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CETRARO (COSENZA) – La procura della Repubblica di Paola ha individuato precise responsabilità a carico di quattro medici e un infermiere. Chiuse le indagini, adesso si va verso un processo (salvo eventuale richiesta di proroga delle investigazioni) per la morte di Santina Adamo, di 36 anni, originaria di Rota Greca, deceduta il 17 luglio del 2019 (LEGGI LA NOTIZIA) all’ospedale di Cetraro per “shock emorragico post partum”, dopo aver dato alla luce il suo secondo bimbo.

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Il grave episodio di presunta malasanità, avvenuto sulla costa tirrenica cosentina, ha avuto molta risonanza nazionale, scatenando polemiche sulla sanità calabrese protratte per diverse settimane dal giorno dell’evento. La donna è deceduta in estate, quando era in vacanza a Fuscaldo. L’assenza di un chirurgo e di sacche di sangue presso l’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia di Cetraro, indispensabili per tamponare la gravissima emorragia provocata dal parto, avrebbero contribuito al decesso della povera donna. In particolare, le sacche di liquido ematico richieste al centro trasfusionale dell’ospedale “San Francesco di Paola”, distante 25 chilometri dalla struttura ospedaliera “Iannelli” di Cetraro, sarebbero arrivate troppo tardi, quando la donna era già morta.

IL MINISTRO GRILLO A SUO TEMPO HA INVIATO UNA TASK FORCE

Sul caso aveva aperto un fascicolo la Procura della Repubblica di Paola, diretta dal procuratore capo Pierpaolo Bruni. Sei le persone originariamente iscritte nel registro degli indagati: un’ostetrica, due rianimatori e tre ginecologi, tutti in servizio al reparto di Ostetricia e Ginecologia di Cetraro. Oggi gli indagati sono rimasti in cinque. L’inchiesta penale mira ad accertare se il personale dell’ospedale che ha assistito la donna abbia attuato correttamente le procedure previste dai protocolli. Il 24 luglio 2019, l’allora Ministro della Salute, Giulia Grillo (poi sostituita da Roberto Speranza nel successivo governo giallo-rosso), ha disposto l’invio di una task force all’ospedale Iannelli.

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A seguito di queste verifiche, effettuate in sintonia con personale della Regione Calabria e dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, è stata disposta la sospensione del punto nascita del presidio ospedaliero di Cetraro per presunte gravi carenze riscontrate, ma anche perché dal 2017 non rispetta gli standard minimi di 500 parti annui. L’attività della struttura è stata quindi “sospesa – si legge negli atti – fino alla risoluzione di tutte le problematiche presenti, al fine di inoltrare, al Ministero della Salute, la deroga prevista dall’art. 1 del D. M. 11.11.2015 per mantenere in attività punti nascita con volumi inferiori ai 500 parti/annui”.

Nella relazione stilata al termine della ispezione, il responsabile dell’Unità operativa Ingegneria clinica dell’Asp cosentina, ingegnere Antonio Capristo, sostiene che per ottenere i requisiti minimi per l’accreditamento del reparto servono “azioni sinergiche di svariati attori, tra i quali, e non ultimi, quelli responsabili di garantire adeguate risorse umane, o sufficienti dotazioni tecnologiche” In relazione alle necessità di adeguamento strutturale, funzionale ed impiantistico, è richiesta anche una modifica dell’attuale assetto del blocco operatorio con lo spostamento dell’ostetricia, sempre nello stesso presidio ma “nei locali attigui al medesimo livello, operando attraverso una rimodulazione”. Il reparto ospedaliero è stato aperto solo recentemente.

Sul caso era stata lanciata anche una petizione online che in poco tempo raccolse quasi 40mila firme. Con questa raccolta firma si chiedeva l’assunzione di medici, infermieri e specialisti in tutti gli ospedali del Sud, nonché il potenziamento di strutture a apparecchiature. La petizione web, avviata da Maria Carmela Furfaro, una calabrese originaria di Taurianova che vive da tempo a Perugia, è stata poi consegnata a Giulia Grillo, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Sergio Mattarella.

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