Negrita (foto di Alessio Pizzicannella)
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 Come è stato tornare con un album dopo sette anni di silenzio discografico.
- 2 Gli anni spietati citati nel titolo sono proprio quelli che stiamo vivendo quindi?
- 3 Possiamo dire che mescola la riflessione personale con il racconto della collettività? Un po’ come se fosse un disco politico, però apartitico?
- 4 È un progetto discografico che sa di ribellione?
- 5 Avete festeggiato un traguardo importante: 30 anni di carriera. Come ci si sente?
- 6 Dall’uscita dell’album è partita anche una nuova tournée. Non vi siete fermati un attimo. Adesso i teatri con peraltro un bel po’ di sold out. Una bella soddisfazione».
- 7 A che spettacolo assisteremo?
- 8 Lo hai sottolineato: con questa tournée avete la possibilità di toccare anche città che non toccavate da tempo, la Calabria e in particolare Rende, Cosenza sono tra quelle. È una tappa gradita?
Intervista ai Negrita: trenta anni di carriera, un nuovo album “Canzoni per anni spietati” e ora un lungo tour nei teatri che passa anche da Rende (Cs) per il Be Alternative Festival
Sono tornati a marzo del 2024 con un nuovo album – a 7 anni dal loro ultimo progetto discografico – e hanno festeggiato 30 anni di carriera. Poi una tournée primaverile nei club e una parentesi estiva in acustico. Adesso i Negrita sono pronti a tornare con un tour nei teatri che toccherà tutta Italia e che li vedrà in elettrico sul palco con uno spettacolo del tutto nuovo che ripercorrerà i brani del loro ultimo disco ” Canzoni per anni spietati” assieme ai loro più grandi successi. Abbiamo raggiunto telefonicamente Drigo, chitarrista dei Negrita, per farci raccontare di questa tournée che passa anche dalla Calabria (oggi 15 novembre al Tau – Unical di Rende (Cs) nell’ambito del Be Alternative Festival) e per sapere di più di questo nuovo album.
Come è stato tornare con un album dopo sette anni di silenzio discografico.
«É stata un’esperienza nuova, perché è arrivata appunto dopo un lungo periodo di inattività discografica, non di concerti, perché poi di tour abbiamo continuato a farne nel frattempo. Questo lungo periodo di inattività della band in studio, in qualche modo, ci ha dato anche tanto tempo a disposizione per dedicarsi ad altro. E abbiamo tirato un po’ le somme sulla volontà della band, ci siamo detti che potevamo provare a rifare un nuovo album.
Devo dire che la lavorazione è stata molto serena, c’è stata anche molta intesa, perché eravamo tutti della stessa opinione. Volevamo evitare di fare un album che volesse introdursi a tutti i costi nelle classifiche, piuttosto forse un progetto che manifestasse il nostro presente, la nostra età, la nostra maturità in questo momento storico. Infatti è un album che è molto denso di canzoni che in un modo o nell’altro vanno a toccare argomenti attuali, o risentono del clima che stiamo vivendo da qualche tempo».
Gli anni spietati citati nel titolo sono proprio quelli che stiamo vivendo quindi?
«Assolutamente sì, il titolo è venuto per ultimo, guardando e ascoltando le canzoni che sono contenute all’interno dell’album. Ci siamo resi conto di aver realizzato quasi una sorta di concept album, come si chiamavano gli anni 70-80, un album che si focalizza molto su un argomento: la contemporaneità».
Possiamo dire che mescola la riflessione personale con il racconto della collettività? Un po’ come se fosse un disco politico, però apartitico?
«Sì, proprio così voleva essere, nel senso che più che prendere una posizione politica ben precisa, più che puntare il dito su qualcosa o su qualcuno necessariamente, cerca di comunicare i sentimenti che si vivono nella quotidianità di questa situazione. Oggi scoppia una guerra, poi ne scoppia un’altra, il costo della vita aumenta. Senza voler puntare il dito, sono canzoni che risentono di quello che stiamo vedendo adesso».
È un progetto discografico che sa di ribellione?
«Non so se di ribellione si può parlare per gente come noi, con la nostra maturità. Da una parte c’è critica, dall’altra c’è una sorta di accettazione del fatto che il mondo deve cambiare, ma in un certo senso comincia a farsi spazio anche a un altro pensiero, che forse non è possibile cambiarlo come si desidera. Non credo sia ribellione, ma volere manifestare il proprio punto di vista».
Avete festeggiato un traguardo importante: 30 anni di carriera. Come ci si sente?
«È sempre tutto nuovo. Quelle che sembrano esperienze che ormai facciamo da decenni, in realtà quando riparti ti accorgi che tante cose intorno cambiano, sono cambiate e cambieranno. In un certo senso è tutto già vissuto, ma è tutto nuovo».
Dall’uscita dell’album è partita anche una nuova tournée. Non vi siete fermati un attimo. Adesso i teatri con peraltro un bel po’ di sold out. Una bella soddisfazione».
«Fortunatamente abbiamo un bel pubblico dappertutto. Tra l’altro in questo tour riusciamo a toccare città che da tanto tempo non frequentavamo. É un tour che definirei un lungo viaggione della band attraverso l’Italia. Era da tanto che non lo facevamo così in lungo e in largo».
A che spettacolo assisteremo?
«A uno spettacolo nuovo. Il teatro è una dimensione che abbiamo imparato a conoscere apprezzare con più di un tour unplugged durante la nostra carriera. Ma appunto, si è sempre trattato di concerti completamente acustici, mentre in questo caso la band è completamente elettrica, con tutto quello che serve per poter esprimere ogni sfumatura. È un tour molto complesso, quindi il teatro ci offre la possibilità di fare musica e sentirla bene, ci sono luoghi ideali per questo, e il pubblico può assistere ad uno show che è stato pensato proprio per questa dimensione, quindi davvero c’è la musica al centro del palco.
Attraverso le sfumature e le intensità che si possono creare solamente in questo ambiente, questo tour non ha precedenti, è davvero anche per noi entusiasmante, sera dopo sera attraverso le scalette che cambiano sempre un po’, scoprire, studiare, valutare ed esaltare le possibilità che ci dà il teatro in questo momento. È un’esperienza formativa ed entusiasmante».
Lo hai sottolineato: con questa tournée avete la possibilità di toccare anche città che non toccavate da tempo, la Calabria e in particolare Rende, Cosenza sono tra quelle. È una tappa gradita?
«Assolutamente si, perché purtroppo nel tempo sono spariti i grandi locali, i grandi club in cui si fa musica dal vivo, quindi il teatro anche per questo è stato scelto come circuito per questo tour. Ogni città ne possiede uno e questo ci dà la possibilità di poter toccare più città di quanto invece non ci sia possibile se facessimo un tour nei palazzetti o nei club».
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