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Il Palazzo di giustizia di Potenza

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POTENZA – Ha confermato le accuse ai fratelli Giuseppe e Antonio Postiglione l’ex assessore comunale allo sport, Giovanni Salvia, sentito ieri mattina nel processo per il porno-ricatto contestato ai due editori. Ieri mattina, di fronte al collegio presieduto da Federico Sergi, è entrato nel vivo il processo per cui i due fratelli sono accusati di tentata estorsione.

L’ex assessore, secondo dei non eletti (dietro Postiglione) nella lista Popolari per l’Italia alle amministrative del 2014, ha ripercorso nel dettaglio la vicenda, che risale all’autunno del 2015, quando Giuseppe Postiglione, patron del gruppo editoriale di Radio Potenza centrale e Cronache lucane, avrebbe preteso che si dimettesse dall’incarico nella giunta comunale guidata da Dario De Luca, minacciandolo che in caso contrario avrebbe divulgato un video che lo ritraeva davanti al computer, in una sessione di sesso online con una misteriosa adescatrice. In questo modo infatti, Postiglione avrebbe ambito, in quanto primo dei non eletti, a subentrare al consigliere eletto della medesima lista, Franco Morlino, che era a sua volta il più quotato per prendere il posto di Salvia in giunta lasciando l’aula.

Ai giudici Salvia ha detto di aver ricevuto «richieste pressanti» dall’editore, che dopo l’abbandono dell’ipotesi di un suo subentro in consiglio comunale avrebbe manifestato la volontà di diventare portavoce del sindaco De Luca, quindi avrebbe sollecitato contributi a iniziative da lui sponsorizzate al teatro Stabile, l’affidamento alle sue società delle commesse del Comune per la pubblicità legale di bandi e il subentro nella gestione del trasporto pubblico locale di una ditta a lui vicine. Richieste che avrebbero spinto Salvia a cercare aiuto dall’ex consigliere regionale Aurelio Pace, presidente dei Popolari per l’Italia, e a «prendere tempo» per trovare il modo di uscire da quella situazione, raccogliendo il coraggio necessario a registrare uno degli incontri con Postiglione e portare tutto in questura.

In quest’ottica l’ex assessore e l’ex consigliere regionale avrebbero paventato all’editore la possibilità di un incarico come consigliere d’amministrazione di Acquedotto lucano. «Lui tornava sempre sul quel discorso per cui era stato preso in giro dopo le elezioni». Ha spiegato Salvia. «Quindi, poiché aveva quel video su di me, diceva che sarei stato vittima di una situazione di cui era colpevole Pace che non gli dava quello che voleva».

Per Antonio Postiglione, invece, l’accusa è di concorso nella tentata estorsione perché sarebbe stato presente ad almeno uno degli incontri “incriminati” tra il fratello e Salvia, negli uffici di Pace. È rimasta non identificata, infine, la misteriosa adescatrice via web, che avrebbe convinto Salvia a chattare su Skype, dove è più semplice scambiarsi video registrati sul momento o mostrarsi via webcam al proprio interlocutore. La tesi degli inquirenti è che quel video compromettente, dopo un primo tentativo di estorsione fallito da parte dell’adescatrice, sia stato pubblicato per qualche minuto su Youtube dove un collaboratore di Postiglione, imbeccato da una misteriosa «fonte», ha dichiarato di averlo trovato e scaricato.

Durante l’udienza il presidente del Tribunale, su richiesta del difensore di Giuseppe Postiglione, Donatello Cimadomo, ha disposto l’allontanamento dall’aula del cronista del Quotidiano del Sud, che per primo aveva svelato l’esistenza di un video compromettente e di un possibile assessore sotto ricatto, raccogliendo dallo stesso anche la notizia della sua denuncia ai pm. Sebbene non inserito nella lista testi, infatti, il presidente del Tribunale ha ritenuto che potrebbe essere valutata in seguito una sua deposizione sull’accaduto. Pertanto gli andrebbe proibito preventivamente di ascoltare le deposizioni degli altri testi per raccontare lo svolgimento del processo. Il dibattimento è stato rinviato a giugno per sentire gli agenti della Squadra mobile di Potenza che hanno condotto le indagini.

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