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Fabrizio Spataro insieme al coach Ettore Messina

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COSENZA – C’è anche un po’ di Calabria, e nello specifico di Cosenza, nello scudetto di basket conquistato dall’Olimpia Milano nei giorni scorsi. A far parte della gloriosa squadra milanese, c’è un tesserato che porta in alto il nome della città di Cosenza e della Calabria intera. Non si tratta di un cestista, bensì di un componente dello staff medico che si occupa dell’alimentazione della squadra. Stiamo parlando di Fabrizio Spataro, biologo nutrizionista, con specializzazione in scienza dell’alimentazione, e una grande passione per lo sport, nata da adolescente sui campi di gioco del Real Cosenza e poi trasferitasi negli studi professionali tra Roma e Milano.

Fabrizio ha realizzato il suo sogno: quello di lavorare come nutrizionista nello sport professionistico. Da tre anni, infatti, lavora ufficialmente con l’Olimpia Milano, laureatasi pochi giorni fa campione d’Italia di pallacanestro, vincendo in finale contro la Virtus Bologna per 4 a 2, in una delle serie probabilmente più belle e combattute degli ultimi anni. Fabrizio è uno dei figli della nostra terra costretto ad “emigrare” per trovare maggiori soddisfazioni lavorative. Sebbene, abbia inizato gli studi ad Arcavacata, conseguendo la laurea triennale in scienza della Nutrizione al polifunzionale, successivamente, insieme ai familiari, ha deciso di completare il percorso di studi trasferendosi nella capitale.

«Come tanti altri studenti – afferma Spataro – costretti a lasciare la propria terra, anche per me ricominciare da zero, lontano dai propri cari, dalle proprie amicizie, è stata senza dubbio una delle principali criticità. Sostenere economicamente uno studente fuori sede richiede sforzi e tanti sacrifici anche da parte dei familiari, ma spesso un genitore, pur di vedere il proprio figlio/a realizzarsi, è disposto a fare molte rinunce. Una grande mano, per uno studente fuori sede, è quella di ritrovare persone che hanno fatto lo stesso percorso di vita. In questa ottica, sono numerosi i figli della nostra terra trapiantati a Roma, che ne hanno favorito l’ambientamento, Virgilio Spina, con cui ho condiviso gioie e dolori, così come Federico Guzzo, medico odontoiatra,  che ha reso il mio percorso molto più semplice, arricchendolo con l’amicizia e valori autentici».

Tutti questi sacrifici, hanno permesso a Fabrizio di creare un bagaglio formativo e di conoscenze tali da consentire di iniziare il lavoro fin da subito nel mondo sportivo. Infatti, poco tempo dopo la laurea, inizia a lavorare nel mondo del Volley, in serie A1. Successivamente passa al futsal, per poi nel 2019 iniziare a collaborare con la nazionale italiana maschile di pallacanestro. Questa probabilmente è la tappa più importante e decisiva, perché permette di lavorare con i migliori atleti del panorama nazionale (in preparazione del mondiale di basket in Cina del 2019). Da questa esperienza, arriva la chiamata di Olimpia Milano, che, con l’arrivo di coach Ettore Messina (probabilmente il migliore d’Europa), di ritorno dall’esperienza oltreoceano, con i San Antonio Spurs, decide di investire sulla sua figura. «Da settembre 2019 – continua il nutrizionista cosentino – inizia questa fantastica avventura, in quella che considero una grande famiglia. Il covid, purtroppo, ha portato alla conclusione anticipata di tutti i campionati. Durante la pandemia, ho notato la serietà del patron Armani, che non ha mai fatto mancare il supporto allo staff, aiutando attivamente anche la popolazione italiana con generose donazioni. Probabilmente la conquista del 29esimo scudetto inizia da qui…».

