Diego Palladino
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L’operaio lucano morto a Guidonia Montecelio, Diego Palladino, 57 anni, era originario di Lauria e risiedeva a Lagonegro. Travolto dai resti dei materiali usati per fare il cemento mentre puliva un silos
Stava lavorando alla pulizia dei silos quando è stato travolto dal materiale grezzo ed ha perso la vita sotto al cemento. Per lui, nonostante l’arrivo immediato dei soccorritori sul luogo dell’incidente, non c’è stato niente da fare. Gli operatori sanitari costretti a dichiararne il decesso.
OPERAIO LUCANO MORTO A GUIDONIA MONTECELIO
Il dramma si è consumato poco prima delle 20 di lunedì due febbraio 2026 nello stabilimento Buzzi Unicem di via Sant’Angelo Romano, a Guidonia Montecelio. A perdere la vita Diego Palladino, 57 anni: l’uomo, dipendente di una ditta esterna, era addetto alla pulizia di un silos. Palladino faceva il pendolare, era a Roma per lavoro ma viveva a Lauria, in provincia di Potenza, ed era originario di Lagonegro. Lascia due figli e una moglie. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe rimasto bloccato e ha inalato polvere di clinker, componente base per la produzione di cemento. Sul posto le forze dell’ordine e gli ispettori del lavoro dell’Asl Roma 5 che dovranno fare chiarezza sulla dinamica e sulle cause dell’incidente. I rilievi affidati all’ispettorato del lavoro. Sgomento tra i colleghi dell’uomo, che lascia due figli.
LO SCIOPERO DEI SINDACATI
Alle 6 di ieri dato avvio allo sciopero di otto ore proclamato da Fillea Cgil Roma e Lazio e Feneal Uil Roma e Provincia. Braccia incrociate ma soprattutto, hanno spiegato gli organizzatori, «un atto di dolore, rabbia e denuncia per l’ennesima vittima sul lavoro». Ancora una volta, la filiera degli appalti si conferma uno dei punti più critici sul fronte della sicurezza. Con questa mobilitazione, con i lavoratori e le altre organizzazioni sindacali vogliamo dire basta alla strage quotidiana nei luoghi di lavoro, richiamando con forza le istituzioni, la politica e le imprese alle proprie responsabilità. Non è accettabile continuare a morire per lavorare, né che la sicurezza sia subordinata ai tempi e ai costi della produzione».
«Lo sciopero di questa mattina – hanno evidenziato – rappresenta un segnale chiaro: la vita delle persone viene prima di tutto. Servono controlli, prevenzione, rispetto delle norme e un impegno immediato e concreto per fermare questa scia di sangue che, dall’inizio dell’anno, ha già causato tre morti sul lavoro nel Lazio».
MORTI SUL LAVORO, I CASI NEL PASSATO
A gennaio, infatti, Erri Talone, 41 anni, ha perso la vita a Colleferro. Un trasformatore di 50 quintali ha schiacciato l’uomo mentre effettuava uno spostamento con il muletto in un’azienda di materiali edili. Il macchinario ha travolto la vittima, senza lasciargli scampo. La ditta per la quale lavorava Palladino era incaricata di fare le attività di pulizia dei silos del cementificio e non a caso sotto la lente di ingrandimento dei sindacati c’è soprattutto il sistema dei lavori tecnici affidati in subappalto: è in questo caso che si sfilacciano il rispetto delle norme e dei dispositivi di sicurezza.
LA DURA NOTA DI CGIL E FILLEA
Sulla vicenda era subito intervenuto la Cgil e la Fillea di Roma e Lazio, insieme alla Cgil e Fillea Cgil di Rieti Roma Est Valle dell’Aniene: «Ci aspettiamo si faccia al più presto chiarezza, per accertare le responsabilità e capire come sia potuto accadere un episodio del genere. Dall’inizio dell’anno è la terza vittima del lavoro accertata nel Lazio e, ancora una volta, nella filiera degli appalti. È inaccettabile che il lavoro continui a essere causa di morte e sofferenza per chi per vivere deve lavorare e per i loro familiari, a cui siamo vicini ed esprimiamo tutto il nostro sostegno. Continueremo a mobilitarci per fermare questa strage e affinché le istituzioni facciano la loro parte, a partire dall’attuazione del piano regionale sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro».
DI MATTIA, PD: «UNA STRAGE SILENZIOSA»
Eleonora Mattia, consigliera regionale del Partito democratico, ha parlato di “una strage silenziosa che non può più essere tollerata. È inaccettabile che il lavoro continui a essere causa di morte e sofferenza per chi, per vivere, deve lavorare e per i loro familiari, ai quali esprimiamo la nostra più sincera vicinanza e tutto il nostro sostegno. Serve un cambio di passo immediato: più controlli, più sicurezza, più formazione, più responsabilità. Basta morti sul lavoro”.
OPERAIO MORTO, IL CORDOGLIO DEL SINDACO DI GUIDONIA
Anche Mauro Lombardo, sindaco di Guidonia Montecelio, ha espresso il proprio cordoglio: «In questo momento di profondo dolore ci stringiamo attorno alla famiglia della vittima, ai colleghi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia, esprimendo le nostre più sentite condoglianze».
LE REAZIONI DEL SEGRETARIO UGL POTENZA PALUMBO
«Siamo di fronte all’ennesima morte annunciata. Non una fatalità, ma il prodotto di un sistema che continua a tollerare negligenze, vuoti di controllo e una gestione della sicurezza affidata troppo spesso al caso. Ogni morte sul lavoro è una responsabilità precisa che deve avere nomi e cognomi». È quanto dichiara con parole durissime il Segretario Provinciale dell’Ugl Potenza, Giuseppe Palumbo. «Da anni assistiamo alle stesse dichiarazioni, agli stessi rituali di cordoglio e alle stesse promesse che non cambiano nulla – incalza Palumbo – La prevenzione resta debole, i controlli insufficienti e la sicurezza continua a essere trattata come un tema secondario».
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