La procura di Paola
2 minuti per la letturaPer il neonato morto dopo il parto a Cetraro sono sei gli indagati: il ginecologo e ad altri cinque sanitari presenti in sala parto. Effettuata l’autopsia sulla salma.
L’’inchiesta sulla morte del neonato avvenuta pochi giorni fa all’ospedale “Gino Iannelli” di Cetraro si allarga. La Procura della Repubblica di Paola, guidata dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, ha iscritto nel registro degli indagati sei persone: il ginecologo che aveva in cura la madre e altri cinque sanitari presenti in sala parto. Un provvedimento che, come precisano fonti giudiziarie, non equivale a una dichiarazione di colpevolezza ma rappresenta un atto dovuto. Serve infatti a garantire agli interessati il diritto di difesa e la possibilità di nominare consulenti tecnici di parte, chiamati a seguire gli accertamenti medico-legali. Ieri mattina, su disposizione del sostituto procuratore Maria Porcelli, è stata effettuata l’autopsia sulla salma del neonato. L’incarico è stato affidato a un’ équipe di specialisti di medicina legale dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. Presente anche la professoressa Aquila, chiamata a rispondere in merito ai risultati dell’esame nei prossimi giorni. Sarà lei a chiarire i nodi ancora aperti, primo tra tutti il momento esatto del decesso: se avvenuto durante il travaglio o subito dopo la nascita. Secondo le prime indiscrezioni, il bambino avrebbe respirato al momento del parto. Resta tuttavia da stabilire con certezza se le complicanze legate al cordone ombelicale avvolto attorno al collo abbiano avuto un ruolo determinante. Un passaggio decisivo per comprendere se un parto cesareo avrebbe potuto evitare l’esito tragico.
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PER GLI INDAGATI L’IPOTESI DI OMICIDIO COLPOSO PER IL NEONATO MORTO A CETRARO
La procura procede al momento con l’ipotesi di omicidio colposo. L’obiettivo è ricostruire, minuto per minuto, le fasi del travaglio e dell’assistenza prestata dai medici e dagli operatori sanitari, verificando eventuali ritardi o errori di valutazione. In attesa delle conclusioni dell’autopsia, restano quindi aperti gli interrogativi principali: il cordone era stato individuato durante il monitoraggio? Sono state adottate tutte le misure previste dai protocolli? La scelta di procedere con un parto naturale era davvero la più sicura? Il caso ha riacceso i riflettori sul punto nascite di Cetraro, l’unico presidio operativo sul Tirreno cosentino. La sua storia recente è segnata da una ferita ancora aperta: la morte di Santina Adamo, la donna di 36 anni deceduta nel 2019 per un’emorragia post-parto. Solo nel giugno 2024, dopo interventi strutturali e il via libera della Regione Calabria, il reparto di Ostetricia e Ginecologia era stato riaperto, accogliendo con fiducia le prime partorienti. Il punto nascita di Cetraro è considerato un presidio vitale per le famiglie della costa tirrenica, troppo distante dagli altri ospedali attrezzati. Nei prossimi giorni l’attesa si concentrerà sui risultati dell’autopsia. Solo allora sarà possibile tracciare con maggiore chiarezza la linea che separa la fatalità da eventuali responsabilità umane.
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