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Omicidio coniugi Bruno. Dopo oltre dieci anni, due boss finiscono nel mirino della DDA di Catanzaro, riemerge l’ombra della ’ndrangheta nel duplice omicidio di Squillace. Giuseppe Bruno, reggente della cosca, e la moglie Caterina Raimondi furono assassinati in un agguato il 18 febbraio del 2013


Nuovo sviluppo nell’inchiesta sull’omicidio dei coniugi Bruno, assassinati a Squillace nel febbraio 2013. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due esponenti di vertice della ’ndrangheta, già detenuti in regime di 41 bis, accusati di essere i mandanti del duplice omicidio. Si tratta di Nicolino Grande Aracri, boss ergastolano, 67enne di Cutro, e Salvatore Abruzzo, 47enne, esponente della cosca Catarisano di Borgia.

L’esecutore materiale dell’omicidio, Francesco Gualtieri, di Borgia, è già a processo per gli stessi fatti, mentre è indagato il collaboratore di giustizia Sandro Ielapi. L’operazione, coordinata dalla DDA di Catanzaro, eseguita presso le carceri di Roma-Rebibbia e dell’Aquila.

OMICIDIO A SQUILLACE DEI CONIUGI BRUNO, LA SVOLTA NELLE INDAGINI

Secondo gli inquirenti, uno degli indagati è considerato il capo della locale di Cutro e, all’epoca dei fatti, “capo crimine” delle province di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Cosenza. L’altro è ritenuto elemento di spicco della cosca “Catarisano” di Borgia. Entrambi sono gravemente indiziati di aver pianificato e ordinato l’uccisione di Giuseppe Bruno, reggente dell’omonima cosca di Vallefiorita, e della moglie Caterina Raimondi.

L’inchiesta, condotta sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha ricostruito in dettaglio le fasi preparatorie e successive al delitto, grazie al lavoro investigativo dei Carabinieri e ai riscontri forniti da collaboratori di giustizia, uno dei quali avrebbe partecipato direttamente all’agguato.

OMICIDIO A SQUILLACE, CHI ERANO I CONIUGI BRUNO

Giuseppe Bruno, 39 anni, ritenuto reggente dell’omonima cosca di ’ndrangheta di Vallefiorita, e la moglie Caterina Raimondi, 29 anni, sono uccisi a colpi di kalashnikov la sera del 18 febbraio 2013 nei pressi della loro abitazione a Squillace.

LA MODALITÀ E IL CONTESTO

I sicari si appostano vicino alla villa dei coniugi Bruno-Raimondi e aprono il fuoco, colpendo a morte il boss e la moglie, rimasta vittima dell’agguato perché al suo fianco. Secondo gli inquirenti, il duplice omicidio si inserisce nello scontro tra la cosca Bruno di Vallefiorita e il gruppo Catarisano di Borgia, in un quadro di faida e di ridefinizione degli equilibri criminali sul territorio.

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