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Ghemon

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RIPARTONO i concerti del Be Alternative Festival, stavolta nel cuore del Parco Nazionale della Sila con il concerto in riva al lago di Ghemon. Reduce dal successo dell’ultimo Festival di Sanremo con “Momento perfetto”, quella di Camigliatello Silano è l’unica tappa calabrese dell’artista irpino. In questa intervista racconta la sua carriera, il suo tour e il suo “Momento perfetto”.

È partita la sua tournée l’8 luglio. Com’è stato tornare a cantare dal vivo soprattutto dopo questo periodo di stop?

«È stato molto bello, compatibilmente con la situazione. Ad ogni concerto c’è sempre qualche minuto di adattamento tra noi e il pubblico. Però oramai c’è anche l’abitudine a quest’altra dimensione. Vedere le persone comunque coinvolte, felici, dopo dieci minuti che si sono prese le misure, concerto dopo concerto nessuno si accorge più molto della differenza».

Il 22 agosto farà tappa a Camigliatello Silano in occasione del Be Alternative Festival e si esibirà in uno scenario magnifico, in riva al lago. Cosa si aspetta da questo concerto e cosa il pubblico dovrà aspettarsi?

«Già il fatto che sarà un concerto ancora con la luce, lo rende particolare. Lo scenario, che ho visto ed è bellissimo, ancora di più. A Camigliatello non ci sono mai stato, se non una volta perché mi ci hanno portato gli amici a mangiare, però comunque ho vissuto Cosenza e la provincia. Sono cresciuto con amici e compagni cosentini di etichette indipendenti come Macro Marco, Kiave. Ma anche lo stesso Brunori. Insomma, lì ho tanti amici, mi aspetto di rivederli tutti e anche facce nuove. Manco da un bel po’».

Parlando di lei, il suo approccio alla cultura hip hop è stato segnato dall’avvicinamento al mondo dei graffiti.

«Si, è una cosa che risale alla notte dei tempi».

E quindi non possiamo immaginare un Ghemon che di notte esce incappucciato per andare a graffitare sui muri?

«Quello adesso è molto improbabile (ride; ndr). Però è comunque un mondo al quale sono rimasto legato, una forma d’arte alla quale sono affezionato. Ho tanti amici che continuano a fare questo ed è capace che con loro ci incontriamo una volta l’anno per fare una murata tutti insieme in un posto tranquillo, legale e diventa una festa».

Parlando degli inizi della sua carriera, ha iniziato a fare musica “smontando e rimontando” le canzoni degli Articolo 31. Oggi ha all’attivo un’ampia discografia, uno stile tutto suo e due Sanremo. Com’è il Ghemon di oggi rispetto a quello di ieri? Cosa è cambiato?

«Curioso allo stesso modo. Sicuramente quello che mi ha aiutato agli inizi della mia carriera è sempre stata una grande curiosità nei confronti della musica, delle parole. Rispetto ad allora non sono meno affamato ma più disciplinato. Pian piano impari anche la parte del lavoro e non solo del divertimento. Sono in fondo la stessa persona ma con tanto lavoro in più e più esperienza».

Ascoltando la sua discografia potrebbe sembrare che ci sia uno stacco tra un disco e l’altro, un cambiamento, un po’ come tante storie diverse di tanti Ghemon diversi. È effettivamente così, quasi come un’evoluzione oppure c’è una forte continuità?

«Credo che la prima sia la lettura giusta. Riporto quello che sono, che succede nella vita e la vita è in continua evoluzione, in continuo moto, anche le persone sono in continuo cambiamento. Magari passano due anni e succede di tutto, mi incuriosisco per cose diverse, cambiano i miei pensieri, succedono cose belle, brutte ed è ovvio che questo possa essere riversato in un disco. Ci sono anche sfide musicali nuove da affrontare, quindi effettivamente è normale che ci sia sempre un Ghemon nuovo. Ma se si vuole, il filo conduttore tra gli album lo si trova».

Due Sanremo all’attivo, uno con “Rose viola” e uno con “Momento perfetto”. Quest’ultimo ricco di positività e ottimismo. Viene da chiedersi se ha un momento perfetto e qual è?

«È una domanda che mi è stata fatta qualche volta, ma diciamo che non c’è neanche una risposta precisa. Perché il momento può essere perfetto a seconda di come lo vivi, di come lo guardi o può essere mai perfetto. Anche attraverso ciò che comunicano i social sembra sempre che ci sia la vita di qualcun altro migliore della tua, ma magari tu sei davanti a un tramonto, al mare, in ciabatte e non ti serve nient’altro, è un momento perfetto ma ti stai dimenticando di godertelo. Quindi di momenti perfetti ce ne sono mille, dipende se uno li sa cogliere, li sa apprezzare».

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