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Orgoglioso e sorridente il senatore Calderoli, quello della legge elettorale giudicata da lui medesimo una “porcata”, si è fatto fotografare con un foglio in mano sul quale era scritto soltanto un numero: 82.730.460. Quel numero indica la quantità di emendamenti che Calderoli ha presentato alla riforma del Senato. Il senatore è orgoglioso di quello che ha fatto, anche se il presidente Grasso lo ha stoppato e ha dichiarato la sua montagna di emendamenti “irricevibili”. Calderoli, è uno dei maggiori esperti di regolamenti parlamentari, e per questa ragione è spesso temuto e consultato, ma stavolta ha superato se stesso. Quest’opera di revisione legislativa priva di semantica l’ha compiuta non da solo, ma con l’aiuto del suo staff tecnico in cui ci sono dei giovani programmatori che conoscono come funzionano i software di elaborazione di testi (in inglese, text processing). Infatti, quello tsunami di emendamenti, Calderoli non soltanto non li ha scritti (mille anni non bastavano), ma non li ha neanche letti (avrebbe impiegato 160 anni!). Addirittura, forse non ha neanche ben capito come sono stati generati. È stato un insieme di programmi software che, a partire dal testo della legge, per ogni frase, comma o articolo ha generato milioni di varianti soltanto modificando la punteggiatura e sostituendo molte parole con tutti i loro sinonimi. Questi programmi sono disponibili in rete e qualsiasi bravo programmatore, questo tipo di lavori di revisione costituzionale basati sulla fuffa, come quello messo in atto da Calderoli, ne può generare in quantità industriale.

A parte le note di colore che sui giornali hanno preso il sopravvento, questa vicenda pone il serio problema dell’impatto delle tecnologie software su tanti aspetti vitali della nostra società. L’altro esempio di questi giorni è quello legato al software che la Volkswagen ha usato per taroccare le emissioni di gas delle loro auto diesel. Gli algoritmi e i programmi software sono ormai presenti in ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Ci risolvono molti problemi e hanno cambiato il modo di lavorare, di comunicare, in sostanza il nostro modo di vivere. Eppure sembra che le nostre società non siano pronte a gestire i possibili effetti nefasti del software, il suo impatto su questioni di grande importanza non è ancora studiato, regolamentato e gestito per come sarebbe necessario. Algoritmi e programmi decidono orami troppe cose e intervengono in tante questioni di grande importanza, come in questi giorni è avvenuto per i motori delle auto o per le leggi di uno stato. Dunque se non metteremo in campo modelli e meccanismi di controllo e di verifica efficaci, gli effetti potranno essere devastanti. Ben oltre il rischio di essere sepolti sotto la fuffa legislativa senza costrutto del senatore Calderoli.

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