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Quel che resta del barcone sulla spiaggia di Steccato di Cutro

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Circa 60 le vittime accertate della tragedia dei migranti a Steccato di Cutro, 80 si salvano ma i dispersi sono una sessantina

CUTRO – Il mare grosso che sbatte un legno sulla battigia: è quel che resta del barcone spaccatosi in due dopo aver urtato contro il fondale basso e sabbioso, in cui però si nascondono pochi scogli, di Steccato di Cutro, mentre un carico di umanità dolente, composto forse da 180 disperati provenienti dall’Asia centrale, veniva avvolto dalle onde.

È quel che resta della strage di Steccato. Una strage di proporzioni immani, materializzatasi all’alba di una domenica di febbraio, perché nel fine settimana trafficanti senza scrupoli pensano di poter bucare le strette maglie dei controlli anti immigrazione, sperando in un venir meno della guardia, e nonostante le condizioni meteorologiche proibitive affidano a scafisti più o meno esperti imbarcazioni fatiscenti su cui avventurarsi.

Il numero delle vittime accertate fino a ieri sera era di 59, e tra loro ci sono 14 bambini, 14 anime innocenti tra i quali due gemellini e un neonato di pochi mesi. I sopravvissuti sono 80, 22 dei quali portati all’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, mentre gli altri sono stati trasferiti al Centro d’accoglienza S. Anna.

Una sessantina, forse, sono dispersi, il loro numero è destinato a scendere e quello dei morti a salire mentre scrutano il mare e scoprono cadaveri i militari della Capitaneria di porto di Crotone, impegnati fino a sera con due motovedette. Su una ci sono i sommozzatori dei vigili del fuoco, sull’altra i rescue swimmer della guardia costiera, mentre in volo si alternano elicotteri dei carabinieri, della guardia di finanza, della stessa guardia costiera.

I disperati sono salpati quattro, forse cinque giorni fa da Izmir, l’antica Smirne, crocevia di traffici di esseri umani. La rotta dell’Egeo la battono da almeno trent’anni organizzazioni transnazionali che lucrano sulla pelle dei migranti. Quell’imbarcazione capovoltasi all’alba era stata avvistata la sera prima, a 40 miglia al largo delle coste crotonesi, da un velivolo del Reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Taranto nell’ambito del programma Frontex.

Le Fiamme gialle di Crotone hanno girato la segnalazione alle altre forze dell’ordine e nonostante il mare grosso sono uscite con una motovedetta affiancata da un pattugliatore del Gruppo aeronavale  ma hanno dovuto fare rientro presto. Allacciati gli ormeggi, le ricerche interforze sono poi proseguite a terra, lungo le direttrici del probabile sbarco. I disperati vengono dall’Afghanistan, dal Pakistan, dalla Somalia, ma tra loro c’è anche un turco fermato perché sospettato di essere uno degli scafisti. Chissà se il suo complice è ancora vivo, ma questo lo chiarirà l’inchiesta già avviata dalla Procura di Crotone; del caso è stato subito informato il pm Pasquale Festa, già al lavoro.

Quando è giunta alla sala operativa dei carabinieri di Crotone una chiamata in un inglese improbabile, il militare di turno è stato lesto a capire che si trattava di un naufragio. Primi ad arrivare sul posto, nella località Foce Tacina, i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Crotone grazie proprio alla segnalazione del loro centralinista, che il colonnello Raffaele Giovinazzo, comandante provinciale dell’Arma, presto insignirà con un encomio.

Perché quel militare «è stato bravissimo a capire che si trattava di una tragedia e se fossimo arrivati più tardi i morti sarebbero stati molti di più», spiega l’ufficiale. I carabinieri si sono gettati in acqua per salvare quante più vite possibili, mentre le onde sbattevano quel legno su cui i passeggeri scampati si adagiavano come potevano e il grosso del carico umano finiva in mare. Davvero impressionanti le prime immagini del naufragio diffuse dalla guardia costiera. La macchina dei soccorsi, coordinata dalla Prefettura di Crotone, si è attivata subito dopo. Dalle 5 i vigili del fuoco hanno impegnato i loro soccorritori acquatici giunti da tutta la regione, muniti anche di aquascooter e quad con operatori specializzati per perlustrare il tratto di mare tra Catanzaro e Crotone. Un cadavere è stato sospinto dal mare mosso sulla riva di Botricello, centro del Catanzarese limitrofo a Steccato di Cutro. Anche i carabinieri e le altre forze dell’ordine hanno attivato tutte le unità disponibili, anche con rinforzi da fuori regione. Un gran da fare per i volontari della Croce rossa, ente gestore del centro d’accoglienza S. Anna, struttura per migranti tra le più grandi d’Europa, per gli operatori del servizio 118 dell’Asp di Crotone, per la Protezione civile. A loro anche il compito di rifocillare e dare coperte ai migranti che avevano negli occhi il terrore. Non se le toglievano di dosso le coperte mentre a bordo di un autobus raggiungevano il Cara.

