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POTENZA – Sono nove gli indagati per il disastro del palazzetto dello sport di Lauria, da cui la sera dello scorso 13 dicembre si è staccata un’ampia porzione della copertura (LEGGI LA NOTIZIA), precipitata su una palestra distante qualche decina di metri uccidendo una persona, la psicologa 28enne Giovanna Pastoressa (LEGGI LA NOTIZIA), e ferendone in maniera grave altre 6. È quanto emerge dagli avvisi di garanzia spiccati nei giorni scorsi dalla procura di Lagonegro nei confronti di progettisti e costruttori dell’impianto sportivo inaugurato una decina di anni fa.

Le accuse nei loro confronti sono di omicidio, disastro e lesioni colpose. Ma in un singolo caso viene contestata anche un’ipotesi di falso ideologico datata 2015. Tra gli indagati compare anche l’ex sindaco di Lauria, l’architetto Gaetano Mitidieri, ma in veste di progettista e direttore dei lavori. Poi ci sono: il responsabile del procedimento, l’ingegnere Pasquale Alberti, dirigente del Comune attualmente in comando alla Regione Basilicata; e un ex dipendente come Francesco Cerbino, a sua volta ingegnere ma ormai in pensione. Quindi ancora: Francesco Mitidieri di Latronico, architetto libero professionista, che risulta anche indagato – da solo – per faso; e l’ingegnere Attilio Grippo, che è anche l’attuale segretario del circolo cittadino del Pd di Lauria. Gli ultimi 4 avvisi di garanzia sono stati spediti in Calabria e Lombardia.

Sul registro degli indagati, infatti, compare anche Giacomo De Marco, sindaco di Maierà, in provincia di Cosenza, ed ex amministratore della omonima società di costruzioni che realizzò il palazzetto dello sport, poi intitolato a Gino Alberti. Lo stesso De Marco che ad aprile dell’anno scorso venne arrestato e a dicembre dell’anno scorso è stato condannato a 2 anni e 8 mesi, in primo grado, per bancarotta fraudolenta, con l’accusa di per aver deviato i flussi economici in arrivo dalla realizzazione del palazzetto di Lauria, e una serie di altri appalti, da una delle società di famiglia aggredita dai creditori a un’altra.

È cosentino anche Antonio Fernando Garofalo, di Cassano allo Jonio. Vivono in provincia di Brescia, infine, l’ingegnere Giovani Grazioli e Natale Albertani, legale rappresentante della Habitat Legno di Edolo, che è la ditta che avrebbe fornito la copertura in legno lamellare “decollata” il 13 dicembre. Lo stesso Albertani che a marzo dell’anno scorso, come riportano diverse testate locali, risulta condannato a dieci mesi di reclusione in primo grado per un caso terribilmente simile a quanto accaduto a a Lauria (vedi sotto, ndr).

Nell’avviso di garanzia, oltre alle ipotesi d’accusa su cui stanno lavorando il il procuratore capo di Lagonegro in persona, Gianfranco Donadio, assieme al pm Rossella Maria Colella, viene indicato anche il consulente tecnico, l’ingegnere salernitano Vincenzo Rago, a cui gli inquirenti intendono affidare, martedì prossimo, una serie di accertamenti irripetibili, a cui gli indagati avrebbero diritto a presenziare di persona o attraverso dei consulenti tecnici di parte. Si tratta, in particolare, di verifiche strutturali su tutti gli edifici coinvolti nel disastro «per la ricostruzione della dinamica dell’evento». Quindi il palazzetto dello sport di proprietà del Comune di Lauria, e i tre capannoni attigui su cui è precipitata la sua copertura, sollevata dal vento.

L’avviso è stato notificato anche ai proprietari di questi ultimi e alle società, come la palestra Cam Sport & salute, che vi gestivano attività all’interno. Oltre al Comune, i feriti, tra cui figlio dell’ex governatore Marcello Pittella, e i familiari di Giovanna Pastoressa, che in quanto parti offese avranno diritto, a loro volta, di nominare un consulente per assistere agli accertamenti. Da capire c’è ancora come sia stato possibile che il vento, per quanto forte, sia riuscito a sollevare quella porzione della copertura del palazzetto, lunga circa 30 metri per 8 di larghezza, in pesante legno laminato e cemento, con tanto di pannelli fotovoltaici agganciati, proiettandola sulla palestra, distante qualche decina di metri. Lì dove sono precipitate le pesanti macerie, colpendo chi si stava allenando come la 28enne Pastoressa. Le raffiche di vento incriminate, infatti, avrebbero sì abbattuto diversi alberi e rovesciato un autobus tra Lauria e dintorni, ma non avrebbero danneggiato allo stesso modo altre strutture nei dintorni del palazzetto dello sport di contrada Cona, che svetta coi suoi 12 metri d’altezza.

Subito dopo il disastro gli inquirenti hanno raccolto proprio i dati meteorologici sulla tempesta di venerdì 13 dicembre, con l’obiettivo di capire se si è davvero trattato di una tromba d’aria, o comunque di un evento del tutto eccezionale, imprevedibile e incontenibile, come sostenuto a caldo anche dal sindaco di Laura Angelo Lamboglia. In caso contrario, infatti, è evidente che verrebbero in risalto una serie di possibili responsabilità, dall’allerta mancata alle possibili debolezze strutturali del palazzetto. Non a caso tra i primi documenti raccolti dai carabinieri della compagnia di Lauria c’è stato tutto quanto presente in Comune sulla realizzazione del palazzetto, intitolato a un compianto dirigente sportivo animatore del movimento pallavolistico locale, e della struttura poco distante che ospitava la palestra “Cam sport & salute”. Materiale che con ogni probabilità è servito a individuare i destinatari degli avvisi di garanzia appena spediti. Intanto in contrada Cona restano i sigilli attorno alla zona “rossa”, e diverse attività economiche sono state costrette a fermarsi e attendono di sapere quando potranno ripartire.

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