Il vescovo Salvatore Ligorio
1 minuto per la letturaPOTENZA – Ci sono anche i vaccini somministrati senza seguire le classi di priorità stabilite a livello nazionale al centro delle indagini dei pm di Potenza.
Nelle scorse settimane, infatti, sono stati sentiti, in qualità di indagati per un’ipotesi di peculato, il vescovo di Potenza, Salvatore Ligorio, e i responsabili del complesso sanitario del Don Uva, sempre nel capoluogo, dove poco più di un anno fa, nel giorno dell’epifania, il prelato ricevette – anzitempo – la sua prima dose di vaccino.
Si tratta del direttore sanitario e del direttore amministrativo del Don Uva, Rocco Maglietta e Roberto Galante, a loro volta indagati, sempre per peculato, assieme al coordinatore infermieristico, Francesco Sagaria, e alla presunta istigatrice dell’accaduto, suor Carla, al secolo Maria Sabia.
A tutti viene contestato di essersi appropriati della dose somministrata a Ligorio e ad almeno un’altra persona, Massimiliano Scavone (indagato a sua volta, ndr), sottraendola a chi ne avrebbe avuto diritto.
Il “caso” del vaccino al prelato potentino era esploso all’indomani della somministrazione, quando era iniziata a circolare la sua foto col braccio scoperto. Una specie di spot pro-vaccino, quando le somministrazioni erano ancora riservate a personale sanitario e ospiti delle residenze sanitarie assistite.
Tanto che tra i pochi vaccinati non figuravano ancora né il Papa né il presidente della Repubblica. Al riguardo Ligorio si è sempre difeso escludendo di aver «ingiustamente ricevuto un trattamento di favore».
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