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Ingaggia un clan di calabresi pregiudicati promettendo loro un bigliettone da 20mila euro per far uccidere la moglie con cui aveva in corso un braccio di ferro per la separazione in atto. Protagonista, un imprenditore bresciano di 52 anni, U.T., di Orzinuovi, arrestato dai carabinieri di Verolanuova (Brescia) assieme ai nove complici meridionali con l’accusa di tentato omicidio. L’uomo, in base a quanto riscontrato dagli uomini dell’Arma, non poteva tollerare che la ex consorte, casalinga sua coetanea con la quale aveva coabitato 24 anni, rivendicasse metà della casa coniugale di Pompiano, nella Bassa bresciana, costruita con i risparmi di una vita. L’incubo per la donna inizia nel 2007, quando la separazione diventa un dato di fatto e scattano le prime denunce per molestie e stalking. Il coniuge nel corso di una lite furibonda nella piazza del paese le spezza un dito. L’anno successivo – la casa nel frattempo era stata assegnata dal Tribunale alla moglie – l’uomo pensa bene di assoldare alcuni pregiudicati originari della provincia di Reggio Calabria, già noti alle forze dell’ordine per furti ed estorsioni nel Cremonese e conosciuti per lavoro, per eliminarla inscendando un incidente stradale. Episodio che ha luogo nel giugno 2008, allorchè la donna, a bordo della sua Smart, viene tallonata e speronata per le strade di Borgo San Giacomo da una Fiat Punto (rubata). Ma la malcapitata rimane miracolosamente illesa. L’ex marito, non pago, l’anno successivo – siamo a luglio 2009 – pensa di rimettere in atto il piano, assoldando stavolta altre persone, sempre calabresi. L’incarico dell’organizzazione viene affidato a un 40enne il quale tuttavia, in lite con i complici che a suo dire gli avrebbero rubato 15mila euro, fa la spia raccontando tutto al padre della signora, avvisandolo di mettere in salvo la figlia. Una circostanza riscontrata dalle indagini dei carabinieri, venuti a conoscenza mediante le intercettazioni anche di un «piano B» per levare di torno la 52enne bresciana, sopprimibile eventualmente pure con una overdose di eroina da somministrarle a tradimento. L’inchiesta, coordinata dal pm Paolo Savio e tuttora in corso – al vaglio un secondo incidente stradale sospetto del febbraio 2009 – sono sfociate nella richiesta di dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere, ottenute ed eseguite, nei confronti del marito e degli incaricati del delitto. L’accusa è tentato omicidio. Il committente dovrà rispondere anche di ingiuria ed estorsione.

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