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Mario Oliverio

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«Caro Enrico ti scrivo…». Due lettere aperte contro Enrico Letta. Una la scrive l’ex governatore dem, Mario Oliverio, l’altra il candidato governatore, Luigi de Magistris.

Entrambe indirizzate al segretario nazionale del Pd, il giorno della sua prima visita in Calabria.

L’atterraggio di Letta in terra calabra, evidentemente, non ha sortito l’effetto riunificatore sperato ed il centrosinistra continua a rimanere disgregato, anche di fronte alla candidatura della scienziata Amalia Bruni.

Prima, la notizia del consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea che, in concomitanza con l’arrivo di Letta, ha annunciato di lasciare il Partito democratico, per ricandidarsi nella coalizione capeggiata da de Magistris (LEGGI). Poi, a distanza di qualche ora, giunge la stoccata di Oliverio, che prende ancor più le distanze dal Partito democratico e dalla linea seguita dal Nazzareno, in vista delle elezioni regionali calabresi.

«Ascoltando Enrico Letta nel corso della conferenza stampa di questa mattina a Lamezia Terme – dichiara Oliverio – sorge spontanea la domanda se il segretario nazionale del Pd fosse correttamente informato sulla situazione calabrese ed in particolare sul percorso seguito per la scelta dei candidati (numerosi) sottoposti a casting per la proposta a Presidente della Regione. Conoscendo la correttezza di Letta devo desumere che non sia così. Alla domanda sul perché in Calabria, a differenza di Roma, Torino, Bologna, non sia stato consentito lo svolgimento delle primarie per la scelta del candidato Presidente, Letta ha, infatti, risposto che “le primarie potessero essere uno strumento anche qui in Calabria” ma “qui i gruppi dirigenti locali hanno deciso che fosse più giusto e utile un percorso di ascolto…” Caro Enrico, devi sapere che in Calabria non sono state consentite le primarie e non vi è stato nessun percorso di ascolto. Ciononostante – precisa l’ex presidente della Regione – le nostre reiterate richieste, purtroppo, incomprensibilmente rimaste inascoltate. La verità che qui, a differenza di Roma, Bologna, Torino ed il resto del Paese, è stata cancellata ogni forma di partecipazione democratica e le candidature sono state calate di imperio sulla testa della comunità dei democratici calabresi e delle forze del centrosinistra. Un metodo che non solo contraddice la volontà politica da te anche oggi riproposta sul valore delle primarie ma costituisce un grave elemento di rottura con il popolo del centrosinistra e con le istanze di partecipazione e di autogoverno a cui hanno diritto anche i calabresi».

«Un metodo – prosegue – che ha generato una profonda sofferenza nel nostro campo e che costituisce un fattore di oggettiva divaricazione, divisione, allontanamento e lacerazione. Un contesto grave con precise e ben individuate responsabilità politiche a cui, come ben si può comprendere, non è sufficiente il semplice richiamo “al pericolo delle destre” come dimostrato anche nelle ultime elezioni regionali calabresi.

«Proprio questa linea, figlia dell’assenza di un progetto politico sostenuto da una larga partecipazione e da una vera coalizione, costituisce anzi il viatico per riconsegnare la Regione al centrodestra di Salvini-Occhiuto-Spirlì. Sarebbe stato auspicabile – conclude Oliverio – che la presenza in Calabria di Letta venisse utilizzata per ascoltare tutti a partire dai Sindaci e dagli amministratori locali, dai circoli e dalle diverse espressioni partecipate di cui è ricco il territorio calabrese, al fine di operare le necessarie correzioni e per riconnettere il Pd con il suo popolo e la società calabrese».

Il segretario Pd Attaccato anche da De Magistris

Letta viene attaccato anche dall’ex pm, Luigi De Magistris – oggi candidato in Calabria, che risponde ad alcune affermazioni pronunciate dal segretario dem, durante la conferenza stampa a sostegno di Amalia Bruni.

«Caro Enrico – scrive de Magistris – per vincere non bisogna solo sconfiggere il disastro Spirlì ma anche il disastro che i vertici del tuo partito hanno causato in Calabria. Le calabresi e i calabresi sono stanchi di politici romani che non hanno mai fatto nulla per questa terra meravigliosa ma sofferente e sono stanchi di chi ha già governato facendo disastri. Ho lavorato per anni in Calabria in prima linea e so da che parte è stata la politica romana, certo non dalla parte della questione morale e del popolo. L’unica opzione per vincere e cambiare è la nostra coalizione – rimarca l’ex pm – in cui tante donne ed uomini del tuo partito si stanno avvicinando, in cui non ci sono feudi e feudatari, o foglie di fico, ma donne e uomini che con onestà, competenza, libertà e coraggio si stanno impegnando veramente per ridare i diritti ad una Calabria violentata da una politica di cui le persone perbene non si fidano più».

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