Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini
3 minuti per la letturaIl numero uno degli industriali italiani Emanuele Orsini: «Sulle rinnovabili 4mila richieste di concessione ferme in tutta Italia, Sardegna e Calabria le regioni più indietro»
«La Calabria non sta facendo i compiti a casa». Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, intervenendo a Sky Tg24 Live In, riaccende il dibattito sulle energie rinnovabili e le concessioni in attesa di risposta. Il tema è il caro energia, che pesa molto più sull’Italia rispetto ad altri Paesi europei. «In Spagna l’energia costa 40 euro/MWh, in Italia si arriva a 160 euro. L’energia è uno dei grandi problemi della competitività del Paese, che non nasce oggi, ma dalle decisioni del passato. Certo, il nucleare è da incentivare (la Spagna ricava dal nucleare il 18/19% della sua produzione di energia e circa il 55% dalle rinnovabili, ndr), ma serviranno dieci anni per arrivare a una tecnologia.
Dobbiamo dirci le cose come sono. Oggi mancano da mettere a terra 4.000 concessioni sulla parte delle rinnovabili. E questo non è un problema di governo, è un problema che impatta sulle regioni. Noi ci siamo posti un obiettivo – ha detto Orsini – di andare regione per regione e capire come mai quelle concessioni sono bloccate. Perché è ovvio che non possiamo pensare di avere un costo che vale 3 o 4 volte rispetto agli altri Paesi».
Confindustria è andata ad analizzare i dati, regione per regione. E indica quelle che dovrebbero, a suo avviso, fare di più. La prima regione che oggi non sta facendo i compiti a casa è la Sardegna, la seconda è la Calabria – ha detto il numero uno di Confindustria – Abbiamo diverse regioni che si devono mettere, e ci devono mettere, nelle condizioni di essere competitivi».
Il ritardo della Calabria, di cui parla Orsini, fa riferimento ai target assegnati alle regioni dal decreto ministeriale sulle Aree idonee. Alla Calabria si chiede di raggiungere circa 3,17 gigawatt di nuova capacità da fonti rinnovabili entro il 2030, seguendo una scansione di obiettivi intermedi (per il 2026, ad esempio, il target è 1,2 gigawatt, per il 2027 è 1,6). Diverse regioni risultano indietro sulla tabella di marcia: la prima è la Sardegna che deve recuperare un ritardo di 461 megawatt, la seconda, appunto, la Calabria che si attesta a -383 megawatt (dati Terna aggiornati al 31 marzo ed elaborati dal Sole24Ore). A fronte, però, di questo gap rispetto al cronoprogramma previsto dal Governo sulle rinnovabili, le richieste di concessioni presentate in Calabria coprono e superano il target assegnato alla Regione: solo per l’eolico parliamo di oltre 150 progetti, che “valgono” 13 gigawatt.
Tuttavia una lettura che scarichi tutta la responsabilità dello stallo sulle regioni rischia di essere semplicistica. Gli iter sono costellati di autorizzazioni ambientali, valutazioni paesaggistiche, ricorsi amministrativi, limiti infrastrutturali della rete e opposizioni territoriali. Lo «shock autorizzativo» auspicato dal ministro dell’Industria Adolfo Urso nello stesso evento Sky (via libera a tutte le concessioni «entro tre mesi») appare poco praticabile.
«Il tema vero è la pianificazione» ha detto nelle scorse ore Alessandra Todde, governatrice della Sardegna. Che ha ricordato di avere su alcuni progetti pareri negativi della Sovrintendenza. «Non posso certo andare lì e dire “fate”» ha commentato, partecipando a un convegno con lo stesso Orsini.
E la Calabria? Nel programma elettorale con cui si è presentato, il presidente Occhiuto sull’eolico predicava cautela. «Più rinnovabili, ma meno pale» la sintesi. L’aggiornamento del piano regionale, si leggeva nel programma, «terrà conto dell’esigenza di definire con chiarezza le aree non idonee come i paesaggi protetti, le zone di valore naturalistico o culturale, le aree agricole di pregio e le aree turistiche». Altro che «shock autorizzativo».
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