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Alla vigilia del processo per il naufragio della strage di Steccato di Cutro, i familiari delle vittime e i superstiti diffondono una lettera di dolore e denuncia: «È difficile vivere senza giustizia, con l’ombra di chi è arrivato morto sulle vostre coste»


Il dolore dei sopravvissuti di Cutro torna a gridare giustizia. «Ci avete dimenticati», scrivono i familiari alla vigilia del processo per la strage che, nel febbraio 2023, ha spezzato 94 vite davanti alle coste calabresi.

STRAGE DI CUTRO, IL DOLORE E LA RABBIA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME

Alla vigilia dell’apertura del processo per il naufragio di Steccato di Cutro, le parole dei familiari delle vittime e dei superstiti arrivano come un grido che rompe il silenzio. «È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari che sono arrivati morti sulle vostre coste». Così inizia la lettera diffusa dal collettivo Carovane Migranti, a nome di chi in quella tragica notte del 26 febbraio 2023 ha perso tutto: 94 vite spezzate, tra cui 35 bambini, alcuni di pochi mesi, e un numero ancora imprecisato di dispersi.

IL PROCESSO RINVIATO

Domani, mercoledì 14 gennaio, davanti al tribunale di Crotone, avrebbe dovuto iniziare il processo penale che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Ma l’avvio dell’istruttoria sarà rinviato: motivi tecnici, legati al cambio del collegio giudicante, impediranno di iniziare la fase dibattimentale. L’udienza servirà soltanto a fissare una nuova data.

A TRE ANNI DALLA STRAGE DI CUTRO, FAMILIARI E SUPERSTITI: VI SIETE DIMENTICATI DI NOI


A quasi tre anni dalla tragedia, il dolore resta vivo, acuito – scrivono i familiari – dal «mancato rispetto degli impegni presi dal governo», in particolare sui ricongiungimenti familiari rimasti sulla carta.
«Ci fa più male di tutto – si legge nella lettera – la sensazione che vi siate dimenticati di noi. Passa un anno, poi due e già si avvicina un’altra commemorazione. Alle promesse del vostro primo ministro non sono seguiti fatti concreti. I ricongiungimenti familiari in cui abbiamo creduto e che abbiamo sperato non si sono realizzati».

Le parole non lasciano spazio all’ambiguità: a colpire è il senso di abbandono, la percezione che quella notte di mare agitato, piena di urla e corpi trascinati dalle onde, non abbia insegnato nulla. Eppure, per i superstiti, la speranza di giustizia resta l’unico appiglio: «Vivere giorno per giorno nella speranza che non accada ad altri; vivere nella paura che altri membri delle nostre famiglie non siano costretti ad attraversare il mare per piangere sulle tombe dei propri cari».

NUOVE INIZIATIVE PUBBLICHE

Nella parte finale della lettera, i superstiti annunciano nuove iniziative pubbliche. Vogliono tornare in Italia, nei luoghi delle promesse non mantenute, per chiedere alla politica di non dimenticare. «Con le unghie e con i denti, con l’amore per la verità – scrivono – faremo in modo di tornare a Roma nei luoghi delle promesse infrante. Torneremo nel vostro Paese per guardarvi negli occhi e chiedervi: perché vi siete dimenticati di noi?».

Un ritorno simbolico e carico di significato, verso il prossimo 26 febbraio, anniversario del naufragio di Cutro. «Vogliamo tornare – si legge ancora – e non sentirci soli nella notte di Steccato, in balia di un mare di promesse e lacrime che, ormai per il terzo anno consecutivo, non porteranno a nulla».

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