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Una manifestazione per il caso Bergamini davanti al tribunale di Cosenza

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Processo di Appello Bergamini, arringa della difesa: i legali della Internò sollevano dubbi sulla validità della glicoforina. Il 17 novembre la sentenza


COSENZA – Nuova udienza in Corte d’Assise d’Appello, a Catanzaro, del processo per la morte del calciatore del Cosenza Denis Bergamini, rinvenuto senza vita la sera del 18 novembre 1989 sulla Statale 106 a Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza. Oggi è toccato ai difensori dell’unica imputata per l’omicidio volontario, l’ex fidanzata Isabella Internò, tenere le arringhe difensive. Internò, già condannata a 16 anni in primo grado, era presente in aula.

L’avvocato Cataldo Intrieri ha parlato, con riferimento al primo grado di giudizio, di ‘processo distopicò alimentato dai social e dal clamore mediatico, di “abuso di potere” nei confronti dell’imputata e di “gigantesca bufala cucita sulla pelle di un’innocente”. Il legale ha, inoltre, confutato la validità della prova ottenuta attraverso l’impiego della glicoforina, sostenendone il carattere sperimentale e non riconosciuto dalla comunità scientifica.

Intrieri ha, poi, messo in dubbio l’attendibilità di alcune testimonianze, come quella di Tiziana Rota; ha ribadito come, a suo dire, sia stato più volte leso il diritto di difesa ed elencato una serie di anomalie che avrebbero caratterizzato il processo di primo grado.

PROCESSO DI APPELLO SUL CASO BERGAMINI: PER LE DIFESE “UN PROCESSO INGIUSTO”

Un processo “ingiusto” anche per l’altro avvocato della difesa, Angelo Pugliese, che ha ripreso le osservazioni sulla glicoforina, citando il caso della stilista Carlotta Benusiglio e la sentenza della Corte d’Appello di Milano, e affermato come la morte di Bergamini sia riconducibile, a suo avviso, a dissanguamento e non a un’asfissia meccanica.

Sulla base, poi, della lettura di alcuni passi del libro di Carlo Petrini, “Il calciatore suicidato”, Pugliese ha sollevato dubbi anche sulla pista passionale, sostenuta dagli inquirenti e avallata dai giudici della Corte d’Assise nelle motivazioni della sentenza di condanna.

La difesa, in ultimo, ha chiesto l’assoluzione di Isabella Internò perché “il fatto non sussiste”. Nella scorsa udienza, l’accusa aveva chiesto la rideterminazione della pena a 23 anni (LEGGI) attraverso il riconoscimento delle circostanze aggravanti equivalenti alle attenuanti generiche. Il 17 novembre, dopo eventuali repliche da parte del pubblico ministero Luca Primicerio, è attesa la sentenza.

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