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Matteo Salvini

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CATANZARO – L’arresto di Domenico Tallini travolge la politica calabrese e apre il dibattito tra gli vari schieramenti anche a livello nazionale.

OPERAZIONE FARMABUSINESS: L’ARRESTO DI TALLINI E L’OPERAZIONE CONTRO I GRANDE ARACRI

Il primo a commentare la notizia dell’arresto è stato il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo a radio Rtl 102,5: «Ho mandato gli auguri di buon lavoro a Nicola Gratteri, che conosco e stimo, quando c’è da fare pulizia ben venga chi lo fa».

«Tallini – aggiunge Salvini – mi ha attaccato più volte, non ne conosco le vicende, ma se si muove Nicola Gratteri si vede che ha le ragioni per farlo. Spero che anche questo spinga il governo a dare una risposta i calabresi, sulla nomina dei commissari, scelgano un calabrese».

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Alle parole di Salvini ha replicato il commissario regionale del Partito Democratico della Calabria, Stefano Graziano: «In questo momento delicato, anche alla luce di quanto emerso oggi dalle indagini della Magistratura, i cittadini hanno bisogno di istituzioni forti e credibili per cui chiediamo che, compatibilmente con l’emergenza epidemiologica, venga fissata quanto prima la data delle elezioni regionali e che il Governo provveda tempestivamente alla nomina del Commissario alla sanità affiancandolo con una squadra forte e competente in grado di far ritornare nel più breve tempo possibile la gestione ordinaria e dunque un’assistenza migliore ai cittadini».

«Non si può – aggiunge l’esponente dem – non sottolineare l’imbarazzante e goffo tentativo di prendere le distanze da Tallini fatto in mattinata da Matteo Salvini, che definirei l’uomo del giorno dopo. È facile prendere le distanze oggi, ma quando c’era da spartirsi le poltrone dell’amministrazione regionale la Lega era lì e non ha battuto ciglio».

Dura la posizione assunta dal Movimento 5 Stelle. I deputati M5S Paolo Parentela e Giuseppe d’Ippolito affermano: «Sul piano politico e morale l’intero centrodestra della Calabria è devastato dalla notizia degli arresti domiciliari per Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria, nell’ambito dell’ennesima inchiesta antindrangheta coordinata dalla Dda di Catanzaro, nello specifico contro la cosca Grande Aracri di Cutro».

«Secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbe stato accertato il rapporto di scambio tra Tallini e la cosca, nel senso che il primo sarebbe intervenuto al fine di agevolare la consorteria in un progetto di reimpiego di capitali, ricevendone il sostegno alle elezioni regionali del novembre 2014. L’arresto di Tallini conferma, indipendentemente dagli sviluppi giudiziari del caso, l’urgenza – proseguono i due deputati del Movimento 5 Stelle – di un totale rinnovamento della classe politica in Calabria, che da tempo chiediamo all’elettorato, anche in virtù delle nostre innumerevoli denunce sull’inquinamento del voto nella regione e sul ricorrente uso del potere a vantaggio delle organizzazioni criminali e di affaristi in tutti gli ambiti dell’amministrazione pubblica, a partire dalla sanità. È singolare – concludono Parentela e D’Ippolito – che nel Consiglio regionale della Calabria faccia bella mostra una targa con scritto “Qui la ’ndrangheta non entra”, con cui, evidentemente, i partiti tradizionali pensano di essersi lavati la coscienza evitando di fare al loro interno quella pulizia morale tanto raccomandata da Paolo Borsellino, da Nicola Gratteri e dal Movimento 5 Stelle».

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