Si erano appena tolti i vestiti zuppi d’acqua e di carburante dopo aver toccato terra.  Il percorso dalla spiaggia a un cancello, a pochi metri dal fiume – ‘a jumara, come lo chiamano gli abitanti di Steccato – lo hanno disseminato di scarpe, pantaloni, maglie, giubbini, bottigliette d’acqua. Poi, davanti a quel cancello, una vista spettrale. I cadaveri coperti dai teli bianchi, ai quali gli agenti della polizia scientifica della Questura di Crotone non facevano avvicinare nessuno. Il loro numero continuava a salire, fino alle 18, ora in cui le ricerche sono terminate. Il Centro di coordinamento dei soccorsi istituito dalla Prefettura di Crotone resta attivo e vi partecipano attivamente i vertici provinciali delle forze dell’ordine e il sindaco di Cutro, Antonio Ceraso.

Una delle emergenze ora sarà quella di dare degna sepoltura alle vittime del massacro. Il presidente della Provincia di Crotone, Sergio Ferrari, ha fatto appello ai Comuni perché mettano a disposizione dei loculi. Le salme, tutte da identificare, sono state portate nel pomeriggio al Palamilone di Crotone, dove ieri è giunto anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, volato nel pomeriggio in Calabria per prendere parte a un vertice in Prefettura e per compiere un sopralluogo a Steccato, dove sulla spiaggia rimanevano brandelli dell’imbarcazione.

 Steccato è una delle più popolose località balneari della costa jonica. D’inverno, però, la frazione costiera di Cutro si svuota. Ieri si è riempita di morte.

Morti 14 minori, tra loro un neonato

Ci sono anche un neonato di pochi mesi e due gemellini, tra le vittime della strage di Steccato di Cutro. Tra i 59 corpi senza vita contati ieri da volontari e forze dell’ordine, 14 sono di minorenni, nove maschi e cinque femmine. Alcuni però sono scampati al massacro. Grazie all’impegno e alla professionalità delle forze dell’ordine, a cui hanno dato man forte anche volontari. Gente del posto. Tra loro anche i fratelli Antonio e Teodoro Grazioso di Steccato di Cutro, che con la loro jeep hanno aiutato come potevano carabinieri, poliziotti, finanzieri, operatori della Croce rossa, del 118, della Protezione civile.

Dalle 6, attirati dalle pattuglie coi lampeggianti, non hanno esitato un attimo a spendersi per gli ultimi, davanti alle onde che si alzavano e facevano paura e sbattevano quel legno malandato su cui si erano avventurati i profughi. «Uno strazio – dice Teodoro Grazioso, metalmeccanico che lavora a Sellia Marina – mai vista una cosa del genere, sarà difficile dimenticare queste immagini, soprattutto quelle dei bambini restituiti dal mare».

Con loro c’era anche il sindaco di Cutro, Antonio Ceraso. Ne ha viste tante, Ceraso, uno che nella vita ha fatto il comandante della polizia locale e che si è impegnato in politica soltanto dopo essere andato in pensione. Ma quella di ieri mattina è un’ecatombe mai vista. «Scene raccapriccianti – racconta Ceraso – vedere quei cadaveri sulla nostra spiaggia è stato terribile, vedere soprattutto quei bambini che il mare continuava a restituirci sarà qualcosa che rimarrà impresso negli occhi di chi era sul posto. Alcuni bambini volontari e forze dell’ordine sono riusciti a salvarli, ma altri non ce l’hanno fatta. Ne ho visti almeno tre di quei corpicini senza vita». Il numero però continuava a salire.

I militari della Capitaneria di porto di Crotone hanno recuperato, tra le varie vittime, anche una bambina di due, forse tre anni. Ricciolina, coi jeans chiari e gli scarponcini da trekking che magari le sarebbero serviti, se ce l’avesse fatta, a camminare sulla spiaggia di Steccato. Secondo la testimonianza di uno degli operatori della guardia costiera, appena è stata rintracciata hanno provato a rianimarla, ma ormai non c’era più nulla da fare.

Al termine delle ricerche i minorenni deceduti nella tragedia sono 14, ma queste sono soltanto le vittime accertate. Le ricerche proseguiranno oggi.

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