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L’imprenditore Antonino Chindamo, 34 anni, di Vibo Valentia, arrestato la scorsa settimana dai carabinieri del Ros perchè accusato di estorsione – aggravata dall’avere avvantaggiato la ‘ndrangheta – sarebbe stato socio di Tiziana Primozich, production manager della fiction Gente di Mare, girata a Tropea.
La donna, riportano le agenzie, secondo gli investigatori sarebbe legata al boss Francesco Mancuso e in passato avrebbe consigliato alla produzione della fiction televisiva Rai l’utilizzo di alberghi e strutture ricettive di persone legate al clan stesso.
Chindamo è coinvolto nell’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato in carcere anche gli imprenditori Salvatore Mazzei e Giuseppe Prestanicola, quest’ultimi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Gli indagati avrebbero imposto il pizzo alle imprese come Toto spa, Todini, Asfalti sintex, impegnati nella realizzazione di tratti dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Chindamo, socio in un’attività con Primozich, estranea a questa indagine, avrebbe avuto rapporti con il clan Mancuso.

LA REPLICA
Ed è di poco fa la dichiarazione resa proprio da Tiziana Primozich. In una nota, la donna ha evidenziato di «non essere mai stata socia di Antonino Chindamo, ma di aver avuto nel 1997 un rapporto di lavoro con la Orion srl, società che gestiva il pub Ascot di Vibo Valentia».
«In questo contesto – prosegue – ho avuto rapporti di lavoro, nella qualità di associata in partecipazione, con il padre di Antonino Chindamo, Mario Chindamo e con altri undici soci della Orion. Successivamente, per problemi organizzativi la Orion costituì società con me e con altre due persone, la nuova società si chiamò Antares, ma non fu mai attivata e dopo pochi mesi andò in liquidazione seguendo il destino della Orion che, maggioritaria all’interno dell’Antares, andò in fallimento».
«Non vedo inoltre – aggiunge Primozich – come la mia qualifica di location manager di Gente di Mare, anche questa falsamente riportata, possa avere rilevanza nelle questioni penali che hanno investito la vita di Antonino Chindamo. Infatti è una questione chiarita e risolta già da tre anni e che mai ha avuto rilevanza penale. Trovo tendenzioso oltrechè falso l’accostamento tra me e la famiglia Mancuso ancora dopo quattro anni, cercando di farmi apparire come una loro pedina».

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