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Dj Kerò

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Dalla più recente di Salmo e Luchè alle prime battaglie nella musica rap: dj Kerò ci spiega cos’è un dissing, come è nato e come si è evoluto


C’è una ferita nel rap italiano, se così la vogliamo chiamare, che risale a sei anni fa quando Salmo e Luchè, nel 2019, hanno dato origine alla loro prima “lite”. Un episodio che si è poi evoluto quattro anni dopo, nel 2023, quando il rapper di Olbia e il rapper napoletano se le sono date di santa ragione a colpi di dissing in una serie di video pubblicati su YouTube. Dopo due anni di silenzio la scintilla si riaccende, sebbene per adesso, pare sia passata in sordina. Nel suo nuovo album “Il mio lato peggiore” – pubblicato lo scorso 16 maggio – Luchè, nell’intro del disco, ha lanciato una serie di attacchi che sembrano chiaramente riferiti a Salmo, o almeno così li sta interpretando chiunque li abbia ascoltati. Nessuna risposta per adesso dal rapper sardo, tantomeno nel suo nuovo album, “Ranch”, pubblicato lo scorso 9 maggio.

Non sappiamo se Salmo e Luchè continueranno a dissarsi, quel che è certo è che il dissing è una parte predominante della cultura hip hop. E sebbene il termine sia oramai entrato a far parte del linguaggio comune, anziché concentrarci sulla battaglia musicale di Salmo e Luchè, proviamo a capire cos’è davvero il dissing, come nasce e come si è “evoluto”. Per farlo, già nel 2023 avevamo chiesto ad un esperto, Giuseppe Rimini, in arte Dj Kerò, dj e producer calabrese nonché esperto di musica e in particolar modo della cultura hip hop.

COSA SIGNIFICA DISSING?

Partiamo dal principio, il termine dissing è un’abbreviazione in slang afroamericano che deriva dalla parola disrespecting ovvero, mancarsi di rispetto. «Al di là delle battle hip hop di freestyle, dove ci si manca di rispetto in quel preciso momento e basta, il dissing nasce proprio nelle tracce, un brano cioè, creato appositamente per dissare, mancare di rispetto a un altro artista, un altro rapper» spiega dj Kerò. Un qualcosa che «fa parte prettamente della cultura hip hop, perché c’è sempre stata competizione fra artisti». Le diss track o diss song nascono dunque per provocare un “collega” e aspettarsi da lui una risposta in musica «ma in alcuni casi qualcuno non ha raccolto il guanto di sfida, altri invece si sono prolungati negli anni».

IL PRIMO DISSING NELLA STORIA DEL RAP

Il primo dissing nella storia del rap risale al 1981 e riguarda due rapper americani: Kool Moe Dee contro Busy Bee Starsky. «Siamo agli albori della cultura hip hop – spiega Kerò – negli Stati Uniti c’era l’Harlem World, un club in cui si esibivano tutti i più grandi. Durante un party, Kool Moe Dee salì sul palco e iniziò a fare nomi di altri rapper ma a differenza delle solite citazioni, tipici attestati di stima, in questo caso li cita ma in maniera aggressiva. Tra questi, Busy Bee che poco dopo salì sullo stesso palco e gli rispose». Siamo all’inizio degli anni ’80, in una battle live e per questo negli archivi non c’è nulla, possiamo solo consultare qualche frammento su YouTube.

Parliamo dunque di battle dal vivo, ma per quanto riguarda le diss track, impossibile non citare gli storici rivali: 2Pac e Notorius B.i.g., stavolta però si tratta di qualcosa che va al di là della mera sfida musicale. «In quel caso – racconta ancora dj Kerò – c’è una sfida tra bande, tra culture, tra East Coast e West Coast: due stili diversi di musica hip hop, la prima newyorkese, che aveva sempre predominato per tecnica e sonorità, la seconda arrivata dopo e che si è imposta anche con fatica. Da una questione umana tra i due, che erano anche molto amici, la cosa è degenerata a livello artistico, fino a diventare proprio una questione di gang e affari sporchi che c’erano dietro. Non è un caso che siano morti giovanissimi, a poca distanza l’uno dall’altro, e i loro due omicidi non siano mai stati risolti».

IL DISSING E IL RAP IN ITALIA

L’Italia invece, ha avuto uno sviluppo successivo. Sebbene ci siano tracce già dagli anni ’80, è negli anni ’90 – con la comparsa delle Posse e dei primi rapper – che si può parlare realmente di rap italiano. E ci sono dissing anche in Italia.

«Il primo vero e proprio, accertato e che ha avuto un minimo di visibilità, risale al 1996, e lo fece Kaos One contro Jovanotti. Lorenzo Cherubini aveva già iniziato nell’87 e mischiava il rap con la musica più commerciale. Questa cosa non veniva ben vista dai cultori dell’hip hop e del rap. Nel ’96 dunque, Kaos One rilascia un brano, “L’antidoto” in cui non cita mai Jovanotti ma si intuisce benissimo che si riferisca a lui. Jovanotti ovviamente non ha mai risposto a questo dissing anche perché lui stesso non si è mai definito un rapper né ha mai detto per sbaglio di appartenere alla scena hip hop».

Un dissing italiano che invece è arrivato alla ribalta, tanto da scomodare anche avvocati, giudici e tribunali, è quello tra Dj Gruff e gli Articolo 31. «Parliamo di un album di Fritz Da Cat, che contiene questa traccia in collaborazione con Dj Gruff, “1 vs. 2” in cui cita esplicitamente J-Ax e Dj Jad (Articolo 31; ndr), andando oltre il dissing, tanto che il duo ha denunciato per diffamazione vincendo la causa» racconta Kerò. «L’album di Fritz Da Cat contenente la traccia di Dj Gruff incriminata era in procinto di essere pubblicato. Ma alla vincita della causa degli Articolo 31, la stampa del disco è stata annullata. Nella ristampa c’è comunque un altro brano, “Sucker per sempre” di Gruff, che non cita esplicitamente gli Articolo 31 ma è comunque “dedicata” a loro in maniera molto evidente».

HIP HOP VS MAINSTREAM

Dunque, il dissing è un qualcosa che nasce nella cultura hip hop e rap e ne diventa emblema. «Gli Mc, strettamente legati alla cultura hip hop, chi cioè sa fare freestyle, chi porta un certo tipo di contenuti nelle canzoni, hanno sempre avuto modo di misurarsi sui palchi, nelle battle, o anche in studio con le diss track – puntualizza Kerò – .

Ora sembra quasi diventata una roba di storie Instagram» e come nel caso di Salmo e Luchè, di canzoni pubblicate su YouTube. C’è un’attenzione rivolta al mainstream e c’è stato dunque un calo rispetto a quella che era la vera cultura hip hop. «E tutto questo polverone sollevato da Salmo e Luchè (parla del dissing del 2023; ndr), a tanti addetti ai lavori, è sembrata una furbata per far tornare in auge il dissing e la cultura hip hop richiamando così anche quella fetta di pubblico che si era un po’ allontanato dalla loro musica».

Siamo un po’ lontani da ciò che accadeva negli anni ’80 in America. Nonostante tutto, «è bello che si parli di questi contenuti – conclude Kerò – è un po’ triste che lo si faccia per il dissing di Salmo e Luchè che è totalmente distante da questa cultura». Intanto l’11 agosto (2023; ndr) ricorre un anniversario importante, 50 anni dalla nascita dell’hip hop, non solo un genere musicale ma una vera e propria cultura che merita di essere conosciuta, rispettata e divulgata.

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