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Vito Bardi

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Bardi sulla data del voto rinvia la decisione e prolunga la legislatura regionale a dopo la firma dell’Accordo di coesione, scansa le pressioni di Salvini e difende dai meloniani le prerogative presidenziali sulla scelta del suo staff


POTENZA – C’è ancora qualcosa da fare prima di indire il voto e aprire la campagna elettorale per il rinnovo dei membri del Consiglio e del presidente della giunta regionale uscente.
È quanto dichiarato al Quotidiano dal governatore lucano uscente, il forzista Vito Bardi, smentendo i pronostici sull’apertura delle urne ad aprile, e difendendo, ancora una volta, le prerogative presidenziali finanche davanti alle critiche di parte della sua stessa maggioranza. Sull’indizione del voto, nonostante l’attesa rimarcata venerdì a Potenza dal segretario nazionale della Lega, Matteo Salvini, come pure sulla composizione dello «staff», che lo supporta «nell’approfondimento di tematiche e in procedure complesse», finito nel mirino dei meloniani di Fratelli d’Italia.

Presidente, a dicembre aveva annunciato pubblicamente l’intenzione di indire il voto agli inizi di gennaio, e invece siamo arrivati quasi a metà febbraio. Sta aspettando che il centrodestra annunci chi sarà il candidato governatore prima di procedere?

«Trattandosi di elezioni regionali la determinazione del periodo in cui si vota è dettata da una legge. In tale ambito la discrezionalità che si può esercitare è minima. Ci sono ragioni anche di opportunità istituzionale come la chiusura di importanti atti che regolano la vita amministrativa della Regione come il bilancio ed ora l’Accordo di coesione che, se compatibili con i termini indicati dalla legge, è opportuno che si chiudano prima dell’indizione delle elezioni».

C’era una certa aspettativa sul suo incontro di martedì con i referenti di Fratelli d’Italia rispetto a un possibile annuncio della sua ricandidatura. Come mai non è ancora arrivato?

«In ogni elezione c’è un dialogo tra le forze della coalizione per mettere a punto programmi, condividere metodi e regole che diano garanzie ai diversi partiti che sottoscrivano un patto e tra essi e il candidato presidente».

Pare di capire che ci sia una discussione aperta sulle prerogative presidenziali, in primis a livello di nomine, col tentativo di contenerle da parte di quello che domani potrebbe essere il primo partito della sua nuova maggioranza, e una resistenza da parte sua. Soprattutto nella scelta dei dirigenti di vertice dell’ufficio di presidenza della giunta. È così?

«Ci sono proposte di riorganizzazione di assessorati, di ridefinizione delle competenze degli uffici di presidenza che non ho motivo di non assecondare, così come di puntualizzazione delle regole di ingaggio dei direttori generali che in verità riflettono una prassi in larga parte già presente. La richiesta di maggiormente precisarle non costituisce problema».

In pratica le viene rimproverato di aver accentrato troppo potere negli uffici della presidenza della giunta sottraendolo alla politica e affidandolo a tecnici ed esperti di sua fiducia. È arrivato il momento di fare autocritica?

«Chi ha vissuto dall’interno l’esperienza di questa legislatura ben sa quanto ho rispettato prerogative e competenze degli assessorati e come le scelte di politica economica così come quelle strategiche siano sempre state condivise in giunta e non solo. Ogni presidente di Regione ha uno staff che lo supporta nell’approfondimento di tematiche e in procedure complesse che sono altra cosa rispetto a chi ha responsabilità amministrative e gestionali e che in ogni caso nulla hanno a che vedere con la decisione politica che resta sempre in capo alla figura del presidente».

La preoccupa che il giorno dopo l’indizione del voto in Basilicata la parola data su una ricandidatura a governatore possa essere superata nei giochi romani tra i partiti? Magari per effetto della riscrittura dei rapporti di forza interni alla coalizione nelle urne in Sardegna e in Abruzzo.

«Io mi sono messo a disposizione della mia comunità regionale per fare del mio meglio per migliorarne le sorti, condividendo un programma e un progetto della coalizione di centro destra. Ho potuto realizzare quelli che ritengo significativi risultati in favore delle famiglie e delle imprese e per attivare processi di rigenerazione economica e sociale grazie a provvedimenti votati da questa coalizione. Questo lavoro è all’esame dei partiti nazionali che hanno tutta la libertà di fare le proprie scelte se intendono darne continuità con la mia guida o meno».

La Lega è costretta a sacrificare il suo governatore uscente in Sardegna, Christian Solinas, a favore dei meloniani, che avevano già lanciato il “loro” governatore uscente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, in corsa per il bis. Forza Italia, invece, punta a confermare lei in Basilicata e Alberto Cirio in Piemonte. Non le sembra che il partito di Salvini esca un po’ mortificato da questo scenario, visto anche l’appuntamento con le europee di giugno, con i rischi che ne conseguono per la stabilità della coalizione, del governo nazionale e di quello  delle regioni amministrate dal centrodestra?

«Gli equilibri nazionali sono determinati tra i partiti nazionali in spirito di collaborazione. Il peso di un partito non si qualifica unicamente con la scelta del candidato presidente ma anche mettendo a disposizione la propria classe dirigente per posti di responsabilità nei vari ambiti del governo regionale. La legittima competizione tra i diversi partiti nelle tornate elettorali che fanno parte della stessa coalizione non è mai tesa a minarne l’unità».

