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Epatite A, in Calabria 22 casi, da giorni non si registra nessun nuovo ricovero


CORIGLIANO ROSSANO – L’allerta sanitaria legata alla diffusione dell’Epatite A torna a far discutere il territorio di Corigliano-Rossano, ma le rassicurazioni che giungono dai vertici dell’Asp di Cosenza invitano a una lettura lucida e priva di eccessivi allarmismi. Il direttore sanitario Martino Rizzo, ha confermato che la situazione è costantemente monitorata e che i dati attuali non descrivono un’emergenza fuori controllo.

EPATITE A IN CALABRIA, NESSUN ALLARMISMO


Sebbene in tutta la Calabria si siano registrati ventidue casi, la provincia di Cosenza ne conta complessivamente nove, con un’incidenza molto ridotta proprio nel comune di Corigliano-Rossano, dove le persone colpite da sintomi sono state soltanto due. Un elemento fondamentale per comprendere l’attuale scenario risiede nei tempi della medicina. L’Epatite A ha infatti un periodo di incubazione che può durare fino a trenta giorni; ciò significa che i casi diagnosticati in queste giorni sono probabilmente riconducibili a contagi avvenuti nel mese di febbraio.

CONTAGI AVVENUTI NEL MESE DI FEBBRAIO


Questa analisi trova riscontro nelle attività di vigilanza veterinaria e alimentare che, proprio nelle scorse settimane, hanno portato al sequestro di diverse partite di cozze presso numerosi esercizi commerciali del territorio. Le autorità sanitarie ipotizzano quindi che i pazienti abbiano consumato prodotti contaminati prima che i controlli riuscissero a rimuovere i lotti a rischio dal mercato. Dal punto di vista clinico, i pazienti registrati sul territorio presentano quadri sintomatici gestibili e vengono sottoposti ai trattamenti di supporto necessari.

EPATITE A, L’ASP MANTIENE ALTA LA GUARDIA


Un segnale estremamente positivo arriva inoltre dai monitoraggi degli ultimi tre giorni, durante i quali non è pervenuta alcuna nuova segnalazione di contagio alle autorità competenti. Nonostante questa tregua nei bollettini medici, l’Asp mantiene alta la guardia attraverso campionamenti continui e una sorveglianza attiva su tutta la filiera ittica per garantire la sicurezza dei consumatori.
In questa fase, la prevenzione individuale resta l’arma più efficace per spezzare la catena del contagio. Il dottor Rizzo ha ribadito con forza l’importanza di seguire norme igieniche rigorose e abitudini alimentari sicure, a partire dal lavaggio accurato delle mani, specialmente per chi manipola alimenti a livello professionale. Per quanto riguarda il consumo di mitili, la raccomandazione principale è quella di evitare assolutamente i prodotti crudi.

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