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Miglior attacco della Serie C e un mercato che potrebbe regalare un sogno, ma il futuro resta un’incognita: i grandi numeri del Cosenza calcio non bastano più. Una classifica importante ed eventuali rinforzi non fermeranno la protesta dei tifosi
COSENZA – Sei gol Ricciardi, cinque Mazzocchi, tre a testa Florenzi e Kouan, due Garritano, Cannavò e Achour, uno ciascuno Langella e Cimino. Ai quali c’è da aggiungere anche un’autorete. Eccole le firme sul record di cui il Cosenza, almeno per il momento, può vantarsi dopo le prime 13 giornate del campionato di Serie C, ovvero quello del maggior numero di reti segnate (26) in tutta la Serie C. Insieme ai rossoblù ci sono Arezzo (girone B) e Vicenza (girone A). Numeri che testimoniano sicuramente una propensione al gioco d’attacco molto accentuata. E questo è un dato di fatto.
Diverso, invece, il discorso relativo alla differenza reti, che forse è quella che più si avvicina alla verità in termini di “peso” assunto all’interno della classifica, almeno in prospettiva. In questo caso il Cosenza si piazza solo in quinta posizione con un +12 (come il Lecco), ma è preceduto da due squadre a +19 (Vicenza, Ascoli), due a +18 (Arezzo e Catania), una a +15 (Benevento) e una a + 14 (Inter U23). Insomma, la squadra di Buscè segna molto e subisce quanto necessario per rimanere aggrappata alle prime posizioni.
L’EFFICACIA IN CAMPO
Un dato, quello delle reti segnate, quasi paradossale se si pensa al fatto che l’attacco è da considerare il reparto della rosa meno fornito in assoluto. E lo è fin dalla scorsa estate. Il punto è che si tratta proprio del tipo di gioco che esprime il Cosenza a consentire numeri di questo tipo, favorendo spazi in area di rigore non solo agli attaccanti in senso stretto, ma a tutti i calciatori della rosa, fatta eccezione forse per i difensori centrali. E, tra parentesi, su questo punto forse si potrebbe lavorare, in special modo sui calci piazzati o sugli angoli.
Conforta e soddisfa, quindi, il fatto che la squadra ha un modo di porsi in campo molto efficace, così come un modo per mettere in difficoltà gli avversari che finora è stato efficace quasi in ogni partita. Un gioco che rende, dunque, ma che potrebbe essere ancora più efficace quando verrà corretto qualche errore di troppo, ma soprattutto se dal mercato di gennaio arriveranno rinforzi capaci di iinnalzare un tasso tecnico di per sé già molto elevato. C’è da attendere: la sessione invernale, cosiddetta “di riparazione”, sarà un vero e proprio spartiacque per il futuro della squadra, ma anche per l’avvenire del club rossoblù. Perché sarà in quell’occasione che si capiranno molte cose.
I GRANDI NUMERI DEL COSENZA CALCIO NON BASTANO PIU’ PER RIAVVICINARE I TIFOSI
Comunque vada, c’è però da sottolineare un concetto che sembra rafforzarsi con il passare del tempo: non sarà una bella classifica né una campagna rinforzi di primo piano a far riavvicinare la tifoseria organizzata ai gradoni del “San Vito-Marulla”. Almeno per come stanno le cose in questo momento. Una tifoseria che quotidianamente ci tiene a ricordare come l’unica strada per ritornare sui propri passi, e quindi terminare la protesta, sia quella che porta ad un cambio di proprietà. Si è infatti arrivati ad un punto tale che ormai non basta più semplicemente fare le cose per bene per ottenere il dietrofront dei sostenitori rossoblù. Un dietrofront che tra l’altro da molti verrebbe inevitabilmente interpretato come un atto di incoerenza.
Il concetto che portano avanti i tifosi del Cosenza assenti dallo stadio è che la loro dignità e quella e di una città intera non sono in vendita, e il passato non è possibile cancellarlo così facilmente. E’ questo è bene ricordarlo, dice la tifoseria, nel caso ci fosse l’illusione di potersi mettere alle spalle le mancanze verificatesi in passato e il poco rispetto riservato proprio alla città e alla tifoseria in molteplici occasioni, magari solo acquistando due o tre calciatori che farebbero fare il salto di qualità e garantirebbero speranze di un pronto ritorno in Serie B. Cose che, a prescindere, dovrebbero essere il minimo ma che non lo sono. D’altronde, in passato questa proprietà di occasioni ne ha avute tante, ma è riuscita spesso e volentieri a bruciarle per un difetto di fabbrica, ovvero la totale mancanza di lungimiranza e di programmazione.
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