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San Giovanni In Fiore, parla la mamma della giovane donna accoltellata dal suo ex «L’odio ha colpito la nostra famiglia. Quello che è successo non sembra vero, non pensavamo si potesse arrivare a tanto»


SAN GIOVANNI IN FIORE – «Non sembra vero ciò che è successo a mia figlia Francesca, sembrava di rivivere una puntata di “Amore Criminale”». A dirlo con la voce rotta dal dolore è Deborah, la mamma della ragazza che nella giornata di Capodanno è stata accoltellata dal suo ex fidanzato in una stradina di via Alfieri, proprio al di sotto della centralissima via Roma. Una tragedia sfiorata, visto che Francesca è riuscita a rifugiarsi, insanguinata, all’interno di un bar proprio su via Alfieri.

IL DOLORE E LA PAURA DI UNA MADRE

«Non ci siamo ancora resi conto di ciò che è accaduto a nostra figlia, perché non avremmo mai pensato che si potesse arrivare a tanto odio da parte di un ragazzo nei confronti di una ragazza, solo perché lo aveva lasciato. Certe cose si vedono in Tv, si leggono sui giornali, mai pensando che possano succedere a noi» continua Deborah, che ha ancora negli occhi la scena della figlia colpita dai fendenti dell’ex.

«Una volta tornata a casa non voleva restare un minuto da sola, perché aveva paura che il suo ex la potesse ancora raggiungere e farle del male. Poi, piano piano, si è resa conto che le stavamo accanto, e come la sua famiglia anche tutta San Giovanni in Fiore le è stata vicina in quei terribili momenti. Le forze dell’ordine sono rimaste per ore a casa nostra a consolarci, senza mai allontanarsi».

SAN GIOVANNI DONNA ACCOLTELLATA: LA DINAMICA DELL’AGGUATO E I SOCCORSI

Deborah ricorda quei terribili attimi in cui la figlia Francesca, dopo il turno di lavoro, si era recata per un drink con gli amici alla gradinata di via Alfieri, come faceva spesso.  Mai pensando che l’ex fidanzato era appostato nei pressi e che, dopo averla vista serena e spensierata parlare con i suoi coetanei, le saltasse addosso con un coltello, colpendola con due fendenti al collo, poi alle braccia e poi all’addome. Lei per difendersi si era coperta il viso, riportando varie escoriazioni alle mani. Alle sue grida disperate, sono accorsi alcuni ragazzi presenti, che lo hanno messo in fuga, mentre lei tutta insanguinata si è rifugiata nel bar soprastante.

All’istante i due soccorritori, quando si sono resi conto della gravità della situazione, hanno caricato sulla propria macchina Francesca, portandola al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino, dove le hanno prestato le prime cure. Quando hanno visto che le due ferite sul collo stavano aggravando la situazione, l’hanno trasportata subito all’ospedale di Cosenza. Lì, dopo le cure, è stata dimessa e rimandata a casa.

L’ARRESTO DELL’AGGRESSORE

Nel frattempo i carabinieri della locale caserma, coordinati dal maresciallo maggiore, Luca Pagliara davano la caccia al presunto accoltellatore, A. I., ritrovandolo dopo alcune ore nella casa di un conoscente. Il ragazzo è stato arrestato e trasferito in carcere a Cosenza.

SOLIDARIETÀ DELLE ISTITUZIONI E REAZIONI POLITICHE

Hanno espresso solidarietà alla vittima dell’attentato sia la sindaca facente funzione, Claudia Loria sia le altre istituzioni presenti sul territorio. Anche il circolo di Rifondazione Comunista è intervenuto con un comunicato stampa.  «Quanto accaduto a San Giovanni in Fiore non può essere archiviato come un “episodio isolato”. L’aggressione subita da una giovane donna per mano dell’ex fidanzato è l’ennesima manifestazione di una violenza strutturale che attraversa il nostro paese e che colpisce in modo sistematico le donne e le persone Lgbtqia+. A questa violenza si somma il silenzio mediatico, contribuendo ad una seconda forma di cancellazione ed isolamento. I dati più recenti sono allarmanti: nel 2025 si registra un aumento significativo delle violenze tra le più giovani, fino al 37,6% nella fascia 16-24 anni, ed una crescita delle violenze sessuali anche al di fuori delle relazioni di coppia».

«Non esistono femminicidi o transcidi che abbiano un peso diverso: tutti affondano le radici nella stessa cultura patriarcale contro cui, come comuniste, femministe e transfemministe, lottiamo da anni. Com’è possibile che ancora oggi una ragazza non possa uscire la sera con la certezza di tornare a casa senza incontrare un uomo violento? Le donne continuano ad essere educate alla prudenza, al controllo dei propri comportamenti, del proprio corpo e dei propri orari. È invece necessario educare gli uomini a non esercitare violenza: a non stuprare, non molestare, non picchiare, non uccidere».

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