La conferenza stampa a Catanzaro

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CATANZARO – Anni di faida e di tentate scissioni, con gli interessi cruciali nelle estorsioni e nel traffico di droga, ma anche nelle ricettazioni di trattori agricoli. L’operazione “Six Towns” ha permesso di ricostruire gli eventi criminali che hanno caratterizzato il comprensorio a cavallo tra le province di Cosenza e Crotone, facendo scattare un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 36 persone (LEGGI LA NOTIZIA).

I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE E IL POLIZIOTTO “INFEDELE”

L’indagine è stata portata avanti su due filoni investigativi, uno dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone e l’altro della polizia di Stato ed ha interessato le zone di Belvedere Spinello, Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia e Castelsilano in provincia di Crotone, San Giovanni in Fiore nel Cosentino e varie località delle province di Milano, Pavia, Varese e Monza-Brianza.

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Trenta i provvedimenti emessi per le indagini dei carabinieri che hanno coinvolto anche le unità speciali dell’Arma del “Gruppo Operativo Calabria” e dello “Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria” di Vibo Valentia. Altre sei le misure eseguite dalla Polizia di Stato con l’intervento della Squadra Mobile e Divisione Anticrimine di Catanzaro, la collaborazione della Squadra Mobile di Crotone e dei Reparti Prevenzione Crimine Calabria di Vibo Valentia e Cosenza.

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Operazione Sixt Town nel Crotonese

I reati contestati vanno dall’associazione di tipo mafioso (sia in termini di appartenenza organica che di concorso esterno) all’omicidio, quindi anche traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento di latitanti, ricettazione anche di macchine agricole, violazioni in materia di armi.

I provvedimenti sono stati firmati dal gip di Catanzaro Antonio Battaglia ed hanno permesso di colpire il locale di Belvedere Spinello, capace di condizionare le attività criminali in sei località distribuite tra la provincia di Crotone (Belvedere Spinello, Rocca di Neto, Caccuri, Cerenzia e Castelsilano) e Cosenza (San Giovanni in Fiore), contando anche sugli interessi portati avanti da una cosca radicata nella città di Rho, alla periferia nord di Milano. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto, e dal pm Domenico Guarascio, con la supervisione del procuratore capo Nicola Gratteri.

LA LOCALE DI BELVEDERE

 Secondo quanto evidenziato nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Catanzaro, Belvedere Spinello era l’epicentro dell’attività del gruppo capeggiato da Agostino Marrazzo, 53 anni, che si avvaleva dei luogotenenti più fidati del proprio gruppo familiare: il fratello Sabatino Domenico Marrazzo, 59 anni, ed il cugino Giovanni Marrazzo, 60. Tra i “capi” più influenti delle ‘ndrine locali collegate al gruppo ci sono Francesco Rocca e Giovanni Spadafora (S. Giovanni in Fiore) e Saverio Bitonti (Castelsilano). 

GLI OMICIDI E LA SCISSIONE

Le indagini sono state avviate dopo il duplice omicidio di Tommaso Misiano e Gaetano Benincasa, avvenuto a Rocca di Neto il 18 luglio 2008, ma l’operazione ha permesso di ricostruire anche gli omicidi di mafia commessi ai danni di Francesco Iona(1999) e Antonio Silletta (2006). A scatenare la guerra di mafia sarebbe stato il progetto di Quirino Iona di staccarsi dal controllo delle potenti cosche del cirotano.

I REATI CONTESTATI

Rispetto al traffico di stupefacenti, in particolare cocaina, ma anche hashish e marijuana, sono stati accertati traffici che da Olanda, Belgio e Spagna permettevano di fare arrivare la droga nell’hinterland milanese per lo spaccio sul mercato locale, gestito direttamente dalla ‘ndrina di Rho, “succursale” distaccata della “Locale di Belvedere Spinello”.

I reati di estorsione avrebbero invece riguardato diverse aziende presenti sul territorio e sarebbero state tentate anche per inserirsi nelle lavori di estrazione della miniera di “Timpa del Salto”, a Belvedere Spinello, ma anche ai danni di due multinazionali estere specializzate nel ramo petrolifero ed estrattivo. Gli esponenti della ‘ndrangheta avrebbero più volte avvicinato i rispettivi responsabili delle società, con minacce di morte o di danneggiamenti ai mezzi in cantiere, pretendendo il versamento di una percentuale, di circa il 5%, dell’importo degli appalti ottenuti. Ma le estorsioni erano comunque perpetrate su tutto il territorio di “influenza” della “Locale”, che pretendeva in maniera diffusa e sistematica dai singoli imprenditori il pagamento di tangenti in relazione lavori pubblici di cui avessero ottenuto l’appalto o l’esecuzione.

Nel corso delle indagini si sono acquisiti elementi sulle estorsioni nei confronti di imprenditori titolari di strutture commerciali per la grande distribuzione e di un imprenditore edile impegnato nella ristrutturazione di una clinica nel comune di Castelsilano, estorsione fallita per l’emersione di rapporti di contiguità tra la vittima ed esponenti di primo piano della ‘ndrangheta. E’ stata anche dimostrata l’influenza della cosca dei “sangiovannesi” sul territorio del comune silano nella gestione, in via esclusiva e con modalità estorsive, del servizio di security in numerosi locali notturni. Il gruppo criminale avrebbe anche favorito la latitanza di Ugo Vallone, così come avrebbe gestito la ricettazione di diverse macchine agricole rubate in Toscana e portate in Calabria.

Le indagini hanno trovato anche la conferma nelle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, già capo della “locale” di Belvedere Spinello.

SEQUESTRATI TERRENI E SOCIETA’ 

L’operazione ha portato anche al sequestro di beni per un valore complessivo di 7 milioni di euro. In particolare, la Divisione di Polizia Anticrimine di Catanzaro ha sviluppato accertamenti patrimoniali che hanno consentito di verificare che beni riconducibili ad Agostino Marrazzo, Giovanni Marrazzo, Sabatino Domenico Marrazzo e Saverio Gallo, erano in realtà intestati a persone fisiche o giuridiche diverse, con un valore del tutto sproporzionato al reddito dichiarato. Si tratta di diversi beni immobili e mobili registrati, tra cui più di 50 terreni, 26 fabbricati e 8 veicoli, nonché diverse società ed imprese commerciali, per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro.

Per quanto riguarda i terreni, il capo della squadra Mobile di Catanzaro, Nino De Santis, ha evidenziato che si tratta di 650mila metri quadri di terreno agricolo, ma sui quali sorgerebbero alcuni fabbricati su cui si è ora concentrata l’attenzione degli inquirenti. Ulteriori approfondimenti riguarderanno anche le società sequestrate, per comprendere il loro eventuale utilizzo per ottenere finanziamenti pubblici.

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