La stagione sportiva, prende il via in anticipo nell’estate 2020, e arriva subito la vittoria della Supercoppa Italiana. Fabrizio ci ricorda di come «non sia facile mantenere giocatori sempre ad un livello di forma elevato», per 90 partite, ma durante l’anno 2020, nella regular season del campionato Italiano, il dominio di Olimpia è pressoché totale. Arriva la vittoria anche in Coppa Italia, ma la più grande soddisfazione arriva in Eurolega, dove Milano a distanza di 29 anni, arriva nel gotha del basket alle Final four di Colonia. I sogni della squadra, si spengono a pochi istanti dalla fine, solo di fronte al Barcellona. Da qui, «ho iniziato a vedere il basket come una metafora della vita – afferma Spataro – è avvincente e non puoi dare nulla per scontato». Il campionato italiano 2020 si conclude con la vittoria della Virtus. La stagione agonistica 21-22, inizia con la sconfitta in Supercoppa a Bologna, ma la voglia di rivalsa della squadra di Messina si fa sentire, con la vittoria in Coppa Italia e un cammino europeo che la vede sempre tra le prime tre in classifica. In ciò, Fabrizio è stato fondamentale per i successi dell’Olimpia Milano.

«È stata probabilmente una delle sfide nutrizionali – continua il nutrizionista – più delicate. Data proprio dall’elevato numero di partite giocate, a fine anno tra campionato Italiano ed Eurolega, siamo arrivati a giocare circa 85 partite, molto spesso a distanza di 2 o al massimo 3 giorni. Il ruolo del nutrizionista in questo specifico ambito, è cruciale, perché si concretizza nella ricerca di tutte le strategie nutrizionali e di idratazioni “evidence based”, capaci di ridurre i tempi di recupero tra una partita e l’altra, e co-partecipare alla riduzione del rischio di infortuni. Una delle sfide probabilmente più intriganti è quella di garantire la migliore soluzione nutrizionale, tenendo conto anche dei gusti e delle abitudini dei giocatori».

Nel roster della squadra della stagione agonistica appena conclusa, su 17 giocatori, ben 9 sono americani, con abitudini alimentari notoriamente differenti dagli europei. Armonizzare queste differenze, motivando e spiegando le ragioni delle scelte è uno dei principali compiti del nutrizionista sportivo. «Nel corso della stagione – dice ancora Spataro – il supporto dei giocatori italiani, è risultato essere decisivo anche dal punto vista nutrizionale, perché in grado di dare il giusto esempio a tutta la squadra. Un esempio tra tutti il capitano Nick Melli, cosi come Il Gigi “Nazionale” Datome, esempi da seguire dentro e fuori dal campo. Anche nelle sconfitte reputo questa esperienza formativa, perché mi ha insegnato a reagire con stile, mantenendo sempre il rispetto degli avversari».

La conquista del 29esimo scudetto, è stato il culmine di un lavoro iniziato 3 anni fa, durante il covid, mirato ad ottimizzare ogni singolo dettaglio, perché a questi livelli anche il più piccolo fattore può fare la differenza tra vittoria e sconfitta. «Lavorare con Olimpia Milano, mi ha  permesso di apprendere dai più grandi (in primis coach Ettore Messina), di resistere alle sconfitte ed anche alle provocazioni avversarie, così come insegna la proprietà, con correttezza e stile. Inoltre, ho la possibilità di puntare sul lavoro di squadra, con la sua collaboratrice dott.ssa Giulia Baroncini e con uno staff medico e un performance team che poche squadre hanno a loro disposizione nel quadro europeo. Lavorare con giocatori che hanno vinto tutto, ma che allo stesso tempo mantengono l’umiltà di un ragazzino alle prime armi, ritengo che insegni a “volare basso”. Un esempio è  “Sir” Kyle Hines, probabilmente il miglior giocatore difensivo d’Europa, che nonostante abbia vinto tutto, con un palmares da fare invidia a tanti, offre costantemente dimostrazione di umiltà e amore per il proprio lavoro. Probabilmente questo aspetto mi ha permesso di vivere a Roma e lavorare a Milano. Quando ami ciò che fai, ogni sforzo viene fatto con il sorriso».

Infine, la dedica dello scudetto va al papà, gravemente malato. «Nonostante tutto mi ha sempre fatto sentire la sua vicinanza, informandosi spesso dei risultati di Olimpia, forse non a caso non ha mollato fino a vedere l’Olimpia Milano campione d’Italia 2022…».  

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