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Il pm Laura Triassi

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POTENZA – Oltre 114 anni di reclusione divisi tra 35 dei 37 imputati, sanzioni per quasi 2milioni e mezzo di euro a 10 società, e la confisca di una cifra da stabilire, tra i 50 e i 150 milioni di euro.

Sono state queste le richieste avanzate ieri mattina dal pm Laura Triassi nel processo sulla gestione di reflui ed emissioni del Centro olio dell’Eni di Viggiano.

Il magistrato che ha coordinato le indagini del Noe dei carabinieri e nei prossimi giorni partirà per il suo nuovo incarico di procuratrice a Nola, ha chiesto il proscioglimento solo di 2 dei 37 imputati (il potentino Egidio Giorgio e il murese Alfonso Bianchini) per l’avvenuta prescrizione di alcuni dei reati. Come le contestazioni sulla falsificazione dei dati delle emissioni dell’impianto.

Confermate, invece, il resto delle accuse. In particolare sull’acqua separata dal greggio appena estratto, che sarebbe stata classificata, erroneamente, come rifiuto non pericoloso, mentre al suo interno venivano mescolate diverse sostanze tossiche. Di qui la contestazione di traffico illecito di rifiuti, che a marzo del 2016 portò agli arresti domiciliari per 5 dirigenti della compagnia di stanza in Val d’Agri e ai sigilli sul pozzo di reiniezione in profondità dei reflui di lavorazione del greggio, a Montemurro. Con lo stop della produzione fino a quando Eni non ha adottato alcune modifiche strutturali.

Le pene più pesanti, da 4 anni e mezzo di reclusione, sono state chieste per 7 dirigenti Eni, inclusi l’ex capo di tutto il Distretto meridionale del cane a sei zampe Ruggero Gheller, e per l’ex capo dell’Ufficio compatibilità ambientale di via Anzio, Salvatore Lambiase, che aveva autorizzato, nel 2013, lo scarico in profondità dei reflui.

A seguire, pene per 4 anni di reclusione cadauno sono state chieste per 18 imputati tra dirigenti Eni e referenti delle ditte che si occupavano del trasporto in autobotte e dello smaltimento in impianti di depurazione sparsi in mezza Italia degli stessi reflui (i 2/3 che non venivano inviati al pozzo di reiniezione). Tra questi anche Giuseppe e Camela Criscuolo dell’omonima impresa di base a Viggiano, e i materani Nicola Savino e Domenico Scarcelli, presidente e responsabile dei servizi ambientali della Tecnoparco Valbasento di Pisticci, società partecipata dalla Regione Basilicata che offre servizi vari alle imprese insediate nell’area industriale, e non solo. Incluso lo smaltimento dei reflui.

Si è limitata a 8 mesi di reclusione, infine, la richiesta nei confronti degli ex direttori generali dell’Arpab Raffaele Vita e Aldo Schiassi, e altri due dipendenti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Bruno Bove e Vito Masotti), più il dirigente dell’ufficio Ambiente della provincia di Potenza, Domenico Santoro. I primi accusati di non aver effettuato i controlli previsti dalle autorizzazioni al Centro Eni di Viggiano, e il secondo di non aver sanzionato Eni per il superamento di sostanze proibite nelle acque reiniettate nel pozzo esausto di Montemurro, autodenunciato dalla stessa compagnia.

Il collegio del Tribunale, presieduto da Rosario Baglioni, ha rinviato al 22 luglio per la fine delle arringhe delle parti civili (in 280 tra associazioni, enti e cittadini residenti attorno al Centro olio ambiscono a un risarcimento). Poi verrà il turno delle difese degli imputati. La sentenza è attesa per la fine dell’anno.

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