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COSENZA – La struttura commissariale ha recepito i documenti ministeriali sugli ospedali di comunità. Per le strutture, previste con i finanziamenti del Pnrr, sono stati definiti requisiti standard su tutto il territorio nazionale.

Al momento gli spazi individuati in Calabria sono quelli di Cariati, Lungro, Mormanno, San Marco Argentano, Scalea e Cassano allo Ionio, nella provincia di Cosenza; Mesoraca, nella provincia di Crotone; Lamezia Terme, Soveria Mannelli, Girifalco e Chiaravalle, nella provincia di Catanzaro; Soriano, nella provincia di Vibo Valentia; Gerace, Cittanova, Oppido Mamertina e Bova Marina, nella provincia di Reggio Calabria.

A queste si è aggiunto l’annuncio del Comune di Cosenza pochi giorni fa sull’individuazione di uno spazio anche nella città capoluogo di provincia. Segno che al momento i progetti sono in fase di ridefinizione dopo le osservazioni ministeriali. Piani che molto probabilmente confluiranno nel programma operativo da presentare al prossimo tavolo interministeriale di verifica.

A cosa serviranno gli ospedali di comunità?

Stando alle indicazioni del ministero si tratta di “presidi sanitari di assistenza primaria a degenza breve”, in sostanza svolgono una funzione “intermedia” tra il domicilio e il ricovero ospedaliero. È insomma “rivolta a pazienti che a seguito di un episodio di acuzie minori o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensività clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che vengono ricoverati in queste strutture in mancanza di idoneità del domicilio stesso e necessitano di assistenza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio”.

Dai 15 ai 20 posti letto disponibili per singola struttura con possibilità di prevedere anche ambienti protetti per determinati pazienti. Il punto è che qui andranno seguite persone che non necessitano di ricovero ospedaliero provenienti anche dal Pronto soccorso e dimessi da presidi ospedalieri per acuti. L’assistenza dovrà essere garantita h24 da infermieri, mentre la responsabilità clinica dei pazienti è attribuita a un medico di medicina generale o un medico “medico operante nella struttura scelto tra i medici dipendenti o convenzionati con il Ssn o appositamente incaricato dalla struttura”.

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