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COSENZA – Per una decina d’anni avrebbero amministrato abusivamente la fondazione intitolata al Cavaliere del Lavoro Carmine Domenico Rizzo, senza averne i titoli e per di più dilapidandone l’ingente patrimonio. E’ quanto ha ricostruito la Guardia di Finanza di Bologna, che ha denunciato undici persone ritenute, a vario titolo, responsabili dei reati di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e appropriazione indebita.

Le Fiamme Gialle hanno inoltre dato esecuzione a un provvedimento di sequestro, emesso dal Gip di Bologna Roberta Dioguardi, dell’intero patrimonio mobiliare ed immobiliare della Fondazione, con sede legale a Rende e sede operativa a Bologna, e di due società di capitali con sede a Bologna e controllate dallo stesso ente, del valore complessivo di circa 17 milioni di euro.

Gli indagati sono otto uomini e tre donne: sette residenti nel Cosentino e quattro a Bologna. Le indagini, coordinate dal Pm Manuela Cavallo, hanno permesso di accertare che le persone che hanno amministrato nell’ultimo decennio la fondazione, dopo la morte di Rizzo, non avevano titoli per farlo, poiché una serie di sentenze emesse dal Tribunale Civile ne avevano disposto la decadenza e la sostituzione. Oltre a non dare esecuzione a questi provvedimenti, gli 11 indagati avrebbero dilapidato ingenti risorse finanziarie della fondazione, mettendo in atto «plurime azioni di depauperamento dell’ingente patrimonio dell’ente, che veniva gestito attraverso alcune società di capitali partecipate, drenando beni e disponibilità finanziarie in loro favore anziché essere utilizzate per le finalità stabilite dallo statuto dell’istituzione filantropica».

In particolare – spiega la Finanza – è stato disposto il sequestro delle disponibilità finanziarie, dei beni mobili e di oltre 100 beni immobili (appartamenti, negozi, garage, terreni, fabbricati rurali) tutti a Bologna. Contemporaneamente all’esecuzione dei provvedimenti, sono state eseguite perquisizioni fra Emilia-Romagna, Lombardia e Calabria.

Carmine Domenico Rizzo era un imprenditore calabrese che nel Secondo Dopoguerra si trasferì a Bologna, dove era diventato uno dei principali costruttori edili. Fra gli anni Sessanta e Settanta era divenuto un generoso mecenate, finanziando i primi film di Pupi Avati e aiutando tra gli altri l’Antoniano e vari enti culturali e di ricerca. Nel 1983 fu nominato Cavaliere del Lavoro e dopo la sua morte, avvenuta nel 2006, la fondazione a lui intitolata aveva lo scopo di proseguire le sue attività sociali e filantropiche.

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