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Lo stabilimento Fiat Chrysler a Melfi (PZ)

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Ma il polo industriale Fca a San Nicola di Melfi e il suo indotto hanno drenato il calo demografico. La nuova Oraziana e l’attesa di un sistema viario adeguato

VENOSA – L’Italia sta forse uscendo dalla crisi economica ma non da quella demografica. Secondo i dati del Bilancio demografico Istat, al 31 dicembre 2015 i residenti nel nostro Paese risultano essere 60 milioni 665mila con una perdita di 142mila abitanti rispetto a fine 2014 mentre la popolazione straniera è aumentata di quasi 12mila unità.  Volendo fare un paragone, in un solo anno in Italia sono “spariti” gli abitanti di Melfi, Potenza e Matera messi assieme.

Di questi 142mila desaparecidos, 3mila sono lucani con un calo della popolazione dello 0,51% in un solo anno. Dal 2008 al 2015 è del 3% circa il calo di popolazione regionale, come se la città di Pisticci venisse completamente cancellata dalla cartina geografica. Numeri e percentuali spaventose che trovano maggiore riscontro nei piccoli centri dell’entroterra lucano mentre vanno via via smussandosi nei grandi centri. Basti pensare che nello stesso periodo le grandi città del Vulture hanno perso mediamente una percentuale inferiore rispetto al dato regionale: Rionero si attesta su una riduzione del 2,24%, Atella -2,15%, Venosa 2,61%, Lavello -1,70%, Rapolla -2,47%, Ginestra -2,22%.

Percentuali decisamente meno positive arrivano da Barile -8,62% e Maschito -6,91%. Motivazioni? Probabilmente buona parte della popolazione dei due piccoli paesi si è spostata verso i centri più vicini quali Rionero e Venosa frenando in parte l’emorragia di questi ultimi.

MELFI: NON SOLO FIAT Il dato più sorprendente arriva da Melfi con un +2,20% registrato negli ultimi 7 anni che diventa un +10,28% in 15 anni. Volendo immaginare un paragone è come se gli abitanti di Abriola o di Roccanova si trasferissero in massa nella città federiciana. Chi attribuisce alla sola Fca\Fiat (e al suo indotto) l’unico motivo di questa inaspettata e straordinaria crescita commette un grossolano errore: la città federiciana ha mantenuto un costante trend di crescita anche in tempi non proprio idilliaci per la casa automobilistica tant’è che neanche la chiusura del Tribunale ha arrestato la corsa della città federiciana. Oltre ad una buona qualità della vita, nel corso degli anni la politica locale federiciana è riuscita a drenare altri nuovi cittadini grazie ad una serie di interessanti politiche sociali: da contributi economici per coloro che avessero manifestato interesse a trasferire la propria residenza per lavoro all’azzeramento della Tari e della Tasi ai proprietari immobiliari che concedevano in locazione i propri appartamenti agli operai fino all’esenzione dal pagamento della tassa locale sui rifiuti per tre anni.

Addirittura Melfi ha previsto per i neocittadini rimborsi spese per i pagamenti di alcuni servizi comunali (come asilo nido, mensa e trasporto scolastico) e addirittura servizi come l’energia elettrica nella misura del 50% dell’importo. Certo, per metterle in atto l’istituzione locale necessita di una discreta disponibilità economica ma se a questa si aggiunge la lungimiranza, la capacità e la forza politica riuscire a trattenere e implementare servizi importanti quali l’Ospedale, l’Inps, l’Inail, l’Agenzia delle Entrate, non ci si dovrà meravigliare se la città federiciana registra risultati positivi in termini demografici.

FUGA DA VENOSA Tra le grandi città del Vulture, quella che perde di più in termini percentuali è Venosa con una popolazione che oggi si attesta poco sotto i 12mila abitanti. Il sindaco della città oraziana Tommaso Gammone addebita le colpe principali «alla mancanza di infrastrutture». E come dargli torto? Senza ferrovia e, fino a qualche mese fa, con una strada provinciale che “garantiva” da Rionero a Venosa tempi di percorrenza pari a 27 minuti (fonte: Google Maps) per soli 18 chilometri, non era forse la migliore meta da raggiungere. Sempre se i viaggiatori avessero superato indenni lo scoglio Ginestra dove, a causa di una strada-saponetta, erano registrati quotidianamente degli incidenti stradali più o meno gravi.

«Con l’apertura a breve dell’ultimo dell’Oraziana – assicura Gammone – si accorceranno i tempi di percorrenza tra Venosa e Rionero e, di questa nuova infrastruttura, ne gioveranno entrambe le città sia in termini di sicurezza che di tempi di percorrenza».  Non solo Oraziana. Per il sindaco Gammone sono altre due le problematiche che hanno accelerato la decrescita di Venosa: il ridimensionamento dell’Ospedale cittadino («che ha spostato i lavoratori in altri centri») e «il non credere dei nostri concittadini nello sviluppo turistico della città». Una situazione che appare paradossale per una splendida città millenaria che vanta uno dei Parchi Archeologici più belli d’Italia. In vista di Matera 2019 e del probabile Capodanno in Piazza nel 2018, Venosa ha le carte in regola per rilanciarsi.

SAN NICOLA “BENEDICE” LAVELLO Un focus particolare lo meritano le “cugine” Rionero e Ripacandida, separate da pochi chilometri e, fino a qualche anno fa, al centro di una diatriba sui confini risoltasi in favore della seconda. Se Rionero ha registrato un calo superiore ai 2 punti percentuali, nello stesso periodo Ripacandida si è attestata su un incremento del 4,74% proprio in virtù del trasferimento anagrafico forzoso di un gruppo di cittadini “rioneresi” dal centro fortunatiano alla piccola Assisi lucana.

E mentre la popolazione di Lavello resiste all’emorragia demografica – grazie anche alla vicinanza al polo industriale di San Nicola di Melfi – Rionero, Atella e Rapolla continuano a subire il calo senza mettere in atto particolari accorgimenti. Se almeno nella città angioina è stato confermata la non applicazione della Tasi per l’anno in corso, nelle altre due non si registrano particolari politiche sociali.

All’orizzonte si intravedono ancora molte nubi e se la politica regionale non interverrà energicamente, la tempesta prevista non potrà far altro che travolgere la Basilicata.

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