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Le immagini delle telecamere con le ragazzine trascinate prima della violenza

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MATERA – Le hanno avvicinate con modi gentili e una cortesia tale, da indurle in un primo momento a trascorrere del tempo con loro.

Poi, però, una volta superato quel maledetto varco nella vegetazione, che divide il giardino della villa di via Sandro Pertini, da un terreno agricolo di pertinenza completamente appartato ed al buio, sarebbero diventati dei mostri, molto simili a quelli che popolano gli incubi.

È quanto emerge dalle testimonianze delle due ragazze inglesi, selvaggiamente picchiate e stuprate da un branco di almeno otto persone, la sera di domenica 6 settembre, mentre all’esterno di quella villa si festeggiavano i 47 anni del proprietario. La notte degli orrori, almeno a sentire quanto ricostruito con disarmante lucidità dalle due vittime, una delle quali (l’amica inglese della 15enne marconese, compie proprio oggi 16 anni), lontana da casa ma con i suoi familiari a fianco. Devono attendere ancora qualche giorno, almeno fino a sabato, quando saranno sentite nell’ambito dell’incidente probatorio, fissato dal Gip Angelo Onorati. Ripercorreranno ancora una volta le fasi terribili di quella notte, ma dovranno rispondere anche alle domande dei legali dei presunti stupratori, detenuti da una settimana nel carcere di Matera.

Il racconto contenuto negli atti degli inquirenti, delinea un quadro che non ha davvero nulla di umano, pur individuando sfumature diverse, in termini di presunta responsabilità, da parte degli arrestati, tutti riconosciuti dalle vittime perché poco prima, con l’approccio galante di un corteggiatore, si erano presentati con tanto di nome e profilo Instagram. Probabilmente per mettere le ragazze a loro agio, avevano dato le reali generalità. La partecipazione a quella festa “ad invito libero”, era stata raccolta dalla sorella 31enne della ragazza di origini marconesi, anch’ella residente in Inghilterra e da tre settimane in vacanza nella sua cittadina d’origine con suo marito. Secondo il loro racconto, sono arrivate alla festa senza conoscere nessuno, con la mediazione di un’amica. Non conoscevano quelli che poi sarebbero stati i loro carnefici, nè tanto meno il festeggiato. Al momento del buffet, il 23enne Michele Masiello si sarebbe avvicinato alla ragazza di origini marconesi, chiedendole un accendino con modi molto garbati. Immediata e cortese la risposta dell’amica vicino a lei, che le ha dato l’accendino, notando pochi minuti dopo che tra i due era nata una conoscenza. La ragazza aveva bevuto un amaro a casa e poi un Gin Lemon servito dal barman della festa. Fino a quel momento, riferisce di non essersi sentita nè brilla, nè tanto meno ubriaca. Tutto sarebbe iniziato quando Masiello, le avrebbe portato un secondo Gin Lemon; a quel punto sarebbe iniziata la sua confusione mentale, che però non le ha tolto consapevolezza e ricordo di quanto le accadeva. Poco prima si era intrattenuta su di una panchina con Masiello, insieme con la sua amica inglese che nel frattempo era stata avvicinata da Alberto Lopatriello, con gli stessi modi gentili. Anche lei aveva bevuto solo due birre, ma si sentiva insolitamente confusa. Le analisi delle urine, confermeranno la presenza di tracce di cocaina nelle due ragazzine, ma anche nei quattro presunti stupratori.

L’incubo sarebbe iniziato intorno a mezzanotte e mezza, quando la sorella della 15enne, che poco prima l’aveva vista con Masiello, la perde; ma non si preoccupa perché pochi minuti prima era accaduta la stessa cosa, in quanto la ragazzina si era allontanata dietro un capanno in legno con il giovane, salvo poi tornare dicendo che era “tutto a posto”.

Invece si stava consumando la violenza sessuale. La ragazza marconese racconta di essere stata portata lontano da Masiello, al quale si sarebbero aggiunti altri due (probabilmente gli arrestati Alessandro Zuccaro e Giuseppe Gargano). Avendo capito che c’era qualcosa di strano, la ragazza dice di aver provato a tornare indietro, ma è stata fermata con forza da Masiello e gli altri. Quindi trascinata vicino un’auto in disuso, una Renault Scenic poi sequestrata dagli inquirenti, dove a turno almeno 5 persone l’avrebbero stuprata barbaramente, tappandole la bocca per impedirle di urlare e picchiandola con violenti schiaffi. Due la tenevano ferma e il terzo, a turno con gli altri, la violentava, abusando di lei totalmente.

La ragazza dice di aver provato a liberarsi sferrando un pugno al volto di uno degli stupratori e un morso nelle parti intime a un altro. Tutto inutile, però, perché la violenza sarebbe continuata per lunghi minuti ancora. Nel frattempo, la scena si ripeteva a pochi metri di distanza con la povera amica inglese, trascinata da Lopatriello nei pressi di una recinzione. Lì l’avrebbe spinta contro la rete, iniziando a violentarla. La ragazza racconta che lui avrebbe usato modi gentili ed amichevoli fino all’angolo della siepe, che nasconde la vista al giardino, salvo poi trasformarsi in un mostro, iniziando a spogliarla e palpeggiarla, fino a tentare la violenza sessuale. Quindi, sarebbero arrivati almeno altri tre ragazzi, tra cui anche lo stesso Masiello, che avrebbero tentato di immobilizzarla con talmente tanta violenza da lussarle una spalla. La vittima questa volta è riuscita ad urlare molto forte, tanto da limitare l’opera dei violentatori, che l’hanno lasciata a terra semi nuda e terrorizzata. Lì l’ha raggiunta l’amica, anch’ella malconcia e ferita con lividi e contusioni. Quindi è scattato l’allarme: le due ragazze hanno raggiunto la sorella della marconese raccontando tutto nel bagno della villa. Hanno chiesto aiuto a uno zio paterno, presso cui sono ospiti. Lui le ha prelevate, manifestando pubblicamente tutta la sua rabbia, prima di chiamare il 118 e la polizia.

Le ragazze sono state curate al Pronto soccorso di Matera, dove sono state prestate loro le prime cure. Poi la testimonianza agli inquirenti e gli arresti dei ragazzi riconosciuti subito. Se tutto il racconto fosse confermato nei dettagli, si parlerebbe di una violenza sessuale brutale e disumana.

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