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POTENZA – Alla Regione Basilicata così come alla Soprintendenza alle belle arti e al paesaggio avrebbero chiuso un occhio sulle “evidenti irregolarità” segnalate dal Comune di Brienza nella costruzione del parco eolico composto da 7 mega pale alte più di 100 metri.

E’ questa l’accusa per cui il 26 aprile dovranno comparire in 6 davanti al collegio del Tribunale di Potenza: Raffaele Beccasio e Giuseppe Rasola, dirigente e tecnico dell’Ufficio energia di via Verrastro; Francesco Canestrini e Michele Spaziante, dirigente e tecnico della Soprintendenza alle belle arti; e Francesco Esposito e Nicola Morrone, rappresentante legale e direttore dei lavori della società “Burgenina energia srl”, titolare del parco eolico Prato d’Aniello.
La ha deciso il gup Ida Iura accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Annagloria Piccininni.

Beccasio e Casola sono accusati di abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio perché avrebbero provocato un ingiusto vantaggio economico alla Burgentina energia srl «consistito nel completamento dei lavori per la realizzazione del parco eolico, omettendo di disporre un mirato sopralluogo dopo che il Comune di Brienza, con nota del 19 novembre 2015, aveva informato l’ufficio di loro appartenenza della necessità di una tempestiva verifica sui luoghi, avendo autonomamente rilevato evidenti irregolarità».

Identica contestazione è stata mossa dal pm anche nei confronti di Canestrini e Spaziante che avrebbero omesso «di effettuare ispezioni volte ad accertare l’esistenza e lo stato di conservazione o di custodia di beni culturali nel costruendo parco eolico». Qui però le segnalazioni sarebbero state almeno due: quella del Comune di Brienza e quella del «loro tecnico», che aver già preso contezza della situazione. Devono rispondere di una violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, invece, Esposito e Marrone. In particolare di aver realizzato dei lavori in assenza delle autorizzazioni necessarie.

Il riferimento è ad alcune opere connesse al parco eolico «nel borgo relativo al castello Caracciolo del comune di Brienza, dichiarato sito “particolarmente” importante». Opere che sarebbero state realizzate «in difformità alla prescritta autorizzazioni», ovvero alle «prescrizioni imposte dalla Soprintendenza alle belle arti e il paesaggio della Basilicata nella conferenza di servizio numero 3 del 1 gennaio 2014».

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