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POTENZA – Tra considerazioni degli ultimi mesi da brivido a quello che serve per la Basilicata. Parla Piero Lacorazza.

Che 2013 è stato?

«Sul piano politico è stato un anno molto complicato in cui la transizione e l’incertezza del quadro politico ha complicato ancora di più le risposte che i cittadini si attendono. E’ stato uno degli anni più complessi per la politica degli ultimi decenni. Non per questo il 2014 sarà più semplice dal punto di vista economico, ma almeno si spera in una nuova stabilità politica».

Dal punto di vista personale?

«Molto duro sul piano fisico e psicologico. Non solo nella gestione del ruolo di presidente della Provincia ma anche perchè gli ultimi mesi dell’anno con le mie candidaure. Sia per il modo in cui si è arrivati alle Primarie del centrosinistra con il paradosso a mio modo di vedere che potevo essere scelto prima o potevo scegliere prima…».

Si riferisce ovviamente alla sua candidatura alla Primarie…

«Dico che alla fine sono stato scelto tardi. A posteriori mi sono convinto che avrei dovuto essere scelto prima o magari avrei dovuto io mettermi in campo prima. Alla fine le cose sono andate così ma sono partito in campagna elettorale per le Primarie troppo tardi. Un percorso che poi si è rivelato in salita perchè ci sono arrivato con la “patente” di essere stato scelto, almeno questa è stata la percezione di gran parte dei cittadini, e questo ha comportato 2 limiti. Apparire come la sintesi della continuità e poi di avere poco tempo a disposizione per svolgere una campagna elettorale ancora più approfondita e magari giocarmi qualche carta in più per spiegare di non essere la continuità».

Alla fine ha perso. Come è stato trovarsi sconfitto nonostante i pronostici?

«E’ stato un esito difficile sul piano personale ma ci sono cose più complicate nella vita di un uomo. Cose che quando le paragoni a una sconfitta elettorale ti fanno riprendere subito».

Da osservatore esterno il suo 2013 è stato come un giro su un ottovolante. Prima sopra poi sotto poi di nuovo sopra con colpi di scena uno dietro l’altro. E’ stato un anno non normale. Era preparato?

«Di certo la politica ti abitua a questi alti e bassi. E ancora di più oggi chi fa politica deve essere pronto a questo stato di cose e a questi repentini cambiamenti».

Perchè?

«C’è un’opinione pubblica più attenta che analizzando e reagendo a tutti i fatti comporta una sorta di ascensore della forza e dei risultati di ciascun politico. Il punto è essere strutturati non solo sull’immediato ma anche sul tempo medio. Se io immaginavo 4 o 5 anni che arrivavo a essere in lizza per la presidenza della Regione e poi sarei stato eletto come quello con più preferenze avrei firmato subito. Ovvio che se analizzo solo la sconfitta  allora il risultato sembra minore».

Ma lei si attribuisce degli errori per la sconfitta delle Primarie?

«Quando perdi il maggior responsabile sei tu».

Quale l’errore più grande?

«Aver sottovalutato la domanda di cambiamento e rinnovamento che proveniva dalla società lucana. Una domanda ad ogni modo complessa dato che Marcello Pittella era vicepresidente della giunta uscente. Lui però ha saputo interpretare più di me questa domanda. Questa sottovalutazione non mi ha fatto credere molto nella battaglia. E quindi ho fatto una campagna elettorale sotto tono e ho avuto in questo una grande responsabilità. In più c’è una realtà evidente: se il candidato affronta una campagna elettorale sotto tono  non si può chiedere a chi deve dargli una mano di spingere fino in fondo. Marcello Pittella ha fatto percepire una spinta propulsiva da ultima spiaggia con messaggi orti. Io invece, forse perchè credevo di aver già vinto, non ho spinto così tanto. Paradossalmente oggi posso dire che forse il mio risultato alle Primarie rispetto a quello che c’è stato in campo è stato addirittura più alto di quello che poteva essere. Alla fine sono mancati solo 300 voti».

Si poteva fare di più?

«Mi sono reso conto che è come se mi fossi già sentito presidente della Regione e occupavo le mattine non a fare campagna elettorale ma a pensare a come avrei dovuto risolvere i problemi della Basilicata. Ho studiato più che stare sui temi  elettorali».

Però, alle sue spalle c’era una squadra di supporters che non ha fatto forse fino in fondo il proprio lavoro…

«Sinceramente penso che alla mia candidatura non si è arrivati bene. E aver individuato per mesi che Lacorazza non doveva essere il candidato poi per alcuni ambienti è stato difficile poi dire votate: “Lacorazza”.  Poi penso che in alcuni casi si è andati con il freno a mano tirato perchè dando per scontata la mia vittoria non si voleva probabilmente che vincessi con largo margine».

Perchè?

«Se avessi vinto in maniera schiacciante sarei stato un presidente un pò scomodo. E quindi ha prevalso il fatto di non spingere tantissimo per lasciare spazio  ad ampi margini di mediazione politica».

Ma qualcuno dei big che magari la sosteneva pubblicamente ma poi da sotto remava contro c’è stato?

«Con molta sincerità credo che in campagna elettorale c’è sempre chi dice una cosa e poi ne fa un’altra».

I nomi?

«Non è una questione di individuare i colpevoli. Sono semplicemente giochi della politica che ci sono sempre stati. Ma dico che se io stesso avessi spinto di più probabilmente questi giochi non avrebbero determinato la sconfitta».

E’ andata come è andata. Poi è stato eletto come primo per preferenze in Consiglio regionale. Il presidente della Regione è però Marcello Pittella. Che governatore sarà?

