Immagine pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook del Cosenza Calcio
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 SETTORE GIOVANILE DEL COSENZA CALCIO DISINTEGRATO, MA UTILE PER FARSI PUBBLICITÀ
- 2 COSENZA CALCIO, UNA RIVOLUZIONE INSENSATA, DISTRUTTE LE BASI DI UN SETTORE GIOVANILE CHE INIZIAVA A GUARDARE AL FUTURO
- 3 TONI TRIONFALISTICI, MA ANACRONISTICI, POCO ADERENTI ALLA REALTÀ E NON RIGUARDANTI SOLO IL SETTORE GIOVANILE
- 4 LO STADIO “RIPULITO” E IL SOGNO DEI TIFOSI DI VEDER VALORIZZATA E RISPETTATA LA PROPRIA IDENTITÀ
Cosenza Calcio, ipocrisia e voglia di buon senso: Tra i motivi del dissenso dei tifosi rossoblù c’è anche la mistificazione come sport preferito dal club. Ecco perché si sogna la svolta e si spera che non prevalga la voglia di irrigidirsi.
COSENZA – A volte bisogna anche metterli i puntini sulle “i”. Soprattutto quando serpeggia una certa ipocrisia che ha il sapore della presa in giro. Ed è una presa in giro perpetrata nei confronti di un’intera città, nei confronti di famiglie e di giovani che sognano, ma che vedono limitate le loro speranze. Il tutto come se dall’altra parte ci siano degli inetti che non sanno o non capiscono ciò che succede intorno a loro. Il riferimento è al post del Cosenza Calcio pubblicato sulla pagina ufficiale Facebook. Un post in cui appaiono foto di allenamento delle giovanili al Centro Sportivo Marca. E appare anche la solita frase ad effetto: «I Lupacchiotti non si fermano mai! Il settore giovanile del Cosenza Calcio continua ad allenarsi con grinta e passione, preparando il futuro rossoblù sul campo. Forza Lupacchiotti!”. Parole che hanno suscitato ilarità, meraviglia e poi anche sdegno.
SETTORE GIOVANILE DEL COSENZA CALCIO DISINTEGRATO, MA UTILE PER FARSI PUBBLICITÀ
Ad occhi un po’ miopi, nell’emergere e nel sottolineare certe tematiche, sembra che lo sport preferito della città di Cosenza sia quello di bersagliare chi guida la società di calcio su ogni cosa che. In realtà, si tratta semplicemente della reazione di una città che gli occhi, attraverso chi cerca di spiegare e interpretare i fatti, non vuole più chiuderli e non vuole essere oggetto o spettatrice di veri e propri bluff o mistificazioni. Proprio riguardo alla poco opportuna esaltazione da parte del club delle proprie doti di grande lungimiranza riguardo al settore giovanile, attraverso l’uso di parole come “grinta”, “passione” e “futuro”, c’è da dire che il Cosenza Calcio in questa stagione (in realtà, a partire da buona parte di quella precedente) ha praticamente annullato, disintegrato, vanificato quanto di buono fatto in passato da chi si occupava dell’organizzazione del settore giovanile.
COSENZA CALCIO, UNA RIVOLUZIONE INSENSATA, DISTRUTTE LE BASI DI UN SETTORE GIOVANILE CHE INIZIAVA A GUARDARE AL FUTURO
Non è stato un anno facile per tanti genitori e tanti ragazzi che hanno vestito la maglia del Cosenza Calcio. E’ stato un anno di partenze all’ultimo minuto per recarsi in trasferta, di colazioni al sacco, di un inizio ritardato della preparazione che ha comportato un susseguirsi di problematiche superate solo dalla buona volontà di tecnici e spogliatoio. Insomma, non si sono notati segnali di lungimiranza da parte della società. Anzi hanno prevalso una progettualità mortificata, poca cura e una gestione sommaria. La domanda è: perché non si è lasciato tutto com’era? Cosa ha impedito di lasciare intatto ciò che funzionava? Perché si è preferito annullare il percorso che era stato avviato, ad esempio, dal direttore Sergio Mezzina, volto a costruire basi sempre più forti per il futuro? Ecco perché oggi risulta strano sentir parlare di “passione” e di “futuro” in un post della società. Quale programma è stato mai portato avanti per poter parlare oggi di futuro del settore giovanile?
TONI TRIONFALISTICI, MA ANACRONISTICI, POCO ADERENTI ALLA REALTÀ E NON RIGUARDANTI SOLO IL SETTORE GIOVANILE
Come con le giovanili, meglio precisarlo, anche per altre questioni i toni trionfalistici mostrati ultimamente sui profili social da parte della società, stonano con la realtà circostante. Così come strane sembrano anche le molteplici pubblicazioni che rivendicano valori mai davvero coltivati e difesi nel passato. Ma riflettendoci quella che risalta è soprattutto la quantità di tali pubblicazioni, come a dimostrare di essere capaci di cose che altrove sono la normalità da almeno una trentina d’anni. Non è la qualità, purtroppo, ad emergere. L’obiettivo, probabilmente, è quello di “mostrare” un volto ripulito, di dare all’esterno un’immagine di laboriosità che, se capita l’occasione, si può sempre sbandierare come “arma” contro le contestazioni di una città che è stata definita irriconoscente e che è stata volutamente fatta “allontanare” dallo stadio San Vito-Marulla perché scomoda.
LO STADIO “RIPULITO” E IL SOGNO DEI TIFOSI DI VEDER VALORIZZATA E RISPETTATA LA PROPRIA IDENTITÀ
Bisogna dirlo, d’altronde: tante volte nelle stanze di via Conforti sono risuonate frasi di orgoglio per aver “ripulito” lo stadio dai tifosi negativi. Senza sapere che i tifosi sono tali, possono avere visioni diverse, possono dividersi tra chi ritiene di essere presente allo stadio e chi invece aderisce alla protesta, ma restano tifosi e non possono essere divisi in “buoni e cattivi” da una società che non ha alcun diritto di mettersi alla lavagna con il gessetto per tenere il silenzio. La città e i tifosi, in ogni caso, sanno ormai chi hanno di fronte e non si discostano dal loro dissenso nei confronti di qualcosa che non sentono più come proprio, ma che vogliono riconquistare per un certo senso di appartenenza, ovvero i colori rossoblù, la propria identità. E vogliono che questa identità venga difesa, non presa in giro. Ecco perché sognano una svolta e sperano che le ultime evoluzioni portino alla realizzazione di questo sogno. Prevarrà il buon senso? Vedremo.
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