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Il presidio di Libera davanti alla chiesa della Trinità

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NON è stato approntato un «adeguato dispositivo di sicurezza a garanzia dei diritti costituzionali» di chi ieri ha partecipato alla messa nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza. E il risultato è stato il turbamento ininterrotto della funzione religiosa, con «violenza verbale e fisica», «sputi», «offese», «ingiurie», e «atti di sopraffazione della volontà e delle libertà» dei fedeli.

E’ una denuncia mirata a smuovere le autorità giudiziarie e di polizia, oltre alle coscienze, quella contenuta nella nota con cui ieri in serata l’ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo è intervenuto su quanto accaduto poche ore prima davanti alla chiesa della Trinità. Con le ripetute esplosioni di rabbia durante il presidio «silenzioso» annunciato da Libera in occasione della prima messa domenicale celebrata nel tempio dalla scoperta nel suo sottotetto, 13 anni orsono, del corpo della sedicenne Elisa Claps.

Nella nota diffusa dalla curia si esprime «profondo rammarico e sconcerto per quanto accaduto (…) in occasione della celebrazione eucaristica» presieduta dall’arcivescovo dimissionario Salvatore Ligorio.

«La libertà di manifestazione del pensiero e quella di riunione – prosegue la nota – non possono mai trasmodare in offese, ingiurie, atti di sopraffazione della volontà e delle libertà altrui. La funzione religiosa è stata, tra l’altro, ininterrottamente disturbata da urla, canti, musiche ad alto volume, a dispetto delle dichiarazioni della vigilia, da parte degli organizzatori, che il presidio si sarebbe svolto “nel più religioso silenzio”».

«La Chiesa – aggiunge ancora l’ufficio comunicazioni sociali – stigmatizza quegli atteggiamenti che si sono concretizzati anche in sputi all’indirizzo di chi ha preso parte alla funzione religiosa e non può tollerare altri comportamenti espressivi di odio, di violenza verbale e fisica e di derisione come quelli diretti all’indirizzo di quanti hanno partecipato alla santa messa e anche del vescovo e dei sacerdoti».

Quindi l’affondo sull’operato delle forze dell’ordine, che si sarebbero schierate con alcuni agenti della questura in tenuta da ordine pubblico davanti all’ingresso sulla facciata della chiesa, senza allestire un corridoio per quanti si sono dovuti fare largo tra la folla per raggiungere l’ingresso laterale. E avrebbero consentito che i manifestanti sfogassero la loro indignazione con fischi, urla e cori come «mafiosi», «vergogna», e «assassini», e attendessero fedeli e sacerdoti sino al termine della funzione. Per indirizzare nei loro confronti un’ultima salva di improperi, e – a detta di qualcuno- anche sputi e qualche spintone.

«Il tutto è accaduto senza un adeguato dispositivo di sicurezza a garanzia dei diritti costituzionali». Questa la doglianza dell’Arcidiocesi, che riecheggia il “turbamento di funzioni religiose” per cui il codice penale prevede pene fino a 2 anni di reclusione e la perseguibilità d’ufficio. Senza la necessità di una formale denuncia dell’accaduto.

Da via Vescovado hanno espresso anche «un sentito ringraziamento» a tutti i fedeli che hanno partecipato alla celebrazione.
«La santa messa – hanno evidenziato dalla curia – è, per chi crede, il memoriale di Cristo che con la croce si è accollato la passione delle vittime della storia, compresa quella di Elisa, la cui tragedia fa ormai parte della storia della Santissima Trinità custodendone la memoria, come auspicato da Papa Francesco».

L’ufficio comunicazioni sociali ha voluto replicare anche a quanti in questi giorni hanno parlato di un tradimento del pensiero del pontefice, che in una lettera a Ligorio dell’11 luglio aveva dato via libera alla riapertura della Trinità, ma «avendo cura di custodire la memoria di Elisa ed evitando celebrazioni liturgiche di carattere festoso». Facendone «un luogo per la preghiera silenziosa, l’Adorazione, la ricerca del conforto interiore e spirituale, e per la promozione di una serena riflessione sulla sacralità della vita».

Come pure alle accuse di aver proceduto alla restituzione del tempio ai fedeli di nascosto, rilanciate nei giorni scorsi in un post sulla bacheca Facebook di Libera («Si sono mossi nell’ ombra il 24 agosto scorso quando hanno riaperto le loro porte. Continuano ad agire nel buio e nel silenzio ancora una volta… Incatenati alla loro protervia, ostaggio della loro stessa indifferenza»).

«L’Arcidiocesi – si legge nella nota diffusa ieri in serata – ribadisce, come ha ricordato anche l’Arcivescovo nell’omelia, di aver riaperto la Santissima Trinità su mandato di Papa Francesco e di aver portato avanti tutte le iniziative possibili per farlo in dialogo con la famiglia Claps. Contrariamente a quanto più volte divulgato, l’Arcivescovo ha promosso vari incontri con la famiglia Claps. Nell’ultimo incontro tenutosi il 1 agosto in casa loro, presenti il vicario episcopale don Antonio Savone e don Marcello Cozzi, la famiglia ha tuttavia ritenuto di interrompere in maniera brusca ogni dialogo».

Dalla diocesi hanno rivolto un ultimo affondo, poi, contro non meglio specificati mestatori che speculerebbero sulla vicenda Claps, tornata al centro della ribalta mediatica nel trentennale della scomparsa delle sedicenne. Con la pubblicazione di un podcast investigativo, una docu-fiction su Rai1, almeno un paio di libri e un documentario in arrivo nelle prossime settimane su Sky.

«L’Arcidiocesi si interroga con amarezza – conclude la nota – a chi possa mai giovare questa continua contrapposizione da taluni alimentata ad arte e a fini speculativi, che lacera la comunità civile e religiosa e conferma la propria volontà, mai venuta meno, di riprendere il dialogo con la famiglia Claps».

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