Cosa replica al candidato governatore di Basilicata casa comune e Pd, Angelo Chiorazzo, che ha sostenuto che votando a favore del disegno di legge sull’autonomia differenziata in conferenza Stato-regioni lei abbia barattato i diritti dei cittadini lucani per “aspirazioni di candidatura”?

«Semplicemente che non ha abbastanza approfondito nel merito di cosa stiamo parlando. E’ facile gridare al lupo al lupo e agitare i fantasmi della spaccatura del paese. La mia posizione è sempre stata chiara, l’attuale regionalismo non ha ridotto affatto i divari tra le diverse parti del Paese, lasciare tutto com’è a chi giova?
C’è bisogno di rilanciare un nuovo regionalismo: un rafforzamento del potere e delle responsabilità delle regioni nelle sole materie che realmente sono di interesse di ciascuna regione, ovviamente nei limiti del dettato costituzionale, e soprattutto a determinate condizioni: che vi sia una perequazione delle infrastrutture relative alle prestazioni e ai servizi essenziali tra il nord e il sud del Paese. In altri termini deve essere una strada per ridurre i divari; per assumere in tal senso obbligazioni reciproche tra Stato e Regione. Se questa non è una difesa degli interessi regionali mi spiegassero cos’è?
Infine, forse alcuni dimenticano che per procedere nel percorso dell’autonomia occorre sottoscrivere una intesa tra Stato – Regione. Questa intesa non può che essere il frutto di una proposta che sta alla Regione di intesa con gli enti locali avanzare. Insomma, dipende da noi cosa proporre. È su questo che occorre un confronto, è su quali scelte fare che andrebbe spostato il dibattito più che sugli slogan: autonomia si autonomia no».

Pensa che in occasione delle prossime consultazioni elettorali il centrodestra lucano debba aprirsi a una forza riformista come Italia viva, che alla stregua di quanto fatto in Molise?

«È una decisione della coalizione di centro destra e, visti i precedenti, non vedo questioni pregiudiziali in via di principio».

E se anche Azione dovesse bussare alla porta della sua coalizione?

«Vale la risposata che le ho appena dato».

Nei giorni l’attacco dei pirati informatici al sistema sanitario lucano, c’è molta incertezza e confusione, non crede che sarebbe stata opportuna una conferenza stampa dell’assessore Fanelli per fare chiarezza su un fatto così inquietante?

«Quanto c’era da comunicare è stato comunicato. Nell’era digitale si è esposti a questi rischi. Non siamo certo i primi a subire attacchi di questo tipo. Siamo riusciti a limitarne le conseguenze ma è un dato che dei danni sono stati prodotti e che questo ci sollecita a fare ancor di più sul fronte della cybersicurezza». 

A che punto è la vicenda Stellantis dopo le parole dell’amministratore delegato Tavares?

«Il governo nazionale in tutta onestà sta facendo tutto il possibile perché il negoziato faccia passi in avanti ponendo anche delle condizioni e delle penalità tali da scoraggiare iniziative improvvide. Da parte nostra l’impegno è continuo perché lo stabilimento di Melfi abbia un futuro e per tutelare tutti lavoratori del settore dell’automotive. La dimensione del problema è ormai nota a tutti e ci si rende conto che la scala del confronto non è quella regionale. Fermo restando che quanto occorreva fare e che andrà fatto ci vedrà dare il nostro contributo».

I dati sul turismo sono buoni, non crede che sia stato un errore investire sull’aeroporto fantasma di Pontecagnano invece di entrare nella gestione di quello di Bari, più funzionale a Matera?

«Il sistema dei trasporti e della logistica è in continua evoluzione. Non sarei così perentorio nelle valutazioni che lei fa. Si tratta di valutare con attenzione fattori congiunturali e prospettive. Credo che questo costituisca uno dei temi strategici da condividere con la maggioranza».

Quali sono le prime tre cose che farà se dovesse essere rieletto?

«Ci sono cose che mi stanno particolarmente a cuore come portare a termine la politica della riduzione dei costi delle bollette dei cittadini includendo anche i costi per l’elettricità, perseguire l’autosufficienza energetica e il completamento delle infrastrutture e dei servizi digitali, il piano sanitario. Ma le priorità in quanto tali le decideremo insieme a tutta la coalizione».

Ogni amministratore ha successi e sconfitte, quale scelta tornando indietro non rifarebbe?

«La domanda forse andrebbe capovolta. Cosa non sono riuscito a fare e che avrei fatto. Gli errori eventualmente commessi hanno il beneficio dell’inesperienza iniziale sotto il profilo politico e comunque non sono tali da farmene chissà quale colpa, sono tutti rimediabili e non hanno avuto ricadute sulle nostre comunità. Ho dovuto affrontare vere e proprie emergenze a partire da quella pandemica, sanitaria e da ultimo la vicenda Stellantis, e molte energie sono state assorbite per fronteggiarle. Ora si tratta di concentrarsi sulla creazione di nuove opportunità, di rilancio di disegni infrastrutturali senza dei quali rischiamo davvero la marginalizzazione, di rilanciare il ruolo delle città e dei borghi, di dare motivi di speranza alle giovani generazioni che più facilmente colgono come il percorrere una nuova via, prendere una nuova strada comporta tempo e fatica. A noi e tra quanti tra loro vorranno aiutarci spetta il compito di farne una via luminosa».

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