«Sarà un presidente che lavorerà molto. Una persona di grande disponibilità. Penso però che dovrà misurarsi con le grandi aspettative che egli stesso ha generato. Mentre i primi due aspetti sono caratteristiche umane. Il tema delle grandi aspettative è un punto politico e di governo. E da solo non può farcela. Quindi se immagina, ma mi ha gia detto che non sarà così in un recente incontro che abbiamo avuto, che può far uscire la Basilicata da questa condizione complessa agendo come uomo solo al comando pur con il peso elettorale che ha dimostrato di avere non credo non credo possa farcela. Ci sono sfide complesse da affrontare che un uomo solo non può vincere. Nella complessità lui deve servirsi di tutti e deve evitare di assumere decisioni che non siano partecipate».

Fuori dalle promesse elettorali, crede davvero che la Basilicata possa cambiare paradigma?

«Secondo me alcune cose vanno fatte in maniera immediata. Sulle riforme noi siamo obbligati nei prossimi mesi a dare segnali chiari e netti. Innanzitutto partendo dalla semplificazione del quadro politico. In questo non ci possono essere titubanze: deve essere formato il gruppo unico tra Pd ed eletti della lista Pittella».

Ma si farà?

«Credo di sì. E ancor di più la vittoria di Renzi come segretario del Pd porterà lo stesso Marcello Pittella a essere ancora di più uomo del Pd dato che ha sostenuto Renzi alle Primarie».

Quanto resisterà ancora il cosiddetto partito Regione?

«Io penso che ci sono due livelli. Il partito Regione è anche tale se esprimerà un gruppo unico con 10 consiglieri regionali e quindi potrà essere un gruppo forste per aiutare il governo nelle decisioni importanti. Se invece il partito Regione è quello del semplice comando dei singoli e quindi il tema diventa come i singoli devono autoalimentarsi con il potere, che è stato il vero motivo della caduta della scorsa legislatura, allora non va bene».

Altre priorità da suggerire a Marcello Pittella?

«Bisogna ridurre le Commissioni e pe presidenze per dare efficienza e ridurre i costi. Poi penso che serve rivedere il sistema del rimborso a forfait dei consiglieri: dei 4.500 euro o almeno la metà la si spende per un collaboratore oppure niente. Servono segnali secchi e chiari. Aggiungo che vanno riorganizzati i dipartimenti, ridotti gli uffici e il numero dei dirigenti con una valutazione dei tetti degli stipendi. Si trovino le forme adatte ma credo che bisogna andare in questa direzione già da subito. Un altro punto nevralgico è mettere mano all’Arpab. Il tema della sicurezza ambientale è molto sentito. E poi ci sono tutte le risposte che vanno date sul tema del lavoro».

La si può già chiamare assessore?

«La mia preferenza, se il presidente Pittella dovesse scegliere un’impostazione prevalentemente esterna per la composizione della giunta, sarebbe quella di fare il capogruppo. Penso che potrebbe servire di più».

E’  favorevole a una giunta  esterna?

«Se lavoriamo in maniera importante sulla riduzione dei costi e sull’efficienza della macchina amministrativa non ho pregiudizi sul fatto che possano essere nominati anche assessori esterni. Esiste il tema dei costi aggiuntivi ma dobbiamo anche dire che siamo già in presenza della riduzione dei consiglieri che fino a ieri erano 30 e che gli assessori da 6 sono passati a 4. Riducendo ulteriormente i costi in altri settori si potrebbe sostenere la spesa di alcuni assessori esterni se questo dovesse servire all’equilibrio politico e alle competenze».

Il Pd è passato nella mani di Renzi. Ma quanti renziani ci sono in Basilicata?

«Sono diventati tanti. Tantissimi (sorride ndr). Io posso solo dire che spero che sia rimasto in Renzi lo spirito con il quale aveva iniziato. E lo dico pensando ai renziani della prima ora. Mi auguro che non debba scendere a troppi compromessi».

Ma perché lei è rimasto con Cuperlo?

«Penso che il Pd abbia comunque bisogno di un pensiero politico strutturato. E penso che in un partito che raccoglie l’eredità della sinistra e del cattolicesimo popolare debba nutrirsi di questi pensieri e di questi valori. Io sento questa esigenza perchè servono idee forti per vincere. Insomma più il pensiero di un partito è debole e più facilmente si esaurisce. Cuperlo meglio si addice a questo mio modo di vedere. E poi esiste un tema di coerenza e lealtà all’interno di un gruppo dirigente e dentro storie e culture politiche. Inoltre abbiamo esponenti di spicco sul piano nazionale che sono utili per tutta la Basilicata e vanno difesi».

Si riferisce a Speranza e Bubbico?

«Evidente. E credo che se ci fosse stata una idea di divisione lacerante di un gruppo dirigente noi avremmo indebolito la nostra rappresentanza nel governo e nel,la funzione principale di governo del gruppo alla camera dei deputati. Non lo dico per ragione di corrente».

Intanto ha vinto Renzi…

«Se per questioni interne o perchè vogliamo a tutti costi dimostrare di contare di più a Roma rispetto a un altro, rischiamo solo di perdere punti fondamentali che sono importanti per la Basilicata. Se il Pd in Basilicata non comprende questo commetterà un errore grave».

Mandi un messaggio a Salvatore Margiotta…

«Margiotta, come dire, è bravo. E’ bravo perchè intuisce o meglio fiuta il momento. Ha una grande capacità in tal senso. Non so quanto però questo risultato di Renzi in Basilicata sia ascrivibile a lui. Io credo che bisogna evitare gli eccessi perchè il buon senso dovrebbe portare tutti a capire che la spinta di Renzi ha goduto del sostegno di chi l’ha sostenuto ma essenzialmente è una spinta spontanea dei cittadini». 

s.santoro@luedi.it

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