia elettrica al Sud sarà più basso, e le imprese potranno negoziare meglio il prezzo d’acquisto con i fornitori. Le energie rinnovabili del Mezzogiorno costituiscono l’opportunità di un reshoring industriale guidato dal prezzo dell’energia».

La sua frase, Mazzoncini, mi sembra centrale. Ce la articola meglio?

«La storia dell’economia e due secoli di industrializzazione del mondo dicono che le aziende tendono a localizzarsi dove costano meno alcune materie prime come l’energia e il lavoro. Le energie rinnovabili del Mezzogiorno costituiscono l’opportunità per far nascere una serie di investimenti produttivi guidati dal prezzo dell’energia».

Uno sguardo alla Sicilia.

«Stiamo aspettando di capire come la Regione vorrà sviluppare il progetto per i rifiuti, se con uno o due impianti di termovalorizzazione. Noi ci candidiamo per il termovalorizzatore di Catania, che dovrebbe sorgere nei pressi di una zona industriale, creando in questo modo sinergie con le imprese del territorio per le forniture energetiche. A San Filippo del Mela, vicino a Milazzo, la nostra centrale elettrica a olio combustibile è stata dichiarata “essenziale” e in pratica è gestita dai fabbisogni del sistema nazionale guidati da Terna. Noi abbiamo presentato la documentazione di impatto ambientale per un ammodernamento a ciclo combinato quando sarà possibile inserirla nel mercato della capacità. Nel frattempo, stiamo procedendo con il progetto di realizzarvi anche un impianto di trattamento della Forsu, cioè la frazione organica dei rifiuti urbani, per poter ottenere biometano».

Focus sulla Puglia.

«In Puglia l’investimento più importante sono stati i grandi impianti eolici nel foggiano mentre nella vecchia centrale a carbone di Brindisi Nord, quella nel porto, ormai spenta, abbiamo realizzato i grandi compensatori sincroni per sostenere la rete di alta tensione, però vorremmo esaminare anche altre tipologie di investimento».

Della Calabria abbiamo già fatto cenno. Ora, Mazzoncini, dalla localizzazione geografica alla diversificazione tecnologica. Ci faccia un cenno all’idrogeno.

«Abbiamo sostenuto la Regione Calabria, tramite Ferrovie della Calabria, e la Regione Campania, tramite Eav, alla partecipazione ai bandi Pnrr per alimentare con idrogeno i treni delle linee non elettrificate e sostituire quindi i consumi diesel. Considerato il buon esito della collaborazione con entrambi e l’aggiudicazione dei fondi, siamo già al lavoro con Ferrovie della Calabria per esportare il modello della val Camonica, in Lombardia, in modo da essere operativi e di supporto al più presto».


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