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POTENZA – L’ultimo post sulla pagina facebook è datato 19 ottobre 2019. Due anni in cui la “Venum 3.0” è passata da un’apparente “tranquillità” – nel post si cerca personale – al fallimento. Ieri è stata scritta l’ultima pagina per questa azienda che era nata sotto diversi auspici e che oggi va ad arricchire l’elenco dell’ennesima occasione sprecata.

E a pagare sono sempre loro: i lavoratori. Le maestranza dell’azienda sono stati tutti ammessi al fallimento e questo praticamente significa che per loro si può finalmente aprire il paracadute del fondo di garanzia dell’Inps. Il fondo però garantisce il Tfr e le ultime tre mensilità. Molti di loro hanno accumulato 10 mensilità che difficilmente saranno recuperato.

Accanto al triste destino dei lavoratori ci sono i creditori: fornitori, esperti a cui erano state chieste delle consulenze, il locatore. Il buco lasciato da Venum 3.0 è notevole e i creditori riusciranno a recuperare poco o nulla. Il curatore fallimentare ha cercato di appurare se quello di Venum 3.0 possa essere un fallimento normale, come quello in cui può trovarsi una qualsiasi azienda in difficoltà, oppure vi sia dell’altro. E considerato il pregresso, è ipotizzabile che ci possa essere uno strascico penale.


Analizzando fatture, movimenti bancari, scritture contabili e fiscali obbligatorie e i bilanci, il curatore fallimentare avrebbe riscontrato delle anomalie. Da qui l’ipotesi, quindi, che si possano configurare altri reati.


Un processo lungo, che ha sfibrato gli ex dipendenti, molti dei quali hanno denunciato in più sedi le irregolarità di un’azienda che ha lasciato un buco approssimativamente da circa 5 milioni di euro. E poiché tra i creditori c’è anche l’Agenzia delle Entrate, si può dire che a pagare i conti del fallimento di Venum 3.0 sarà anche la collettività. «Quello che davvero non riusciamo a sopportare – ha sottolineato qualche giorno fa Domenico Chetti, uno dei lavoratori che per primi hanno lasciato l’azienda – è la lentezza della macchina giudiziaria. Sono anni che noi denunciamo, portando prove e controprove delle irregolarità che venivano commesse. Nel frattempo i proprietari hanno vissuto la loro vita senza problemi, mentre noi ci siamo ritrovati tra mille difficoltà. Lo Stato invece si è mostrato morbido nei confronti di chi aveva già dimostrato di non essere un imprenditore onesto».


«C’è soddisfazione perché arriviamo a un punto finale di questa vicenda. – dice a margine dell’ultima udienza l’avvocato Luca Lorenzo che ha seguito la vicenda – Ma il sapore è agrodolce anche perché molti lavoratori non prenderanno tutte le loro spettanze. E poi molti si ritrovano senza lavoro».

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