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Giornata di studi all’Università della Calabria, il geologo Mario Tozzi: «Il Ponte sullo Stretto non è così utile».
ARCAVACATA (COSENZA) – Un forte richiamo alla responsabilità collettiva, alla prevenzione e alla necessità di ripensare il rapporto tra uomo e territorio. È questo il messaggio lanciato dal noto divulgatore scientifico Mario Tozzi nel corso di “Terre in movimento”, la giornata di studi ospitata nell’Aula Magna “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria (Unical) e dedicata ai temi del rischio sismico e vulcanico, con particolare attenzione alla fragilità del territorio calabrese. L’iniziativa, promossa da Donne fra le Stelle ODV e dal Sistema Museale dell’Unical (SIMU), ha riunito studiosi, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni scientifiche e professionisti del settore in un confronto multidisciplinare. Tra gli enti coinvolti: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Protezione Civile, l’Università della Calabria e gli Ordini professionali dei Geologi e degli Architetti della Calabria.
“Terre in movimento”: una giornata di studi all’Università della Calabria
Ad aprire i lavori è stato il prorettore dell’Unical Fabio Bruno, che ha ricordato il forte legame tra l’ateneo e gli studi geologici, sottolineando come eventi di questo tipo abbiano un ruolo strategico nel collegare ricerca scientifica e società civile: «I risultati della ricerca devono arrivare alla cittadinanza e alle istituzioni. Solo aumentando la consapevolezza si può agire concretamente per ridurre i rischi e prevenire conseguenze ormai inaccettabili». A evidenziare il valore culturale e sociale dell’iniziativa, Dante Fortunato, fondatore dell’associazione Donne fra le Stelle.
La tavola rotonda, moderata dalla giornalista scientifica Roberta Fulci di Rai Radio 3, ha visto la partecipazione di Rosanna De Rosa, Mario La Rocca, Francesco Perri, Fabio Scarciglia, Giovanni Andiloro per l’Ordine dei Geologi della Calabria, Carlo Tansi del CNR, Gianluca Valensise dell’INGV e Michele Forino. Un confronto che ha messo in luce la necessità di strategie integrate, pianificazione urbana lungimirante e investimenti continui nella sicurezza del territorio.
Giornata di studi all’Università della Calabria con il geologo Mario Tozzi
Mario Tozzi, ospite d’onore dell’evento, ha tenuto una lectio magistralis che ha immediatamente acceso il dibattito: «Le catastrofi naturali non esistono. Esistono eventi naturali che diventano catastrofici a causa nostra. L’unica vera catastrofe naturale sarebbe l’impatto con un asteroide». Un ragionamento che ribalta la narrazione tradizionale delle calamità e punta il dito contro decenni di scelte urbanistiche e infrastrutturali errate. Per Tozzi, il problema italiano non è né tecnologico né scientifico: «Le conoscenze ci sono, le competenze anche. È un problema culturale». Da qui, il confronto con il Giappone. Dopodiché, il divulgatore ha denunciato un atteggiamento fatalista diffuso in tutto il Paese che continua a frenare gli interventi necessari: «I terremoti oggi non si possono prevedere. Per questo dovremmo investire tutto sulla prevenzione. Ma non lo facciamo».
Secondo Tozzi, il rischio sismico si riduce innanzitutto costruendo meglio e mettendo in sicurezza gli edifici esistenti: «È la casa che crolla a uccidere, non il terremoto». Ampio spazio è stato dedicato anche alle criticità del territorio calabrese, sempre più esposto a dissesto idrogeologico, eventi meteorologici e rischio sismico.
Mario Tozzi: «Il Ponte sullo Stretto non è così utile»
Tozzi ha messo in discussione la logica delle grandi opere considerate «simboliche», facendo esplicito riferimento al Ponte sullo Stretto: «È un’opera faraonica, probabilmente non così utile. Non aiuta a migliorare le condizioni territoriali delle due province e delle due regioni. Una spesa ingente in quella direzione è incomprensibile rispetto allo stato in cui versa il territorio e anche alle reti infrastrutturali della Calabria e della Sicilia. Dunque, quali sono le priorità? La sicurezza territoriale, la sicurezza infrastrutturale di dettaglio oppure la dimostrazione? Ecco, questa è un’opera un po’ dimostrativa e poco efficace».
Secondo l’esperto, le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate verso interventi di messa in sicurezza, manutenzione e rinaturazione del territorio: riforestazione, ingegneria naturalistica, recupero delle aree fragili e consolidamento delle infrastrutture esistenti.
Il volto della trasmissione “Sapiens – un solo pianeta” ha sottolineato come il consumo di suolo e l’espansione edilizia incontrollata abbiano aggravato le vulnerabilità del Paese. «Abbiamo patrimoni storici inutilizzati e continuiamo a edificare altrove. Non è più il tempo delle costruzioni a tutti i costi». Da qui l’appello a cambiare paradigma: meno interventi spettacolari e più manutenzione del territorio. Una sfida culturale prima ancora che tecnica. Perché, come ha ribadito il divulgatore, «la sicurezza non si improvvisa dopo le emergenze: si costruisce molto prima, con responsabilità, pianificazione e consapevolezza».
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